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Z La Formica

Antz - 1h 23'



La famosa skyline di Manhattan riempie il cielo albeggiante. Ecco apparire il sole. Come per miracolo le sagome dei grattacieli si rivelano essere in realtà silhouette di fili d'erba. Poi d'improvviso una discesa vertiginosa verso il basso. Non una società di uomini ma la società delle formiche, non grattacieli ma un enorme formicaio. Con questa immagine, con questo irresistibile movimento della macchina da presa verso il basso si apre Z La Formica. Frutto prediletto della più sofisticata tecnologia della computer graphics 3 D (evoluzione di quella che già aveva generato in passato Toys), la nuova produzione animata della DreamWorks (Katzenberg/Geffen/Spielberg) segna un ulteriore passo avanti come tematiche e come sfruttamento del medium rispetto al recente Il Principe D'Egitto. Per ciò che riguarda l'aspetto tecnico del film una visita "dietro le quinte" al sito ufficiale del film (www.pepsi.com/antz) può dare una idea dell'enorme mole di lavoro e dei complessi meccanismi creativi che sottendono ad una operazione come quella qui in esame. Gli aspetti prettamente cinematografici offrono in questo caso sufficienti prospettive d'osservazione e spunti critici.

La storia è molto semplice. Z (in versione originale la voce è di Woody Allen) è una formica operaia che svolge la sua attività lavorativa quotidiana per il bene e la prosperità della colonia. Nella rigida scala sociale che forma la piramide della colonia le formiche operaie occupano il posto più basso. Appena sopra di loro vi sono le formiche guerriere, corpo a cui appartiene il più grande amico di Z, Weaver (doppiato da Sylvester Stallone). A comandare lo sterminato gruppo di lavoratori e soldati stanno i generali, tra i quali spicca il "cattivo" Generale Mandibola (Gene Hackman). Sopra di essi vi è la formica regina (Anne Bancroft), la cui figlia Bala (Sharon Stone) è la promessa sposa di Mandibola. Un giorno Bala decide di scendere a ballare nei bassifondi della colonia dove incontra Z che si innamora perdutamente di lei. Per rivedere la sua amata principessa Z scambia il suo ruolo di operaio con quello da soldato di Weaver, dando inizio a tutta una serie di avventure e malintesi che costituiscono la trama del film. E' inutile raccontare tutta la trama del film. Sufficiente è sapere che la parabola ascendente di Z lo trasformerà da semplice e complessata formica operaia in vero e proprio eroe del formicaio. Un rito di passaggio che lo traghetterà da semplice numero (Z - 4195) nella massa uniforme e anamorfica delle formiche fino ad assumere uno status di vero e proprio individuo pensante (Z) all'interno della società degli insetti.

In questo motivo di fondo è facile riconoscere quello scontro mitico che è elemento costituente della società americana fin dalla sua nascita: lo lotta tra società e individuo. Un motivo che il cinema statunitense ha da subito fatto suo e che ha ben rappresentato in diversi generi cinematografici come il western e il noir. Nulla di nuovo, quindi, ad Ovest del formicaio. Nulla di nuovo neppure nella materia narrata. Z La Formica è un tipico esempio di film situazionalmente transgenerico. Cioè di veicolo narrativo che prende a prestito vari topoi appartenenti a diversi generi cinematografici, per poi aggregarli utilizzando come collante una idea di fondo riassuntiva. In questo caso particolare l'idea unificante è quella già citata della lotta tra individuo e società, tra la massa facilmente controllabile e l'unità singola pensante. Risulta così essere piuttosto facile riconoscere all'interno del film tutta una serie di citazioni cinefile, di scene e simboli rubati ad altri film. Tanto per citarne alcuni: il monolito di 2001 Odissea Nello Spazio; il ballo di Pulp Fiction; la struttura a strati del formicaio che ricorda quella della città futuribile di Metropolis; la scena di guerra che sembra fare il verso a Salvate Il Soldato Ryan, e via dicendo senza voler togliere il divertimento allo spettatore più smaliziato. Fantascienza, commedia, war movie, disaster movie. Immagini appartenenti alla storia del cinema che vanno ad implementare il valore cinematografico conferito a tutto il film dalle voci prestate ai piccoli insetti da diverse star del grande schermo. Minuscole formiche che attraverso il semplice uso della parola acquisiscono una grande e ben definita personalità filmica.
Proprio questa valenza ludica indirizza il film verso un ben preciso tipo di spettatore: sicuramente adulto, e preferibilmente appassionato di cinema. Ma questo sostrato profondo non impedisce anche di poter godere del film in modo meno complesso. E' sintomatico che i bambini si divertano e partecipino con maggior trasporto alla vicende di Z, Bala e compagnia che non a quelle raccontate nel recente Il Principe D'Egitto. I personaggi in Z sono molto meglio classificabili: i cattivi sono molto cattivi e i buoni molto buoni. Esiste una netta demarcazione tra bene e male. Anche l'aspetto esteriore, gratificante e stupefacente allo stesso tempo, dei piccoli insetti contribuisce a facilitarne la fruizione da parte dei bambini spingendoli verso un interessante quanto strano tentativo di emulazione. Si assiste nuovamente ad uno spostamento verso il basso, un invito aperto al rispetto e alla comprensione delle più piccole forme di vita. Z sembra così essere in grado di accontentare diverse fasce di spettatori riflettendo e riproponendo al livello generale della narrazione la stratificazione del formicaio. "Diversi" film per diversi fruitori tutti contenuti nel medesimo imbuto. Un passo in avanti rispetto alla piattezza dei cartoni animati classici. Per apprezzare i classici film d'animazione l'adulto era quasi costretto ad abbassare la sua posizione, a tornare in un certo senso bambino. In Z non si sente la necessità di sottostare a questo momentaneo compromesso.
Il personaggio di Z meglio di tutti simboleggia questa dualità, questo essere nel medesimo momento eroe per i piccini e personaggio per gli adulti. Per i bambini si tratta del "solito" non eroe che grazie a tutta una serie di circostanze fortuite più o meno divertenti, e ad una buona dose di intraprendenza, diventa il classico eroe. Un percorso lineare facilmente comprensibile ai più piccini. Happy ending garantito. Per gli adulti diventa importante e interessante il percorso che sottende a questa trasformazione, e la complessità psicologica di un personaggio come Z. Dalle non troppo velate critiche alla imperante cultura di massa, alle perplessità che scaturiscono da una attenta osservazione delle scelta dei politici (perché l'attacco al termitaio? Perché voler uccidere tutte le formiche operaie?), fino alla constatazione della precarietà assoluta dell'ordine precostituito. Un ordine messo seriamente in crisi e annullato da un semplice cambio di ruolo. Z incarna e percepisce grazie alle sue antennine le preoccupazioni e i dubbi dell'uomo moderno. Una pozzanghera può essere un mare, una tavola imbandita per un pic- nic il paradiso degli insetti, e il cestino dei rifiuti la mitica Insettopia. Ripercorrendo in senso inverso il movimento iniziale la macchina da presa si innalza imperiosa. Il formicaio diventa un buco in Central Park. Alle spalle del parco i grattacieli. Questa volta la skyline di Manhattan è quella consueta. Non più formiche ma uomini. Esseri bipedi pensanti che per assurdo sembrano abitare la stessa società delle formiche.

© 1999 reVision, Fabrizio Pirovano