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DVD



Un Tranquillo Weekend Di Paura



Ci sono film che lo spettatore ricorda meno per i fatti che vi si narrano che per una precisa atmosfera, cui concorrono senza dubbio la situazione e lo sviluppo narrativo, ma soprattutto certi accorgimenti espressivi che trasfigurano i gesti, i suoni, i volti. Ricordare Un Tranquillo Weekend Di Paura, per esempio, implica una sensazione di insicurezza, di estraneità rispetto ai luoghi, di terrore della natura: la stessa sensazione che si rapprende sul fondo della memoria del lettore di Simenon, avvezzo al confronto con pagine che disegnano un ambiente crudele in sé, e infido.
Il film di Boorman, che racconta di come l'esperienza dell'avventura possa pericolosamente esulare dai confini dell'escursione per turisti, possiede tutte le qualità che si riconoscono al regista di Excalibur, Zardoz, La Foresta Di Smeraldo, Oltre Rangoon: specie quella che il critico Lorenzo Esposito definisce in un recente profilo di Boorman "dell'istintivo e originale montaggio en-plein-air". Aggiungiamo che la scena in cui Jon Voight esita ad uccidere il cervo anticipa l'episodio analogo de Il Cacciatore, e che Boorman non ha niente da invidiare a Cimino in termini di visionarietà e profondità di pensiero. Detto che l'edizione digitale curata dalla Warner gode di un trasferimento ineccepibile, non resta che consigliarne caldamente la visione, in particolare a tutti coloro che hanno conosciuto il film in televisione, sacrificato nel formato (che è un cinemascope corrispondente al formato 16:9) e nell'integrità (per i numerosi tagli della censura).



Goldfinger



Arriva insieme alla serie dedicata a Sergio Leone un'altra collezione "per fans": è quella di James Bond. La MGM ha finora riproposto nell'edizione digitale i primi cinque episodi della saga (che sono tradizionalmente i più amati); il lavoro di trasferimento è stato mediamente buono, e possiamo dire che un Bond così non l'avevamo mai visto, mentre la raccolta di materiale documentario è stata addirittura eccellente: l'offerta di extra include numerose interviste (a registi, sceneggiatori, Bond-girl, e naturalmente a Sean Connery), trailer televisivi dell'epoca, eccezionali backstage, commenti audio delle scene di culto realizzati dai protagonisti. L'edizione italiana presenta un'attenta cura dei sottotitoli nella nostra lingua; l'audio è in mono (come l'originale), ed è presentato in Dolby Digital 2.0, con grande risalto per le meravigliose colonne musicali di John Barry.
Nel rivedere queste popolarissime storie di spionaggio ci si accorge della fragilità di intrecci e personaggi, e ci si scopre a sorridere dei marchingegni che questi film mettono in mostra con malcelato orgoglio: questo il limite della visione, oggi. Allo stesso tempo, però, non si può ignorare la quantità di cinema autentico che tiene insieme le avventure strampalate di Bond; il prologo di Goldfinger (un clamoroso dolly a scendere di marca wellesiana, tre minuti senza parole e una chiusura incendiaria), i suoi titoli di testa con la celebre canzone e le immagini che scorrono sulla pelle dorata di Shirley Eaton, il susseguente gioco di binocolo nella piscina dell'hotel (quasi a simulare l'incrocio di sguardi in un teatro all'italiana) sono altrettanti momenti di eccellenza, con un posto nella storia del cinema popolare (anzi, del cinema tout court).



Giù La Testa



Aperto da un celebre passo del "Libretto rosso", Giù La Testa di Sergio Leone è probabilmente l'episodio meno amato nella filmografia di un regista verso il quale i cultori esibiscono da sempre un vero fanatismo: ma poiché il fan ha notoriamente la vista corta, l'esercizio consigliato è quello di guardare Giù La Testa in edizione digitale mettendo da parte il bagaglio di aforismi della trilogia del dollaro, e provando quasi a "dimenticare" Leone. Quel che resta è un film straordinario, dallo stile imponente: tempi e spazi dilatati all'inverosimile, esplosioni liberatorie alla Zabriskie Point, e brani di virtuosismo tecnico e linguistico. La vicenda del peon Juan e del fiero irlandese Sean, parabola dell'amicizia virile, offre immagini sempre sul punto di debordare dallo schermo, con abbondanza di segni-Leone (zoom, profondità di campo). La cura del flashback così come le soluzioni della colonna musicale sono gli indizi di un commiato dal genere western, ed anticipano la sostanza dell'ultima opera del regista, C'Era Una Volta In America.
Bisogna dire che il dischetto della CVC è ben realizzato, con l'audio nella versione 5.1 del Dolby Surround che consente di apprezzare la maestria di Leone nel disporre i suoni nello spazio filmico; anche l'immagine, come si può notare nelle scene meno luminose, conserva le caratteristiche dell'originale. E' un peccato che al film i curatori del DVD non abbiano avuto di meglio da affiancare che un piccolo brano di documentario su Leone (chiaramente "ripescato" per l'occasione), e che i profili degli attori siano scritti con superficialità inaudita: la filmografia selezionata di James Coburn non cita Affliction di Schrader, e l'informazione sulla causa di morte di coloro che non ci sono più è quanto meno fuori luogo in una scheda di questo tipo.



