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I Sublimi Segreti Delle Ya Ya SistersDivine Secrets Of The Ya-Ya Sisterhood - 1h 56'
Regia: Callie Khouri Quando l'immaginario che siamo abituati a consumare rischia di superare quella linea sottile, quasi invisibile che separa ciò che
appartiene ad un presente condiviso, fatto di divisioni, blocchi, rimozioni ed un passato dove tutto appartiene ad un sentire "originario", che nulla esclude e tutto
conduce verso un'apertura maggiore, verso la dissoluzione di ogni pregiudizio, di ogni censura ideologica rischiamo di non riuscire più a conoscerci e a conoscere il
mondo in cui ci muoviamo, troppo evidente è il salto dimensionale provocato da un movimento di pensiero che si conosce mentre si crea, mentre crea sempre nuove
situazioni, sempre nuove crisi dello sguardo.A questo movimento di pensiero fa riferimento I Sublimi Segreti Delle Ya Ya Sisters, che dietro i ricatti emotivi, dietro le difficoltà comunicazionali che impediscono all'affermata commediografa Sidda Lee Walker (Sandra Bullock) e all'amatissima e sorprendente ed eccentrica madre Vivi (Ellen Burstyn) di riconoscere che il passato può essere riscritto, che può trovare una direzione diversa e imprevedibile, nasconde la volontà di legare il concetto di "sorellanza" - evocato dalle Ya Ya Sisters (Fionnula Flanagan, Shirley Knight, Maggie Smith) che vogliono a tutti i costi riportare la pace, riannodare i fili del dialogo tra madre e figlia - ad un sentire che è continuo superamento, creazione di ostacoli che troveranno inevitabilmente il proprio superamento, creatività intesa come superamento degli interessi particolaristici che impediscono di pensare la realtà come divenire, come trasgressione del limite e non come riflesso di modelli immobili. In questo senso quello che potrebbe semplicemente apparire come il tentativo di non immobilizzare il presente, di non creare fratture emotive artificiali, legate a modi
dell'apparire che non sanno trovare quanto dia loro una forma meno effimera e soprattutto meno legata all'instabilità delle regole che appartengono al contesto nel quale
ci si muove, diventa creazione libera e incondizionata di un pensiero che isola i personaggi, sembra lasciarli senza difese contro un destino folle o forse soltanto
incomprensibile ai più ed infine li riconsegna trasformati ad un sentire che darà loro quel senso in più, quell'aura in qualche modo mitologica che mai ci saremmo aspettati
da un film tutto al femminile come questo, dove ovviamente giocano un ruolo centrale le intermittenze del cuore, i soprassalti della coscienza. Va quindi dato atto a Callie Khouri di non aver voluto semplicemente descrivere una situazione emotiva e quanto questa situazione può evocare quanto a considerazioni di ordine etico - morale, preferendo restituire alle vite messe in scena quella componente di rischio, di messa in gioco della componente meno disponibile al compromesso della propria personalità che è di solito espulsa dalla commedia americana contemporanea, dove si costruisce l'attenzione dello spettatore soprattutto attraverso l'accettazione o meno della rispettabilità borghese o attraverso il rifiuto di osservare disinteressatamente, in profondità quel lato dell'ombra che caratterizza esistenze che vivono ai margini o addirittura in quella terra di nessuno che parla il linguaggio del desiderio frustrato, della messa in crisi di qualunque ipotesi di società organica, sottratta al dualismo dei bisogni e delle necessità. © 2002 reVision, Marco Marinelli |
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