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Il Voto È SegretoRaye Makhfi - 1h 45'
Regia: Babak Payami All'origine vi è un cortometraggio di Mohsen Mahkmalbaf, Prove Di Democrazia.
Da qui nasce l'idea de Il Voto È Segreto, film dell'assurdo sul concetto di democrazia. Una questione transnazionale che di
per se si scontra quotidianamente con un'effettiva difficoltà di realizzazione, ma che in un Paese come l'Iran, da qualche anno
impegnato in un processo di progressiva democratizzazione, diviene particolarmente sfuggente nei modi tutti occidentali di concezione.
Il tema delle elezioni, massima espressione di libertà di scelta sociale e quindi politica, è più di qualsiasi altro funzionale
alla riflessione. Ecco che Payami, classe 1966 e dall'età di sei anni sino a poco tempo fa canadese d'adozione, affronta il tema
con ironia, lontano dal linguaggio cui il cinema realista iraniano ci ha abituati, cominciando da uno dei suoi più conosciuti
maestri, Kiarostami. Da qui il possibile errore di interpretazione, tranne nelle scene di più visibile assurdità, da parte dello
spettatore occidentale, pronto a confondere il surreale col reale. La differenza culturale, i pregiudizi, la sostanziale impreparazione
rispetto alla conoscenza del mondo islamico (ogni riferimento non è puramente casuale), potrebbe condurre ad una lettura superficiale
del film più sarcastico giuntoci da quelle parti del mondo, ancora meglio potrebbe condurre a giudicare un popolo, che è composto di
tanti popoli, così arretrato da organizzare le elezioni in maniera assolutamente improponibile. Esagero?
L'assurdo chiama l'assurdo: Payami, in conferenza stampa, ha dovuto rivendicare la paternità della natura fantastica del soggetto.
Come raggiungere i potenziali elettori di una zona desertica? Lanciando con un paracadute una cassa con dentro l'urna, inviando in una postazione militare una responsabile di seggio che giunge via mare, infine con una jeep ci si spinge verso villaggi, campi di nomadi, isolate fattorie, rincorrendo anche uomini che passeggiano nel deserto. Alcune note: 1. due militari con un solo fucile e un solo orologio scambiati secondo il turno di guardia. Dormono su di un letto posto all'aperto in riva al mare, proteggendo all'interno della tenda una jeep che non usano mai. Il loro principale compito è quello di combattere il contrabbando. 2. una giovane donna che giunge alla postazione di guardia tramite una barca che trasporta altre donne tutte responsabili di seggio. Sarebbe assurdo in ogni parte del mondo. 3. un semaforo che regola il traffico desertico. 4. un aereo che atterra nel deserto solo per recuperare, a fine giornata, la donna. Come accade sempre quando si utilizza l'ironia in modo intelligente, Il Voto È Segreto pone degli interrogativi molto importanti.
Chi sono gli elettori? Fino a che punto si relazionano con lo Stato, se vivono in posti isolati dove raramente giungono i mezzi d'informazione?
Gli elettori sono composti da etnie diverse, che spesso non si riconoscono come parti di un'unica nazione e che oltretutto non
conoscono la lingua persiana. Chi invece vi si riconosce e usa la lingua comune, non conosce i candidati, anzi si accinge al voto con in
mente un nome che non è stato inserito nella lista ufficiale. Il soldato che accompagna la solerte responsabile di seggio, alfine
vota la donna come unica rappresentante di governo conosciuta e stimata.In cosa consistono le regole che ordinano lo spirito democratico? Cos'è la democrazia? La giovane donna per spiegare il significato delle elezioni e convincere le persone ad esprimere un diritto, usa un linguaggio retorico, sintomo di una mancata analisi dei concetti che comunica. Giunta in quel territorio impervio convinta che attenersi alle regole sia di per se abbastanza per perseguire un processo democratico, non accetta che il soldato si fermi ad un semaforo rosso perché posto in un deserto che regola un traffico inesistente. Tutto è incomprensibile. Lo è la ricerca spasmodica di elettori in un territorio al di fuori delle leggi (gli invisibili contrabbandieri - vera ossessione del soldato -, l'uomo che vuole votare al posto di un gruppo di donne, una donna che possiede una fattoria/feudo e controlla i suoi dipendenti/vassalli), lo è un semaforo come un miraggio che svela cose presenti altrove. E le donne? Che ruolo hanno in una società che vive le sue contraddizioni fra la persistenza di antichi dogmi e principi di uguaglianza? Tra la responsabile dei seggi e le donne che di volta in volta incontra, esiste una dicotomia tale da non poter essere colmata con un voto. La donna di città e le donne dei villaggi s'incontrano ma non si riconoscono, velate (fisicamente e idealmente) da un'esistenza diversa frutto di un diverso rapporto con il sesso maschile. Infiniti spazi e infiniti modi di vivere. L'aereo che atterra alla fine del film non riduce di certo le distanze. Le cose - i loro colori, la loro presenza -, rari oggetti d'uso comune, ma anche l'eccezionale esistenza della centrale di energia solare (peraltro gestita da un uomo che crede solo nel suo dio), accrescono l'enormità, la sovranità del territorio circostante. Il Voto È Segreto, come afferma il regista, ancor prima di essere un film sull'Iran è un film sull'idea della democrazia. Idea che in occidente ci illudiamo di conoscere a fondo. © 2001 reVision, Emanuela Liverani |
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