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Una Storia Vera

The Straight Story - 1h 51'

Regia: David Lynch



Di per sé, già il fatto che David Lynch decida di girare una straight story, una storia dritta dopo mille storie di strade perdute, suona come singolare. Arriva un tempo in cui l'età fa sentire le sue ragioni, e sostituisce la meditazione all'ansia giovanile di evocare mostri. È un grande film romantico e terminale, Una Storia Vera, impressionante fin nella polisemia del titolo, mantenuta nella traduzione italiana. Dritto perché dritte sono le strade che Alvin Straight percorre alla guida del suo tosaerba: cinque miglia all'ora, contro qualsiasi legge della modernità e della gravità. Un iter che lo porta a colmare una lacuna, il rapporto deteriorato con il fratello. Incontro di malati, convergenza di senilità diverse nello stesso luogo, a guardare le stelle. Dritto, perché ogni metro percorso da Alvin è un metro che lo avvicina alla verità, che dolcemente gli fa scendere il declivio della vita.

La narrazione ha il sapore epico dei romanzi di William Least Heat-Moon, con le stesse strade blu, lo stesso gusto per il viaggio, per quanto lento possa essere. Cammino di pochi incontri, quello di Alvin, ma tutti fondamentali, tutti improntati alla solidarietà, al contatto umano. Nelle poche pieghe di questa dirittura, Lynch inserisce la sua capacità di dire qualcosa attraverso il cinema, usandone i ritmi, le possibilità visive. Dandosi al solare, al pittorico, alle grandi distese di campi coltivate, ora trattate alla stregua degli impressionisti, ora ritratte con l'occhio rurale di Ansel Adams. Senza dimenticare i suoi luoghi oscuri, l'interesse per il mistero e per l'altra faccia di qualsiasi cosa.

Il convitato di pietra, l'essere mai inquadrato e sempre presente è ovviamente la morte, che sta nel destino del protagonista e delle persone che lo circondano come nel passato, nelle storie individuali. Ogni viaggio acquista senso perché si dà un punto d'arrivo, altrimenti è peregrinazione. Alvin non è un pellegrino che impetra indulgenze, ma un viaggiatore che sublima i peccati di una vita nell' anacronismo di un tagliaerba. È dritto, Una Storia Vera, perché sa di miracoloso, con un direttore della fotografia, Freddie Francis, che naviga verso le ottantadue primavere, e un protagonista, Richard Farnsworth, che di primavere ne ha contate settantotto e rappresenta un monumento alla storia del cinema americano: cascatore, comparsa, uomo a rischio in tanti film western o kolossal mitologici, e infine protagonista. Ci piacerebbe vederlo salire sul palco degli Oscar, con buona pace del beffardo e altrettanto meritevole Kevin Spacey. Con un attore come Harry Dean Stanton, che era vecchio anche a vent'anni, e un'attrice come Sissy Spacek, che pare legata a doppio filo a pellicole senili, sul genere di Affliction. Lynch ha imparato a pensare? E' forse questo il suo Cuore selvaggio depurato dell'istinto pop? Forse il signore in questione ha solo preso a viaggiare.

© 2000 reVision, Riccardo Ventrella