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Wonderland1h 48'
Regia: Michael Winterbottom Periferia di Londra. Tre giovani sorelle. La maggiore fa la parrucchiera, ha un figlio piccolo ed è separata dal marito. Di notte dà sfogo
alla sua esuberante sessualità con uomini occasionali. La seconda fa l'insegnante, è in attesa del primo figlio e vive in un minuscolo appartamento con un marito-bambino.
L'ultima è una graziosissima ragazza, fa la cameriera in un bar. L'accompagna un fortissimo senso di solitudine che la spinge a cercare compagnie maschili attraverso squallidi
annunci a pagamento. A queste tre storie si intreccia quella della madre delle ragazze: una donna di mezza età amareggiata dalla vita, dal marito e, soprattutto, dal "tradimento"
dell'unico figlio maschio che è andato via di casa senza dare alcuna spiegazione.
Wonderland è tutto questo: una storia di donne, apparentemente normali, che tradiscono carenze emozionali fortissime. Ma di chi è la colpa? Per il regista non ci sono dubbi: la colpa è degli uomini che non sanno più offrire alcun supporto, né emotivo né, tanto meno, materiale perché incapaci di assumersi le proprie responsabilità (irresponsabile è l'ex marito che, pur di correre dietro ad altre donne, lascia da solo il figlio affidatogli per il fine settimana; irresponsabile è il futuro padre che non esita a lasciare il lavoro e la moglie alla vigilia del parto, irresponsabile è il fratello delle protagoniste che scappa di casa senza dare più notizie). Fortunatamente Winterbottom è lui stesso un uomo perché altrimenti tutto il film finirebbe per essere catalogato come uno sfogo (eccessivo) di una regista, per di più, femminista. Invece, proprio perché questa semplificazione non può essere operata, il messaggio del regista si fa più credibile e forte. Il film non è stato particolarmente apprezzato dalla critica. A Winterbottom sono state contestate soprattutto la mancanza di originalità
della storia e l'uso che ha fatto della macchina da presa. Tuttavia, se è vero che ad un regista famoso e per di più bravo (vedi: Butterfly Kiss del 1995, Jude
del 1996, Go Now del 1997, Benvenuti A Sarajevo del 1997, I Want You del 1998) non si perdonano facilmente gli errori, in questo
caso bisogna sottolineare che tutte le critiche possono rappresentare, al contrario, i punti di forza del film stesso. Partiamo dall'accusa di banalità della storia. Si è vero
la trama può apparire banale, ma non è forse banale la vita condotta dalla maggior parte delle persone "normali" e non è forse la "banalità", intesa come specchio del quotidiano,
il punto centrale del "realismo" cinematografico? L'altra pesante accusa rivolta al film è che "sembra girato secondo le regole del Dogma 95: sgranato, camera a mano e fuori
fuoco". Anche in questo caso ritengo che, a parte qualche esasperazione, il girare un film secondo le regole del Dogma 95 non debba essere di per se interpretato in modo negativo
(più fastidioso, a mio parere, risulta l'uso eccessivo dei così detti "effetti speciali" e dei vari "prodotti virtuali"), ma soprattutto sono convinta che, nel caso di Wonderland,
l'uso "finto artigianale" della macchina da presa sia risultato estremamente funzionale alla narrazione, rendendo "palpabile" l'inquietudine interiore dei vari personaggi.
© 1999 reVision, Anna Maria Ruggieri |
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