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E Venne il GiornoThe Happening - 1h 32'
Regia: M. Night Shyamalan E Venne il Giorno procede per unità. Unità che non rimandano mai a un tutto generale,
ma anzi finiscono con il rimanere ancorate alla loro singolarità improvvisata, all’evento in sé. The Happening appunto.
Central Park, New York ore 8.33: due ragazze parlano su una panchina... una di loro ha gli occhi fissi sul libro che sta leggendo...
improvvisamente tutt’intorno la gente sembra paralizzata, cristallizzata in una immobilità da "natura morta". Qualcuno indietreggia,
qualcun altro si uccide. New York ore 8.59, pochi chilometri da Central Park: sembra la normalissima giornata lavorativa in un
cantiere, quando improvvisamente gli operai che lavorano in cima a un palazzo iniziano a suicidarsi lanciandosi nel vuoto. Philadelfia,
ore 9.40: il professore di scienze Elliott Moore sta facendo una lezione sul pericolo di estinzione delle api, quando è costretto
ad evacuare la scuola per il pericolo di un attacco terroristico. Inizia da qui la fuga del protagonista, della moglie Alma,
dell’amico Julian e della figlia di questi, Jess. E da qui una graduale sarabanda di frammenti aperti/chiusi che lasciano intendere
una profonda crisi sentimentale tra i due protagonisti, il nebuloso ruolo ricoperto da Julian, l’ineluttabilità di un suicidio
collettivo senza suspense, perché già scritto nel registro strampalato e scarico con cui l’autore presenta i personaggi principali
e le situazioni che li vede coinvolti. Blocchi narrativi segnati dal cronometro, scarti melodrammatici, dialoghi lasciati a
metà, impennate gore, parentesi simil-demenziali o comunque sopra le righe (Elliot che parla alla pianta finta, Elliott e Alma
che, quasi giocosamente, si confessano adulteri "mentali", la folle reclusa che conserva bambole e urla al pubblico): quanto
c’è di vero nel cinema di Shyamalan? Tutto e niente. La potenza di questo novelliere dark sta nell’ibridazione incessante tra
il bluff intellettualistico e il geniale apologo esistenziale. La verità non è nella visione complessiva ma nella singola unità.
L’interazione dentro E Venne il Giorno sta nei vari happening organizzati dall’autore nei 90’ minuti di durata.
Nel modo in cui il fuori campo affligge la rappresentazione narrativa, mai come in questo caso a misura d’uomo e attaccata
all’uomo.
E Venne il Giorno/The Happening è anche un thriller, un thriller paranoico senza dubbio, la cui soluzione sembra
però estinguersi subito nella frase che Elliott declama in aula (e che verrà ripetuta dallo studioso intervistato in televisione
in uno dei tre epiloghi della pellicola): un evento della Natura che non capiremo mai del tutto! Punto. Non c’è altro nel film
di Shyamalan... o meglio c’è molto altro, ovvero tutto ciò che costruisce il cinema. Il vero senso ultimo di The Happening
non sta nella risoluzione del caso, ma nell’operazione in sé, nel procedimento intrapreso e nei toni volutamente contrastanti
e "extraterrestri" che lo contraddistinguono. Il brivido assoluto che ci consegna l’ultimo film del cineasta americano di origini
indiane sta nella vacuità espressiva e materica su cui si sostiene. L’impalpabilità New Age del racconto a sfondo ecologico si
rispecchia in quella dell’umanità immortalata (e ipnotizzata) dall’autore, i cui personaggi dormono a occhi aperti scena dopo
scena, parlano da automi a prescindere dal contagio delle tossine che sembra essere la causa di tutto. Tutti sono sempre sul
punto di uccidersi. Senza motivo.Ecco che allora E Venne il Giorno/The Happening non è solo un’opera pienamente riconducibile al realismo astratto tipico del suo autore ma anche la lucidissima, indiscutibilmente estrema, immersione in un dispositivo filmico sempre più consapevole del suo peso filosofico e allo stesso tempo pienamente dentro il raccontare, ma senza raccontare. Ci sono molti spunti che potrebbero far credere a quest’ultima pellicola come a uno scarto irrimediabile e suicida rispetto all’interno della filmografia di Night Shyamalan, resta il fatto che E Venne il Giorno è, assieme a The Village, il film più politico del cineasta di Philadelfia, quello più apertamente ancorato alla psicosi americana post 11 settembre (come del resto lo spielberghiano La Guerra dei Mondi, con cui condivide l’incipit in medias res, l’epilogo accelerato in fuori campo e la "tappa claustrofobica" del sottofinale) e quello più apertamente provocatorio verso ogni forma di classicismo narrativo. In tanti hanno rimarcato i debiti del film di Shyamalan nei confronti di Hitchcock e in particolare de Gli Uccelli,
eppure in realtà se c’è un termine di riferimento a cui E Venne il Giorno potrebbe essere ricondotto, questo è soprattutto
il teatro dell’assurdo di stampo beckettiano, con Wahlberg/Elliott novello Sisifo assolutamente incapace di agire e capire. La
legnosità espressiva dell’attore è perfetta nel ritrarre lo spaesamento dell’uomo shyamalaniano e in tal senso un grandissimo
contributo va assegnato al solito, meraviglioso lavoro di Tak Fujimoto, operatore storico di Jonathan Demme, qui pienamente
in grado fondere il suo talento intimista al disagio brechtiano di personaggi improbabili; l’uso insistito del primo piano
frontale – marchio di fabbrica tipico di Fujimoto – non a caso viene a perdere completamente l’empatia democratica del cinema
di Demme per adombrare una disperazione straniante e interrogativa. Che cosa pensano i personaggi di The Happening? Che
cosa vedono quando parlano alla macchina da presa? "Perché mi dice le informazioni un po’ alla volta?" domanda Elliott
al ferroviere. "Perché il tutto è iniziato alle 8.33 ed è finito alle 9.50 del giorno dopo?" chiede poi alla fine il
giornalista allo scienziato. Domande senza risposte. Il più famoso happening di John Cage si intitola Silence e dura
4’33’’. Quello di Shyamalan si intitola The Happening (!) e dura 90 minuti. E’ questo il punto. E quello che succede
dentro il film sono solo indizi. Sono forze. Pennellate.
© 2008 reVision, Carlo Valeri |
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