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V per VendettaV for Vendetta - 2h 12'
Regia: James McTeigue I grandi registi inventano cinema. I Wachowski inventano generi. In questo delirio frulla-stili tratto dal fumetto capolavoro di Alan Moore e David
Lloyd (1989), si assiste alla forse irreversibile fusione di feuiletton ottocentesco, fantascienza apocalittica novecentesca, cappa e spada anni ’50, fumetto anni ’80."V" è la Vendetta, è la cifra romana sulla porta di un carcere, è lo sfregio di una spada, è una scritta rossa sul muro (come nel vecchio telefilm Visitors); è, tra l’altro, anche un grande romanzo di Thomas Pynchon. Ma "V" è soprattutto il vendicatore mascherato definitivo, anarco-rivoluzionario avverso a una dittatura criminale, squilibrato compendio di trecento anni di immaginario avventuroso. Spadaccino tanto infallibile, quanto ciarliero e irriverente (linea Zorro-D’Artagnan-Cyrano), Tanto elegante, quanto impietoso (linea Fantomas-James Bond). Visionario messianico, ma allo stesso tempo malato di nichilismo (linea Dottor Destino-Goblin). Si nasconde dietro la maschera di Guy Fawkes, il sovversivo che nel 1605 tentò di far esplodere il Parlamento inglese. Amante della poesia e delle arti, il suo covo segreto è un trionfo di modernariato wendersiano (il juke-box) e museo impossibile (tele di Mantegna e Van Eyck). Un passato di traumatica prigionia (linea Conte di Montecristo-Jean Valjean) lo ha trasformato in misantropo incupito e crudele (linea Batman-Hulk). Ma il tempo non passa invano, e il nuovo millennio (linea Bruce Lee-Matrix) lo ha anche reso formidabile karateka acrobatico. Il mondo che "V" non ha scelto ma nel quale è costretto a vivere è un Inghilterra/Mondo (linea Orwell-Bradbury-Dick) che condensa il peggio di Italia (il controllo populista della televisione), Germania (manipolazioni genetiche para-naziste), Francia (il Terrore post-Rivoluzionario), Argentina (celle di tortura che sembrano riprese da Garage Olimpo), dove potere religioso e politico sono dominati da un Gran Cancelliere che con geniale scelta di cast ha il ghigno truce di John Hurt, l’uomo qualunque di 1984. Ma a livello strutturale, V per Vendetta è soprattutto una palese variante di Matrix, dove "V" è il nuovo Morpheus (interpretato proprio dal suo mortale nemico Hugo Weaving/Mr. Smith) che spinge Evey/Neo ad aprire gli occhi sul deserto del reale. E allo stesso tempo, Natalie Portman è ancora la ragazzina in cerca di un Leòn per il quale assaporare fascino e terrore. Come si vede, un calderone pop impegnativo e senza vergogna, che però l’esordiente McTeigue padroneggia a fatica. L’alternanza tra scenografie contemporanee e immaginario
ottocentesco si consuma in modo irrisolto, senza alcun progetto visuale. Il ritmo cala e si annacqua in prolisse delucidazioni: in molti fumetti d’autore, l’abbondanza di
parole svolge spesso una funzione puramente spaziale, atta a riempire un’unica grande vignetta nella quale sono condensate una molteplicità di azioni; ma quando la stessa
tecnica viene applicata al cinema, si trasforma in un torrente di chiacchiere. Così, nonostante il micidiale congegno narrativo di ribaltamenti e incastri ereditato da Moore/Lloyd,
l’insieme non ha la stessa ludica fluidità che avvinceva nell’analogo Sin City.Fossimo in una rubrica de "l’Espresso", ora sarebbe da chiedersi: "V è di destra o di sinistra?". Di certo la filosofia e la condotta di V scaturiscono da motivazioni prettamente personali (non generalizzabili ad un classe o ad un ceto sociale), e soltanto ad un secondo livello assumono una connotazione politica. La posizione è dunque ambigua: sebbene gli ideali predicati da V siano di sinistra, l’irrazionalismo dei suoi metodi (il terrorismo generalizzato, la tortura a fini "didattici") sono chiaramente di destra. Non basta un regime fascista, per rendere progressisti tutti i suoi nemici. Comunque sia, raramente si erano visti al cinema (e in un film dichiaratamente per ragazzini) termini come "vendetta", "rivoluzione", "attentato", in un’accezione inequivocabilmente positiva. Il finale di questo stranissimo romanzo storico cela un’inquietante apologia del terrorismo. Una morale che può essere condannabile finché si vuole, ma per un pubblico rincretinito a flebo di final destination si tratta di uno shock salutare e sacrosanto. Sotto le tonnellate di manierismo da videogioco sparse dai Wachowski, V per Vendetta mantiene una sincerità di fondo che lo rende simpatico. E come ogni genuina follia del cinema, crescerà nel tempo. © 2006 reVision, Dante Albanesi |
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