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Cast Away

2h 23'

Regia: Robert Zemeckis



Chuck Noland (Tom Hanks) è un efficiente ingegnere logistico del corriere espresso Federal Express. La sua casa il mondo. Ossessionato dal tempo, dall’efficienza, dalle ore, dai minuti, dai secondi, Chuck gira l’intero globo organizzando sezioni remote della famosa compagnia di corriere espresso. Chuck ha anche una casa reale, una fidanzata reale di nome Kelly (Helen Hunt). Ma tutta la sua vita normale è subordinata al lavoro. Un malato di super lavoro, individuo super efficiente, pronto a partire per la sua missione nel mezzo della notte. A Natale, capodanno o magari nel giorno della laurea della sua eterna fidanzata. Un mondo à la FedEx.
Durante uno dei suoi innumerevoli tragitti aerei ecco l’imprevisto. Uno scoppio a bordo del veivolo durante una furiosa tempesta tropicale. Migliaia di chilometri lontano dalla rotta assegnatagli, l’aeroplano è costretto ad un ammaraggio di fortuna. Chuck è l’unico sopravvissuto. Per sua fortuna riesce ad approdare, trasportato dalla corrente, ad un isolotto tropicale. Pochi metri quadrati di terra inospitale, circondati dal mare e dalla barriera corallina. Unico essere vivente del suo nuovo mondo, ad esclusione dei pesci che nuotano nel mare limpido, l’efficiente impiegato è costretto a rivedere la gerarchia delle sue priorità. Regredito in pochi attimi all’età della pietra, lontano da ogni comodità del mondo moderno, non sarà facile per il giovane naufrago sopravvivere a questa terribile esperienza.

Cast Away è un film sullo spazio, sul tempo e soprattutto sul corpo. Tutti elementi legati da un sottile filo rosso.
Lo spazio. Nel mondo à la FedEx lo spazio è una variabile immutabile. Il mondo è percorso da invisibili linee che mettono in contatto tutti i punti della terra, anche quelli più remoti. La Federal Express come McDonald. Il simbolo della globalizzazione, dell’apparente annullamento delle distanze fisiche. In ogni angolo del mondo è possibile inviare un pacco postale. Stesse scatole, stesse buste, medesimo imballo. Una bella sicurezza. Lo spazio e il tempo.
Il tempo. Pur nella sua immutabilità, il tempo è il vero nemico da combattere. Andare sempre più veloci, essere sempre più efficienti, ventiquattro ore al giorno, è l’unico modo per creare l’illusione dell’annullamento delle distanze fisiche. E’ una questione matematica. Restando invariata per il momento la distanza fisica, è necessario diminuire il tempo per aumentare la velocità. Stessi chilometri ma in un tempo nettamente inferiore. E’ questo il nuovo Eldorado.
Chuck Noland è l’epitome dell’uomo (post)moderno. Costantemente in movimento, intrappolato dalla barriera fisica della distanza, in perenne lotta contro il tempo. La velocità è sinonimo di successo, ricchezza. Belle macchine, una bella fidanzata, una casa accogliente. Chi si ferma è perduto.
L’isola solitaria è il contrappasso del mondo moderno. Pochi metri quadrati, uno spazio limitatissimo. Un enorme lasso di tempo da trascorre sull’isola. Più di quattro lunghi anni da vivere in un punto a mala pena segnato dalle cartine. Un nulla all’interno di un grande vuoto come l’oceano. Ecco invertiti gli elementi dell’espressione algebrica. Dalla velocità scaturisce la lentezza. Il tempo dilatato a dismisura. Un tempo sospeso e misurato come accadeva all’uomo primitivo. Non più giorni, settimane, mesi e anni, ma fenomeni atmosferici. Vento e pioggia. Due linee tracciate a mano che si intersecano su una roccia. Un tempo dilatato a dismisura anche nel profilmico. Riprese durate ben sedici mesi con una sospensione di circa un anno per dar modo a Tom Hanks di perdere circa venticinque chili e renderlo credibile nella parte di naufrago, da anni abbandonato su di un’isola deserta. Il tempo e il corpo.

Il corpo. Cast Away si apre con una strana soggettiva di un pacco postale. Trasportato sotto un braccio, caricato su di un furgone, poi ancora a mano, è il pacco postale il soggetto dello sguardo. Il mondo che lo circonda è l’oggetto del suo vedere. Il soggetto è un oggetto inanimato.
E’ sull’isola che il protagonista prende coscienza della sua corporeità fisica. Nel mondo à la FedEx non ha neppure il tempo e la voglia per curarsi un fastidioso mal di denti. Sull’isola l’estrazione del dente è una questione di vita o di morte. La sensazione del dolore fisico, di un corpo ferito, lacerato, abbandonato, porta nuovamente ad uno stravolgimento delle priorità. Da un mondo oggetto centrico, che ruota attorno agli oggetti inanimati, si passa ad un mondo antropocentrico, all’interno del quale l’uomo ha nuovamente assunto il ruolo di elemento cardine. Per fare ciò, per regredire a questo stato primordiale, è necessario lo sdoppiamento del protagonista. Da una parte Chuck, il corpo, le braccia, la forza fisica, il dolore e l’istinto. Il linguaggio del corpo come unica forma di comunicazione primitiva ma sincera. Dall’altra il suo amico immaginario Wilson, un pallone da pallavolo. Una testa pensante, un volto disegnato con il sangue, la coscienza, il linguaggio parlato come mezzo di comunicazione. La natura e la cultura scisse in due diversi contenitori. Un corpo umano e un pallone di plastica. Solo dopo la definitiva perdita di Wilson, ed una piena presa di coscienza del sé come corpo, Chuck potrà essere portato in salvo.
Cast Away si chiude con una soggettiva di Chuck fermo ad un bivio stradale, libero di non decidere dove andare. Prima Chuck guarda (soggetto) poi viene guardato (oggetto) dalla macchina da presa. Infine è lui stesso a guardare, sornione, in macchina ristabilendo in questo modo la piena centralità del corpo umano come soggetto e oggetto dello sguardo.

© 2001 reVision, Fabrizio Pirovano



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