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What Women Want

2h 06'

Regia: Nancy Meyers



Nick Marshall (Mel Gibson) è un pubblicitario donnaiolo e maschilista incallito. Ma un incidente produce un magico cambiamento nella sua psiche: ora può udire ogni pensiero delle donne che gli sono accanto! Superato un primo momento di choc, questo potere diventerà un’arma infallibile per raggiungere il successo.
Sin dall’inizio si intuisce che la regista Nancy Meyers (sceneggiatrice di due insipidi remake da due grandi commedie di Minnelli, Il Padre Della Sposa e Papà Diventa Nonno) non potrà mai andare più in là del semplice copione filmato. Il timore di ledere qualsiasi sensibilità, le impone, ogni volta che il film incontra una svolta narrativa, di imboccare la strada meno impervia, quella più carina e gradevole: l’obiettivo dichiarato è che, alla fine della storia, a nessun personaggio "sia andata male"; e in virtù di ciò (secondo la tattica del "volare basso" degli sceneggiatori odierni), ogni spettatore dovrà per forza di cose "sentirsi bene". Così, se Nick ha due donne, con una ovviamente sarà amore eterno, mentre con l’altra vi sarà un distacco indolore. Se Nick teme che un ragazzotto diciottenne abusi di sua figlia, niente paura: all’ultimo momento la pulzella si tira indietro e piange calde lacrime di pentimento per la gioia del papà. Se una povera fattorina dell’agenzia sparisce improvvisamente minacciando il suicidio, Nick la scova un attimo prima del gesto fatale e le offre il lavoro che ha sempre sognato. Se Nick cerca in tutti i modi di far fuori la sua collega rubandole le idee, in realtà dietro questa rivalità si nasconde l’affetto, e quindi nessuno dei due rischia il licenziamento ed entrambi possono tenersi i loro appartamenti chilometrici. Eccetera. Ma simili puerili strategie di ricerca del consenso possono funzionare per le campagne pubblicitarie, non certo per il cinema. E di fronte a questa sagra del buonismo (ancora più grave, in quanto mascherata da finto cinismo), Ti Presento i Miei può essere rivalutato come un capolavoro di crudeltà.

Tuttavia, tali critiche sono probabilmente fuori luogo, poiché il vero obiettivo inconscio del film non di è di far ridere o sorridere, bensì di vendere allo spettatore un prodotto particolare: uno stile di vita, fatto di consigli di amministrazione e marketing, di competitività febbrile e sky-line di grattacieli di una Chicago da bere, dove i nuovi dei da adorare e temere si chiamano Apple e Nike, i cui marchi ci sorvegliano da ogni angolo dell’inquadratura. Un mondo che questo film non osa mai mettere in discussione. Ma che Billy Wilder avrebbe saputo sputtanare con la dovuta acidità.

© 2001 reVision, Dante Albanesi