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Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou

The Life Aquatic with Steve Zissou - 1h 58'

Regia: Wes Anderson



Il cinema di Wes Anderson ci dimostra come le immagini cinematografiche possano essere creativa elaborazione intellettuale. In modo forte, eversivo, paradossale, ma necessario. Il cinema contemporaneo che ha spappolato le coordinate dei generi, che ha polverizzato ogni possibilità di narrazione senza più il sospetto del semplice artificio, con Anderson ritorna su se stesso, il cinema non può mettere in scena che alcuni pensieri su qualcosa, non le storie, ma le idee sulle storie o meglio quel che resta sulle storie che già conosciamo. Si avvita dentro le periferie schizoidi del disegno, o del cartoon, o della cronaca giornalistica. Come aveva fatto Orson Welles con La Guerra dei Mondi. Fantascienza e cronaca radiofonica, ma era tutta una burla. La differenza è che l’artificio è messo chiaramente in scena. Il dispositivo si limita a comunicare la deformazione di una scena che non è più oggetto da conoscere, semmai punto di riflessione, messa in abisso continua, incessante richiamo parodico.

Così il cinema di Anderson (magari inconsapevolmente), annichilendo perfino le distanze tra passato presente e futuro - basti notare la pantagruelica ossessione musicale che si diegetizza in modo magnifico con la figura portoghese di Pelé/Joau Sergiu - rappresenta un presente articolato su alcune percezioni ingannevoli perché residuali, sempre altro rispetto al significato presupposto dell’immagine. Anderson non elabora soltanto un testo parodico, che secondo la riformulazione genettiana diventa un ipertesto (rispetto all’ipotesto parodizzato), ma cataloga criticamente gli oggetti, dal punto di vista della civiltà umana. Lo squalo giaguaro, i cavallucci marini, i delfini guardiani, i granchi caramellati, i fragolini fluorescenti e tutte le altre creature surreali costruite da Henry Selick usando la vecchia tecnica di animazione stop-motion, diventano i gingilli di un’umanità infinitamente ingloriosa.

Le avventure dell’ennesimo naturalista alla Jacques Cousteau si trasformano in irritanti, per la loro oggettiva vacuità e vanità, ideologie della Scienza. I laboratori e le attrezzature ultratecnologiche per questo rimandano al grado zero del progresso umano, per l’immaginario da bric-à-brac, per quella coltre retrò così caratteristica delle opere di Anderson. Per questo i personaggi devono continuamente sopportare i black out: simulazione di un contrattempo alla quale ogni macchina è soggetta, ma segno inequivocabile di assoluta precarietà. L’uomo è insomma rigettato nella sua semplice presenza nel mondo, una presenza misteriosa insondabile, ma che si figura come estenuante pantomima di marionette. L’assurda pretesa da parte umana di conoscere se stesso e il mondo è grottesca, così come l’impresa, la grande avventura acquatica del grande naturalista è un teatrino, una farsa alla quale si crede come al più evanescente dei nostri sogni. Per fiducia o per fede, o per semplice speranza ci sarà sempre bisogno di uno spericolato alpinista (si potrebbero proiettare in sovrimpressione le immagini serie de La Morte Sospesa - Touching the Void e Steve Zissou per capire che tra le due opere non ci sono differenze di senso) o di un formidabile navigatore (o The Aviator tanto per citare un altro caso cinematografico recente). Per fortuna Anderson ci fa vedere tutto dal basso secondo la buona tradizione parodica, ed è un sollievo.

Anche la mdp fa parte della serie fatiscente di congegni atti a non "conoscere" il mondo. Non casualmente la morte del miglior amico di Zissou, Esteban (cameo di Seymour Cassel), sfugge all’occhio della telecamera, non è documentata per l’ennesima defaillance tecnica. Lo sguardo della mdp è moltiplicato tra immaginario, fantasia pervasiva, dimensione molto più forte rispetto a tutto il resto, e infine parola demenziale che solo a volte può funzionare per la comunicazione tra persone e la demenzialità della parola sembra l’effetto della sostanziale incomunicabilità. Tra le varie citazioni Anderson ingloba almeno tre o quattro generi cinematografici. Se I Tenenbaum giocava molto sul melo, Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou frullano il genere avventuroso, la commedia, il melodramma, il documentario. Un pastiche che costringe i corpi attoriali ad un vero e proprio tour de force per creare maschere e smorfie sempre al di sopra delle necessità narrative. Per ritrovare ancora più ambigui e irrisolti di prima i volti di Murray, Blanchett, Goldblum, Huston, Dafoe...

© 2005 reVision, Andrea Caramanna