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The Watcher

1h 37'

Regia: Joe Charbanic



Serial killer di tutti i tipi: maniacali collezionisti, pervertiti sessuali, malati psicotici. In The Watcher l’assassino seriale è un "affettuoso" doppio del detective di turno, tenente della FBI Joel Campbell (James Spader). A Los Angeles i due già si conoscevano bene, poi il trasferimento a Chicago del poliziotto ha frustrato l’azione del criminale, il quale ha assolutamente bisogno di mostrare al suo alter ego forse una parte profonda di se stesso. David Allen Griffin (Keanu Reeves) è uno psicopatico ostinato. Così segue Campbell in quel di Chicago per continuare la sfida.
Il tema dell’identità frantumata in due volti com’era in Face Off di John Woo o in Heat di Michael Mann si ripropone in modo del tutto superficiale. C’è di mezzo anche la psicologa Polly (Marisa Tomei), la cui presenza sembra essere giustificata dall’obiettivo di offrire al film bignamini psicologici che si riducono a banali dialoghi e osservazioni del tutto futili.

Non c’è pathos psicanalitico, le insicurezze derivano solo dall’abbrutimento del tenente che si abbandona a ogni tipo di sostanza farmaceutica per tirare avanti e i momenti d’ansia riguardano più che altro la perdita di coscienza davanti al frigorifero o i momenti in cui si trascina nel suo appartamento. Curioso allora che le imprese del serial killer siano utili esclusivamente a provocare, stimolare sequenze acrobatiche e inseguimenti in automobile con effetti speciali e numeri pirotecnici. Keanu Reeves appare davvero fuori parte, non riuscendo mai a convincere nelle vesti di cattivo e mitomane omicida.

The Watcher è un piccolo film che ha la sola pretesa di imitare un modello. Il risultato è un film a metà strada tra il gigantismo blockbuster e il film vagamente introspettivo con analisi dei personaggi. È perciò impossibile cogliere riflessioni a proposito di un testo filmico convenzionale, che ha pochissima autenticità. L’unica considerazione originale è sulla folla anonima e brutale delle grandi metropoli, la crudele indifferenza degli abitanti di Chicago, l’incapacità di mobilitarsi per la salvezza di una vita umana, l’impotenza dei mezzi di comunicazione contemporanei. La ricerca della vittima, il cui volto appare ovunque nelle strade della città, stampato sui macabri volantini e nelle foto trasmesse dalle televisioni riluttanti, risulterà sempre vana.

© 2000 reVision, Andrea Caramanna



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