![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
Wall.E1h 38'
Regia: Andrew Stanton Sono ormai anni che la Pixar inanella sulla sua collana animata una perla dopo l’altra. Ognuno
di noi ha il suo preferito in fondo al cuore, ma è certo che titoli come Toy Story, Monsters
& Co., Alla Ricerca di Nemo, Gli Incredibili,
Ratatouille e, adesso, Wall.E, hanno esteso sempre più le frontiere del genere,
da un punto di vista tecnico, estetico e narrativo. La società di Andrew Stanton e John Lasseter è riuscita a iniettare nuova
linfa nella Disney, casa madre dei cartoni animati, da tempo in crisi dopo la fine della sua fortunata serie bidimensionale
iniziata col restyling degli anni ’90 (a partire da La Sirenetta).Il cinema d’animazione è sempre alla ricerca di nuovi oggetti da animare, e la sfida diventa ancora più stimolante per le menti creative coinvolte nel progetto quando, come in questo caso, si tratta di dare vita, espressioni e sentimenti a esseri di metallo, service-robot programmati per svolgere determinati compiti e dunque progettati in modo funzionale e senza accattivanti fattezze umanoidi. La scommessa della Pixar in questo caso paga alla grande: se Wall.E ha occhi meccanici che lo rendono capace di qualche espressione appresa nei secoli di solitudine sulla terra, dare una voce e una personalità a Eve, così essenziale, bianca, affusolata e aerodinamica, è un’impresa assolutamente stupefacente. Ma fin dall’idea di partenza, nella sua apparente semplicità, Wall.E si dimostra nettamente superiore ai suoi antecedenti. E’ eccezionale ad esempio la creazione di una voce robotica che, grazie alle sue particolari frequenze e modulazioni, con la reiterazione e la distorsione metallica delle parole, crea un linguaggio robotico perfettamente comprensibile ed espressivo. Nella storia del piccolo robot compattatore di rifiuti rimasto sulla Terra abbandonata dagli esseri umani perché resa invivibile dall’inquinamento, che continua imperterrito a svolgere il suo compito, sviluppando al tempo stesso sentimenti ed emozioni "umane" grazie ai manufatti che trova e colleziona, e apprende il significato dell’amore da una videocassetta di Hello Dolly, c’è tutta la purezza del cinema muto, la magia della fantascienza cinematografica e letteraria (da 2001 Odissea nello Spazio ad Alien senza scordare Blade Runner e le leggi della robotica di Isaac Asimov), la divertente goffaggine del primo Woody Allen, il romanticismo impareggiabile delle migliori fiabe Disney. Wall.E dipinge con maestria nella prima parte un mondo spogliato all’osso, con due
soli personaggi in scena: il robottino e il suo scarafaggio domestico, unico possibile sopravvissuto a questo olocausto di origine
umana. Un mondo freddo e prevedibile in cui la lunga attesa un giorno viene ripagata quando il piccolo, annoiato e malinconico
Wall.E, assiste all’arrivo di una sonda inviata in cerca di forme di vita vegetale da un’astronave di lusso vagante nello spazio
col suo equipaggio oversize, in attesa di poter tornare sulla Terra. Ed ecco che tra il brutto e sporco rottamatore e l’elegante,
immacolata, affusolata creatura robotica – l’operaio e la principessa - si instaura un legame, bruscamente e tragicamente interrotto
dal compimento della missione di Eve.Nella seconda parte, con un geniale rovesciamento di fronti, gli autori ci proiettano in uno dei nostri possibili futuri: viziati dai robot che svolgono tutti i compiti un tempo nostra prerogativa, rimpinzati di junk food, obesi all’inverosimile, ci lasciamo trasportare in giro reclinati su macchine come i decadenti romani sui loro triclini, non camminiamo più, viviamo solo attraverso lo schermo di un computer senza più vedere cosa e soprattutto chi ci sta vicino. Ed è proprio Wall.E, in cerca della sua amata Eve, a ridare il senso della propria umanità a questi fantocci senza stimoli, polli da allevamento che un tempo si ritenevano i padroni del mondo. E’ un film che alterna citazioni e omaggi a momenti di irresistibile allegria e sublime poesia (il valzer spaziale con
l’estintore), godibile dai bambini al livello più immediato, e stupefacente per gli adulti che riscoprono la loro capacità di
meravigliarsi, non dissimili in questo dai rotondi umani esuli dal loro pianeta da ben 700 anni a causa della loro stessa avidità
e mancanza di lungimiranza e interesse per il futuro dei propri discendenti (proprio quelle che fanno sì che il nostro governo
"se ne freghi" del clima e delle strategie di sviluppo economico ecosostenibili).Wall.E è un film che potrebbe essere preso a simbolo dell’inaugurazione dell’era Obama e del suo new deal, un piccolo miracolo in cui non sappiamo se commuoverci di più per quelle piccole mani metalliche che si incontrano, per quei fantastici omini di latta che ottengono un cuore senza ricorrere al mago di Oz, o per quelle ridicole caricature di uomini che ritrovano la loro dignità e un luogo da chiamare casa. Di certo c’è che nell’universo Pixar brilla un firmamento di stelle luminose capaci di risvegliare il fanciullino che è in noi, e di ricordarci quanto magico possa essere il mondo che non ci appartiene ma su cui ci è stato dato in sorte di vivere. © 2008 reVision, Daniela Catelli |
|