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La Vita E' Bella



Roberto Benigni, il dinoccolato comico toscano dalla battuta salace, dopo il tour teatrale a più riprese che lo ha confermato come il comico più amato dagli italiani, torna sul grande schermo con un nuovo film, La Vita E' Bella. Ma non si tratta della solita commedia alla Benigni, in cui la storia funge esclusivamente da cornice allo show dell'attore, bensì di una favola agrodolce su una famiglia che viene a contatto con gli orrori dell'Olocausto. La storia, scritta dallo stesso Benigni in collaborazione con l'amico Vincenzo Cerami, ha inizio con il viaggio verso la città di due giovanotti di campagna, Guido (Benigni) e Ferruccio (Sergio Bustric). Il primo sogna di aprire una piccola libreria nel centro storico, l'altro di veder pubblicati i versi che scrive nel tempo libero. Ma nell'Italia paludata, marmorea e goffamente militaresca del Fascismo, i loro sogni sono destinati ad attendere... Così, per ingannare l'attesa, i due amici decidono di cercarsi un lavoro: Guido trova un posto di cameriere al Grand Hotel e Ferruccio viene assunto come commesso da un negoziante di stoffe.

La loro vita in città procede più o meno tranquilla fin quando Guido non s'innamora di una graziosa maestrina, Dora (Nicoletta Braschi), costringendo il povero Ferruccio ad aiutarlo nei suoi goffi tentativi di conquista. Ma Dora è promessa sposa a un odioso burocrate e, anche se Guido suscita in lei grande simpatia, non se la sente di dare un dolore alla sua famiglia, rompendo il fidanzamento. Quando però Guido le appare in groppa ad un cavallo bianco come un principe delle fiabe e la invita a fuggire con lui, Dora vince le sue resistenze e lo segue. I due si sposano e dalla loro unione viene alla luce Giosuè (il bravissimo Giorgio Cantarini), un bambino intelligente e vivace. La famigliola per alcuni anni vive in armonia, riuscendo, nonostante la guerra che sconvolge il Paese, a mantenersi allegra e a godere delle piccole cose che offre loro la vita. Un brutto giorno però i soldati irrompono nella loro casa, portandosi via Guido e il piccolo Giosuè. Guido, come molti altri ebrei, viene spedito insieme a suo figlio in un campo di concentramento. Per impedire che l'orrore della prigionia privi Giosuè della gioia di vivere, Guido farà credere al piccolo che stanno partecipando ad un grande gioco a squadre il cui vincitore riceverà in dono un vero carro armato.

E' con insolito candore e levità che Benigni ci racconta questa storia, commovente e divertente al tempo stesso, in cui saccheggia consapevolmente le comiche, i gesti dell'amico Troisi e la tragica comicità di Chaplin. Si può parlare di svolta? A noi sembra proprio di sì, perché per la prima volta Benigni fa un film d'emozioni, emozioni che confluiscono sempre in una risata, è vero, ma si tratta di una risata più sincera, perché nasce dal cuore. Esilarante senza mai essere volgare, provocatorio senza essere arrogante, stupito senza essere stupido, Benigni ha trovato un nuovo modo di essere comico che speriamo il pubblico sappia apprezzare.




Incontro con Roberto Benigni



Ha conquistato il pubblico con la sua comicità sapida e i suoi imprevedibili spogliarelli, ha battuto il record d'incassi con Il Mostro, ha recitato al fianco di Walter Matthau e ha fatto perfino arrabbiare il Papa, ma ora, quel ragazzaccio di Roberto Benigni ha deciso di metter giudizio o almeno così sembra dal suo ultimo film, La Vita E' Bella, in cui veste i panni di un padre che tenta in ogni modo di evitare al figlio gli orrori della guerra e della deportazione.

- Signor Benigni, ritiene che ne La Vita E' Bella il suo modo di essere comico sia cambiato?
"Il comico è sempre uguale, anche se affronta temi diversi la sua essenza non cambia, come non cambia quella della terra se questa dà luogo a un iris oppure ad un ippocastano".

- La Vita E' Bella è comunque un film differente dai suoi precedenti?
"Differente? Mi sembra quasi un film troppo uguale".

- Come nasce La Vita E' Bella?
"Nasce dal nulla, che è come dire da tutto... Nasce da un sommovimento dell'animo, da un pensiero che non mi abbandonava mai, nemmeno la notte. Nasce da uno sbrilluccichio tra il cuore e la testa... Insomma, è un enigma come nasce".

- Nei titoli di coda c'è un ringraziamento a due persone sopravvissute ad Auschwitz. In che modo hanno collaborato al film?
"Due superstiti dei campi di concentramento sono venuti a farmi visita durante la preparazione de La Vita E' Bella, perché incuriositi dal fatto che io facessi un film sull'Olocausto. Mi hanno raccontato le loro esperienze, quello che avevano visto, e ciò si è dimostrato di grande utilità nella ricostruzione del campo di sterminio".

- Come definirebbe il film?
"Il film è una favola, non dissimile da quelle fiabe dove c'è un Orco cattivo... niente a che vedere, dunque, con la filologia dell'Italia degli anni '40, né con quella dei campi di concentramento... Il film non vuole essere una critica al Fascismo col senno di poi, insomma".

- In alcune scene del film ci sono evidenti rimandi alla comicità di Massimo Troisi...
"In verità si tratta di furti... E' un delitto preterintenzionale... Io gli ruberei tutto a Massimo... Lo facevamo spesso di rubarci le scene, ma chiedendoci prima il permesso naturalmente... Ciò che mi dispiace è che questa volta il permesso a Massimo non ho potuto chiederglielo".

-Come è stato lavorare con il piccolo Giorgio Cantarini?
"E' stata una cosa strepitosa... Giorgio è una vera forza della natura, è come un salice piangente, non si governa proprio. L'ho scelto dopo aver fatto più di duemila provini, perché affascinato dal suo aspetto in cui non c'era niente di televisivo né di moderno e poi non sembra veramente mio figlio? Ha un nasone che io, Giustino Durano e lui sembriamo tre tappe di generazioni: babbo, figlio e nonno. Quanto a Nicoletta se n'è innamorata subito, facendomi quasi ingelosire...".

- Cosa desidera per il suo film?
"Che la gente esca dal cinema dicendo: - quanto mi sono divertito, ho pianto tanto! - ".

- E del cinema italiano cosa ne pensa?
"Del cinema italiano ne penso un gran bene, perché è il mio preferito... lo è sempre stato... e italiani sono i miei modelli presenti, passati, e futuri. Uno può avere dei dubbi su qualche regista nuovo, ad esempio io un tempo ho avuto dei dubbi su Visconti, ma poi i dubbi passano...".

© 1997 reVision, Maria Stella Taccone



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