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Wallace e Gromit - La Maledizione del Coniglio MannaroWallace & Gromit in The Curse of the Were-Rabbit - 1h 25'
Regia: Nick Park e Steve Box Alla favolosa "Fiera dell'ortaggio gigante", il ridente paese di Tottington partecipa con agguerrita passione. Giorni frenetici per
i due migliori "acchiappaconigli" della zona: Wallace, inventore geniale e maldestro, e il fedele cane Gromit, intelligentissimo e muto. Provetti estirpatori di quelle
voraci bestioline che deturpano campi e raccolti. Chiamato a disinfestare la villa di Lady Tottington, trafitta da gigantesca invasione di conigli, Wallace inventa un
assurdo aspirapolvere che si infila nel terreno e risucchia ogni ospite indesiderato. Ma cosa farne, una volta catturati? Una specie di lavaggio del cervello che elimini
nei prigionieri la passione per gli ortaggi: basta collegare con degli elettrodi il capoccione di Wallace a quello dei conigli, e il gioco è fatto. Ma purtroppo l'ingranaggio
si inceppa e...Corde che si spezzano, botole troppo strette, terreni che cedono, vetrate che si infrangono. È in questi "corpi" che non funzionano che prende vita l'arte di Nick Park, un uomo che adora i congegni, le serrature, i meccanismi, gli allarmi, e ama scaraventarci tra prigioni, cantine, gallerie, cunicoli. Rispetto all'impeccabilità cibernetica di DreamWorks e Pixar, i pupazzi in plastilina della Aardman vivono in un mondo imperfetto dove la materia si ribella ai suoi abitanti. Come nell'adorabile Galline in Fuga, è ancora un cinema carcerario, oppresso di confini (spaziali e genetici) da non attraversare: fuori c'è il regno lindo e ordinatamente crudele degli uomini, dentro quello gracile e candidamente anarchico degli animali. Ma i divieti sono fatti per essere negati, poiché tutto si distrugge e tutto si trasforma come in una qualsiasi catena alimentare: umani che maltrattano animali che divorano vegetali, uomini che si trasformano in conigli (e viceversa) che annientano ortaggi che l'uomo ha "costretto" a crescere a dismisura nella prigionia di serre ipernutrite... Sebbene meno perfetto di Galline in Fuga, Wallace e Gromit si concede raffinatezze formali
a dir poco elitarie. Gioca di sponda tra stile europeo (film di personaggi e gag di comportamento) e stile americano (film di situazioni e gag ritmiche), riflettendo sulla
propria stessa meta-narrazione (la storia si blocca quando l'aeroplanino da giostra su cui si affrontano Gromit e il suo nemico ha finito il gettone). Mescola e irride i
cliché dell'Uomo Lupo, di Frankenstein, di King Kong, con uno spirito intellettuale che non sembra affatto rivolto ai ragazzini. Ad esempio, quanto pubblico italiano apprezzerà
la gag ultra-sottile di Wallace che nasconde formaggio dietro finti libri, trasformando "Brief Encounter" in "Brie Encounter" e "Good Expectations" in "Grated Expectations"? E
quanti riconosceranno in Lady Tottington la Katherine Hepburn di Improvvisamente l'Estate Scorsa, con tanto di serra e ascensore? In questo horror vegetariano-animalista, l'umanità non appare come una specie simpaticissima, malata com'è di ambizioni, invidie e rancori che offuscano irrimediabilmente ogni suo agire. Come se questa scenografia di pittoresche casine e disciplinati giardinetti sia soltanto un enorme gabbia per tenere disperatamente a bada il coniglio che tutti noi ci portiamo dentro. © 2006 reVision, Dante Albanesi |
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