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Amori E VendetteThe Revengers' Comedies - 1h 45' Due estranei che si incontrano casualmente in treno, una proposta improvvisa che risolverebbe
i problemi di entrambi: il primo ucciderà la moglie del secondo in cambio della contemporanea eliminazione del proprio padre.
Era il 1951 e L'Altro Uomo di Alfred Hitchcock (conosciuto anche come Delitto Per Delitto) esponeva una delle
forme di delitto perfetto care al regista, lo scambio di colpevolezza, con relativi alibi inoppugnabili ed assenza di movente.
Oggi, a quasi cinquanta anni di distanza, ecco una commedia dai toni neri, ma neanche troppo, che sfrutta quel tema immortale
trasferendo l'azione nell'odierna Inghilterra, fra Londra e la campagna circostante. Tratto da The Revengers' Comedies di Alan
Ayckbourn, che di commedie ne conterrebbe in verità due, qui fuse e riadattate, Amori E Vendette segna il ritorno di un
regista che con il suo lungometraggio d'esordio, Pranzo Reale, si era fatto notare per la satira grottesca e spassosa,
Malcolm Mowbray. E se di amori se ne vedono in verità ben pochi, è di certo sulla vendetta, sul desiderio morboso di ristabilire il
"giusto" equilibrio, che poggia l'intera vicenda.
Tutto ha inizio in una tipica notte britannica, pioggia e freddo pungente per intenderci, un uomo in preda alla disperazione che percorre nervosamente il Tower Bridge meditando il suicidio, fino al momento in cui un goffo grido di aiuto non cattura la sua attenzione: una donna, dopo l'ennesimo appuntamento mancato - ma il ponte non era quello giusto! - , si è maldestramente gettata nel vuoto rimanendo impigliata ad una sporgenza, ed ora tocca a lui, abbandonati i propri propositi, metterla in salvo. E' così che i due si incontrano e, festeggiato con una bevuta il ritorno alla vita, cominciano a conoscersi: Henry Bell (un Sam Neill piuttosto amorfo, ma come potrebbe essere altrimenti un puro uomo d'affari londinese?) era un manager felice della posizione acquisita, prestigio, segretaria, buon conto in banca, quando ecco farsi avanti un pericoloso rivale, il viscido Bruce Tick, ed il povero Henry si ritrova licenziato; Karen Knightly (Helena Bonham Carter in un ruolo per lei atipico) è la classica giovane aristocratica viziata e strampalata, il suo amante l'ha abbandonata e lei vede come unica possibile responsabile sua moglie, la perfida Imogen Staxton-Billing (Kristin Scott Thomas, la bella Katherine de Il Paziente Inglese). Cosa fare a questo punto? Karen non è certamente il tipo che si arrende, anzi, la sete di vendetta la divora, e la soluzione più rapida ed indolore è proprio lì, a portata di mano: ci penserà lei a rendere giustizia al suo compagno di sventura, a sopprimere l'orrido Bruce Tick dopo averlo annientato, mentre Henry, dal canto suo, dovrà fare lo stesso con la donna che le ha rovinato la vita. Nessun sospetto, nessun collegamento, la libertà totale di assaporare la propria vendetta, lentamente e con gusto. Ma Henry la pensa davvero come lei, sarà effettivamente disposto a pareggiare i conti quando Karen gli comunicherà di aver svolto il proprio compito e di averlo fatto nel migliore dei modi? O magari si tirerà indietro all'ultimo istante lasciando che gli avvenimenti prendano una piega del tutto differente? Ridurre cinematograficamente una commedia di oltre cinque ore non è un rischio da poco.
Trasformarla in una sceneggiatura che non arriva a sfiorare le due ore significa indubbiamente stravolgerla, snaturarla, effettuare
tagli, eliminare situazioni e personaggi, a favore di uno sviluppo rapido e di una comicità più snella ed immediata. Ed Amori
E Vendette non riesce ad andare oltre le buone intenzioni, qualora ve ne fossero, affidandosi quasi totalmente ad un
terzetto di ottimi interpreti, ma sprofondando, per il resto, nella prevedibilità assoluta. Tutto ha il sapore del già vissuto,
la storia è sfacciatamente trita e ritrita, la commedia, in quanto tale, priva di ritmo ed inventiva. Ci si diverte anche,
indubbiamente, ed alcune situazioni sono indovinatissime, così come l'ambientazione della strana tenuta di campagna dei Knightly
con i suoi pittoreschi abitanti, ma gli stessi protagonisti, principali e non, risultano esageratamente macchiettistici, con
le loro forzature, il loro essere stabilmente sopra le righe, l'ovvietà dei caratteri, tanto da farci preferire a tutti gli
altri la figura sfasata e sognatrice di Oliver, il fratello di Karen, interpretato dal sempre più convincente Rupert Graves,
un ragazzo segnato dalla tragedia che tanti anni prima ha distrutto la sua famiglia ed ora felice di scorrazzare per i corridoi
di casa in sella alla propria moto.
© 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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