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Viol@1h 30' Chat, newsgroup, siti targati xxx, il cybersex, il sesso su Internet è questo. Non solo covo di pedofili e maniaci di ogni tipo, non solo ritrovo per gay, lesbo e sadomaso, regno della trasgressione estrema, ma anche, e probabilmente più spesso, punto d'incontro per chi soffre della propria solitudine, per chi, protetto dall'anonimato e dal filtro di un monitor ("non mi sembri un malato, e allora che ci stai a fare dentro questa scatola?" dice Viola al suo interlocutore), riesce a comunicare con il mondo esterno, vincendo un'altrimenti insuperabile timidezza e superando mille ostacoli.
Anche Marta è sola, di una solitudine scelta e non imposta, a ventisette anni, alla vigilia delle nozze: un lavoro gratificante (sondaggi d'opinione e, lei lo sa, è la migliore), una bella casa, un cane, Oliver, che adora, un computer; e fin qui nulla di strano. Ma poteva il cinema italiano affrontare l'argomento Internet, toccare il tasto amore e sesso virtuale, senza sfociare nel morboso e, ahimè, nel ridicolo? Forse no, ed ecco che a Marta basta sentir parlare di una difficile ricerca sui siti del sesso più spinto da effettuare per conto di un cliente francese per trasformarsi in Viola, immergersi senza esitazione alcuna in un mondo a lei sconosciuto, lasciare che la sua vita venga immediatamente assorbita da quella "scatola" in cui avvengono i suoi incontri con il misterioso Mittler (... povere Affinità Elettive...). E allora giù con prove e pegni d'amore: lui le fa avere una provetta piena di sperma e lei foto del suo corpo per poi, non più soddisfatta di masturbarsi nella vasca da bagno davanti all'ormai inseparabile computer (..."una volta ho usato una zucchina, mi guardava sorridendo dal banco delle verdure"...), accontentarlo mettendo in pratica ogni sua richiesta, pronta ad eccitare il primo che passa spogliandosi, chiaramente bene in mostra, nella cabina di prova di una boutique, prontissima a fare del sesso con l'immancabile operaio. Fino a qualche anno fa a Manara serviva ancora un telecomando per scatenare in maniera incontrollabile la sua eroina (Il Gioco), nell'era del computer non è più necessario: c'è il demone che si aggira indisturbato per Internet e tanto basta. Stefania Rocca è brava e bella, ma Viola rende merito alle sue grazie, qui messe ampiamente in mostra, di certo non all'attrice. Donatella Maiorca, approdata a quaranta anni alla sua prima regia dopo tanti anni di set, da segretaria di edizione ad aiuto regista, fa un grosso passo falso, condendo di venature thriller e psicoanalitiche un grossolano piatto di erotismo cibernetico all'italiana. E poi, si fa un gran parlare di autostrade informatiche ormai sovraccariche, di accessi lentissimi e problematici, e allora che dire di chi riesce sempre a cliccare su di un'icona, collegarsi ad Internet, entrare in una chat-room, trovare e leggere quanto sta cercando e richiudere il tutto in meno di cinque secondi? Avrà pure perso il lavoro, l'amato Oliver ed un possibile partner, ma almeno Viola sarà sicuramente entrata nel guinness dei primati!
© 1998 reVision, Carlo Cimmino |
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