Out Of Sight



L'uscita in DVD di Out Of Sight (quasi ignorato dal pubblico italiano, nonostante la partecipazione delle star George Clooney e Jennifer Lopez) è l'occasione per ribadire la grande qualità di un film che solo apparentemente rimastica il cinema di Quentin Tarantino, mentre in realtà ne recupera il materiale di partenza (sia che Out Of Sight sono adattamenti delle opere del grande giallista Elmore Leonard) per impostare una ricerca formale senza dubbio differente. Il tema è quello dell'amore impossibile tra un rapinatore ed una donna-sceriffo, e il dato essenziale della struttura narrativa è il sovvertimento del tempo lineare, per cui si mescolano passato, presente e futuro della diegesi; in questo senso Steven Soderbergh è regista innovativo (si veda il recente L'Inglese, vero e proprio trattato di montaggio) ed è interessante vedere nello sviluppo di un intreccio consueto, un lavoro autonomo sulle immagini. Molto buona la qualità del dischetto, che consente di apprezzare una fotografia sapientemente variata in relazione agli spostamenti geografici dei personaggi (i colori di Miami, il grigio di Detroit); nel menu interattivo, un'intervista a Soderbergh e allo sceneggiatore Scott Frank, oltre ad una scelta delle scene eliminate al montaggio.



Il Corvo



Fra i film di culto del decennio, con tutte le imperfezioni tipiche dei feticci cinematografici, Il Corvo è stato forse il più caro ai teen-ager, che per fortuna non sono stati "derubati" dell'oggetto adorato dalla critica engagé (quella che ha pontificato sul caso Scream, per intenderci). E' stato il consumo seriale, semmai, a togliere l'alone del mito al primo, maledetto Corvo: né il seguito con Vincent Perez, né la seconda regia di Alex Proyas hanno sfiorato certe delizie quasi inconsapevoli che erano nel film del 1994. L'ingenuità delle soggettive in volo, la selezione cromatica al servizio del nero, l'efficacia di alcuni raccordi sono le qualità che si ritrovano intatte alla nuova visione (in digitale) de Il Corvo: l'edizione italiana (della Medusa) è di buona fattura, con l'audio in Dolby Surround e la possibilità di ascoltare la lingua originale seguendo il sottotitolo nella nostra lingua. La colonna musicale si giova della grande qualità del suono ed offre Cure, Rage Against The Machine, Henry Rollins, Nine Inch Nails. Nei contenuti speciali ci sono interviste a Proyas e a tutto il cast; la chicca per i "cultori" è l'ultima intervista a Brandon Lee, morto durante le riprese del film. Sembra, a dirla tutta, che tra Il Corvo e il suo mito abbia avuto vita più lunga il primo: rivediamolo.



Rollerball



Oggetto, all'epoca della sua uscita, di un dibattito angusto sull'ideologia reazionaria che ne sarebbe alla base, Rollerball è un film che va rivisto e ripensato, per il suo essere spartiacque di tutto un decennio di cinema americano, dopo Arancia Meccanica, prima de Il Cacciatore. L'edizione digitale della MGM è tecnicamente perfetta, ed inaugura una pratica che speriamo sia imitata da molti: nel menu è contenuta un'opzione che consente di vedere il film con il commento (registrato nel 1997) del regista Norman Jewison, capace di entrare in ogni singolo dettaglio di sceneggiatura e di ripresa. Può essere che lo spettatore europeo non tenga in gran conto l'opera diseguale e discontinua di questo cineasta; ebbene, in corrispondenza con l'uscita in DVD di altri suoi titoli (Il Violinista Sul Tetto del 1971, Stregata Dalla Luna del 1987) e senza dimenticare il recente Hurricane che ne riassume pregi e difetti, è giunto il momento di dare a Jewison (e a Rollerball) il giusto peso nella storia del cinema.

© 2001 reVision, Luca Bandirali



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