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Viaggio Segreto

1h 43'

Regia: Roberto Andò



Che sia scienza o puro e semplice sistema di valori, la psicoanalisi è sempre di moda, specialmente sui piccoli e grandi schermi. È un linguaggio rimasto utile ad invadere il territorio, oggi più che mai frastagliato, dell’inconscio personale e collettivo. La tv se ne ciba giorno dopo giorno con voracità estrema, in quei talk show che ormai somigliano a delle sedute di terapie di gruppo, mentre il cinema e la letteratura tendono ad innescare processi di sublimazione sempre più raffinati ed elusivi. D’altronde, in un’epoca "debole" come la nostra è difficile raccontare delle quotidiane morti e resurrezioni della coscienza, dei traumi subiti dal rapporto tra identità e collettività senza tirare in ballo i nipotini di Freud e le loro rappresentazioni. Ogni applicazione di pratica analitica è un segreto viaggio nei segreti del rimosso, ovvero di quel particolare dolore di cui avvertiamo i sintomi senza conoscerne le cause, di quel nodo che va identificato ed affrontato ad armi pari per arrivare ad una verità, che pur non rendendoci liberi, ci affranca (magari relativamente) dall’innata nostra comune paura dell’irrazionale. E Viaggio Segreto è per l’appunto il plausibile titolo dell’ultima fatica di Roberto Andò, avvincente come un'indagine "noir" e il cui tema portante è quello, psicoanalitico, della riconciliazione e dei suoi drammi attraverso il racconto d’identità spente che cercano disperatamente di riaccendersi seguendo l’incerto tragitto della memoria e dei suoi fantasmi.
Per tono e qualità, il film rimanda a quel capolavoro intimista di Bernardo Bertolucci (da molti, chissà perché snobbato) che è La Luna, narrazione, ironicamente immersa in atmosfera da melodramma, di un conflittuale rapporto tra figlio e madre che si apre con la sequenza del protagonista da pargoletto intento a divorare, quasi soffocando, del miele mentre il padre appare come un’ombra con tanto di coltello fallico fra le mani per impegnarsi poi in un twist scatenato avvinto alla consorte. L’Edipo incombe ad annunciare il tragico esproprio dell’ultimo vero tabù rimasto: l’incesto. Anche in Viaggio Segreto l’atto proibito è evocato attraverso una simbolica sequenza d’infantili giochi "innocenti" tra padre e figlia immersi nella vasca mentre l’acqua si colora di rosa a causa di una sottile perdita di sangue. Un "luogo", quello dell’incesto, che appartiene alla letteratura di Josephine Hart, autrice del romanzo "Ricostruzioni" da cui la pellicola è tratta (sullo stesso tema, il suo precedente "Il danno" è divenuto un bestseller portato sullo schermo da Louis Malle).

Il fatale viaggio vede protagonisti Leo e Ale, fratello e sorella intenti a vivere, con morbosa complicità, un tentativo di rimozione dell’episodio tragico che venticinque anni prima ha segnato la loro infanzia siciliana. La madre dei due, Adele (Claudia Gerini), è morta per un colpo di fucile sparato, così scrissero le cronache, dal padre Michele (Marco Baliani). Aggiungiamo che Leo (un intenso, e sempre più convincente, Alessio Boni) fa lo psicanalista e che Ale (impersonata dalla luminosa Valeria Solarino) è una modella fragile e riservata. Quest’ultima s’innamora di Harold, un artista serbo (interprete autorevole è il regista Emir Kusturica), disposto a comprare per lei la dimora dei ricordi rimossi, in quel di Siracusa. Figure e situazioni ideali per un teorema psicoanalitico che esplora, passo dopo passo, i rigurgiti tormentati di un apprendistato emotivo compiuto ai limiti del tempo massimo. Tocca a Leo intraprendere il viaggio decisivo nella terra della propria addolorata memoria, per cercare di superare catarticamente il trauma originario.
Rispetto all’Irlanda scenario del romanzo, la Sicilia del film di Andò è il teatro di una inquietudine placida e abbacinante, avvolgente e mistica, popolata da personaggi enigmatici che sembrano usciti dalle pagine di Camus: c’è Anna, un’agente immobiliare, madre dell’angelica fanciulla (che ha le fattezze della brava Donatella Finocchiaro) a cui si deve la soluzione (si fa per dire) del mistero; e c’è padre Angelo (uno straordinario, ieratico Roberto Herlitzka), sarcastico custode del segreto di famiglia. Ricordiamo anche i piccoli attori che appaiono per la prima volta sullo schermo: Ines Arezzo, Carla Cassarino e Davide Palazzolo, somigliante Alessio Boni da piccolo. Adottando una prospettiva neutrale, con sguardo disincantato da esteta, Andò sceglie di evocare più che di mostrare la scena primaria: la macchina da presa accarezza i corpi nudi inscritti in un crogiolo di luci ed ombre, fermandosi sulla soglia della stanza dove il delitto si compie, mentre i due fratellini divengono testimoni del vorticoso e sorprendente divenire di gesti, ora amorosi ora sanguinosi, destinati a sciogliersi in tutta lo loro ambiguità. E le note della materica, ispirata colonna sonora di Marco Betta assecondano l’evolversi di questo gioco di rivelazioni, mentre la voce di Billie Holiday sottolinea l’apice della tragedia. A guidare la missione di Leo è una promessa fatta al padre il giorno del fattaccio, quella di guidare la sorella controllandone l’emotività esasperata. Ma il percorso rigenerativo di Ale si compie attraverso la consapevolezza di un nuovo amore mentre il viaggio segreto di Leo verso una rinnovata maturità giunge con fatica alla sua meta drammaticamente incerta. Questo giallo della psiche, questa incursione nei recessi delle pulsioni incontrollate, al termine di una "notturna" giovinezza fin troppo prolungata, si coniuga fortemente con il paesaggio di una certa Sicilia amata da Andò, l’universo di miti ancora capaci d’influenzare le cose e gli uomini.

© 2006 reVision, Francesco Puma