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La Vita Che Vorrei

2h 05'

Regia: Giuseppe Piccioni



Qual è la vita che Stefano, attore affermato, freddo e composto, vorrebbe? E a cosa è disposto a rinunciare per conquistare la donna che, contro ogni ragione e prudenza, lo ha avvinto con la sua intensità ed il suo disordine mentale e fisico?
Stefano (Luigi Lo Cascio) ha fatto dell'autocontrollo e della diffidenza la cifra della sua personalità, il muro dietro cui trincerarsi alla fine di una giornata fatta di incontri con gente futile, apparenza e feste noiose. Si direbbe che, finora, nulla lo abbia davvero scalfito e che nessuno sia mai riuscito ad entrare nei suoi pensieri anche solo in punta di piedi.
Dopo una pellicola rivelatasi un flop, Stefano torna sulla scena per recitare in un film in costume, un'ardente, impossibile storia d'amore ambientata nell'Ottocento, secolo delle palpitanti eroine dei romanzi d'appendice. Il ruolo della protagonista femminile dovrebbe essere ricoperto da Chiara (Galatea Ranzi), un'attrice di talento legata a Stefano da quel tipo di affetto che, per incomunicabilità e destino, non si trasforma mai in amore. Ma il giorno del provino col regista, al posto di Chiara, Stefano si trova di fronte ad una sconosciuta: Laura (Sandra Ceccarelli, brava come non mai), una donna poco più che trentenne senza esperienza nel cinema, vitale, spontanea e confusa, ma che reca ancora, nella tristezza dello sguardo e nella piega della bocca, le tracce visibili di un passato che le rende difficile credere in se stessa.
Il primo sentimento che si instaura fra i due è la diffidenza ma, poco a poco, l'immediatezza di Laura e il suo modo di buttare all'aria gli schemi, mischiando senza crisma realtà e finzione, vita e rappresentazione, finiranno per abbattere le difese dell'uomo, coinvolgendolo in una storia d'amore scandita dai tempi e contrattempi della sceneggiatura del film. Infatti quello che Stefano e Laura non riescono a dirsi nella vita, perché troppo diversi e orgogliosi, feriti e spaventati, trova modo di esprimersi sul piano della rappresentazione, attraverso la storia d'amore tra Federico ed Eleonora, un uomo integro e una "Signora delle camelie", così diversa per tempi e ambienti ma anche così affine alla loro nella sostanza dei sentimenti, della gelosia, del possesso.

Di volta in volta, dunque, il film farà da contrappunto all'amore tra i due attori, in un affascinante e rischioso gioco di risonanze e intrecci tra vita vera e vicende dei personaggi. E proprio questo inseguirsi fra realtà e finzione, fra gesti spontanei e movenze da copione, fa la forza e la debolezza della pellicola diretta da Giuseppe Piccioni (Fuori dal Mondo e Luce dei Miei Occhi). La grande fascinazione del film nel film, infatti, sta nell'intelligente e mai stanco rapporto simbiotico fra le tappe ed i meccanismi della storia vissuta e quelli della tragedia recitata sul set, nel gioco di specchi fra Laura/Eleonora e Stefano/Federico alla ricerca del riflesso che meglio incarni la personalità dei "doppi", nella meravigliosa scoperta che i drammi della vita privata possono essere risolti semplicemente confrontandosi senza maschere mentre si indossa un costume. In questo territorio da melodramma, dove le convenzioni di un genere sembrano così lontane dal mondo reale, Stefano e Laura si conosceranno veramente e cercheranno di accantonare rancori e divergenze per salvarsi reciprocamente la vita.
Il problema è, però, che lo strumento prescelto per articolare tutta la spina nodale della narrazione viene sfruttato fino allo sfinimento tanto che, dopo 125 minuti di proiezione, non è chiaro se ci fosse davvero un obiettivo in ragione del quale tutto lo sforzo produttivo fosse stato concepito o se quello che il regista voleva ottenere era semplicemente un racconto che soddisfacesse il puro piacere di narrare.

© 2004 reVision, Elisa Schianchi