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L'Urlo Dell'Odio

The Edge - 1h 57'



Vi ricordate quando, da bambini, la mamma o il papà ci dicevano, per convincerci a mangiare tutto, di non lasciare niente nel piatto, quasi ad assimilare tale spreco ad un vero e proprio peccato? Ebbene, i consigli dei genitori devono avere avuto un effetto deleterio su Art Linson, produttore de L'Urlo Dell'Odio, tanto da spingerlo a mostrare al mondo intero come anche lo spreco, in questo caso di talenti, debba essere supportato da una grande professionalità. Eccolo quindi mettere insieme uno dei più grandi sceneggiatori contemporanei, David Mamet, un promettente regista di origine neozelandese, Lee Tamahori (il suo Once Were Warriors, ovunque apprezzato dalla critica, era stato campione d'incassi in terra d'Australia, superando persino i colossi statunitensi), un cast di primo piano composto da Anthony Hopkins, Alec Baldwin, l'ex fotomodella Elle Macpherson ed Harold Perrineau (il Mercuzio di Romeo + Juliet), una leggenda fra i compositori di musiche per il cinema, Jerry Goldsmith, ed un cast tecnico da Oscar, per ottenere un insulso cocktail annacquato dove un incontrollabile turbinio di passioni e sentimenti, inserito in uno scenario da film d'avventura, dovrebbe avere il sopravvento sulle ancora più incontrollabili forze della natura allo stato selvaggio.

Ci troviamo infatti in Alaska, c'è la solita bella donna che ha sposato un attempato miliardario e c'è l'eterna coppia di amici-nemici, rivali in amore. Charles Morse (Anthony Hopkins) è un intellettuale pieno di soldi e, scopriremo ben presto, di risorse, una sorta di essere onniscente capace di rispondere ad ogni quesito e di uscire indenne da qualsiasi situazione grazie alle mille cose imparate nei suoi libri (la mamma ed il papà ce lo dicevano sempre che era importante leggere...): la sua filosofia è riassunta nella massima "mai provare pena per un uomo che possiede un aeroplano". Robert Green (Alec Baldwin) è un famoso fotografo di moda innamorato della moglie di Charles, intenzionato a tutto pur di liberarsi di un ostacolo indesiderato e di appropriarsi di donna e denaro. Insomma, i due si trovano su di un piccolo aereo che precipita, i loro compagni di viaggio muoiono di lì a poco, e loro combattono finalmente la sfida finale fra neve, temperature polari ed un enorme orso kodiak, affamato di carne umana, che li insegue incurante di miliardi, libri e femmine fascinose.

Ridicoli fino all'inverosimile, inespressivi come due tronchi d'albero dell'Alberta, la splendida regione canadese dove sono stati girati tutti gli esterni del film, Hopkins e Baldwin sembrano vivere un incubo da luna-park boschivo, in cui gli orsi ci inseguono per miglia e miglia senza mai raggiungerci, i morsi della fame e del gelo ci divorano senza mai fiaccare la nostra resistenza e le ferite si rimarginano grazie a chissà quale miracolo per metterci nuovamente in corsa attraverso un nuovo scenario del gioco. Ma qui, in verità, le intenzioni di regista e sceneggiatore sarebbero ben altre, sicuramente più profonde, quelle, cioè, di mettere in evidenza il conflitto psicologico prima ancora che fisico fra i due uomini, ed allora non ci resta altro che ringraziare, come la Twentieth Century Fox ed i produttori fanno nei titoli di coda, l'orso Bart per la sua alta interpretazione e, soprattutto, per essersi prestato, ignaro del risultato finale, a partecipare ad una produzione non degna delle sue indubbie qualità.

© 1998 reVision, Carlo Cimmino



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