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A Prima Vista

At First Sight - 2h 09'

Regia: Irwin Winkler



Un uomo, una donna, New York. Scommetto che vi fa venire in mente Woody Allen. Tanto che lei (Mira Sorvino) si chiama Amy, assonante con la Annie di Diane Keaton. Lui è Virgil (Val Kilmer), ed è cieco. Siamo già fuori dai territori della commedia alleniana, e dentro il filone del dramma popolare. A Prima Vista è prodotto e diretto da Irwin Winkler, che da produttore ha vinto un Oscar per Rocky, mentre da regista è ricordato per il calligrafico, impeccabile Indiziato Di Reato, sui fatti del maccartismo. Questo nuovo film è tratto da un libro del neuropsichiatra e scrittore Oliver Sacks, noto al pubblico cinematografico per Risvegli, portato sullo schermo da Robert De Niro e Robin Williams. Sacks è un nome che di per sé individua un sottogenere, quello del film di medici: A Prima Vista, pur privilegiando la storia d'amore, ha il proprio referente in titoli come La Stanza Di Marvin, A Proposito Di Henry, e via dicendo. La figura invariante di questo sottogenere è il medico poco ortodosso (l'Aiutante), estroverso, umano: è il citato Williams ad aver dato negli anni '80 e '90 una fisionomia al personaggio, tanto in profndità da essere pian piano approdato al naturale controcampo (il paziente, o Beneficiario), in Jack di Francis Coppola. Qui il ruolo è assunto da Nathan Lane, allontanato dal centro del film dalle ragioni del cuore: l'asse principale coincide infatti con la relazione Kilmer/Sorvino. L'intreccio che li coinvolge è perfettamente simmetrico: quando si conoscono, essi mancano evidentemente di qualcosa e possiedono qualcos'altro in eccedenza: lo scambio è dunque necessario, per completarsi.

A Prima Vista adotta una scrittura classica, che dissimula l'azione della macchina da presa attraverso l'uso del "decoupage" (soluzione di montaggio tesa ad offrire allo spettatore il massimo numero di informazioni sui personaggi); i caratteri sono tipizzati, riconoscibili; la fascinazione dei luoghi si dà in modo convenzionale. Il commento musicale aderisce agli umori del racconto, con sottolineature marcate; la recitazione degli attori è canonica (con la sola stonatura di Val Kilmer, in ogni caso inadatto a fare il cinema). Nel complesso Winkler confeziona un prodotto di genere con una coerenza interna, ma eccessivamente rigido, freddo, niente affatto fluido nei passaggi narrativi importanti. La successione dei blocchi che compongono il racconto (incontro, viaggio, intervento chirurgico) è meccanica, manca di raccordi apprezzabili.
Nessun segno d'autore, dunque, né prove d'attori sopra le righe, e nemmeno un'inclinazione evidente al genere in questione. A Prima Vista di Irwin Winkler è un film inconsistente, senza motivo d'esistere.

© 1999 reVision, Luca Bandirali





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