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Unbreakable - Il PredestinatoUnbreakable - 1h 46'
Regia: M. Night Shyamalan Con Unbreakable - Il Predestinato riesce al sodalizio fra il regista M. Night Shyamalan e la star Bruce Willis di chiarire le buone
intenzioni apprezzate ne Il Sesto Senso, e insieme di manifestare i limiti intrinseci di un progetto narrativo schiavo del capovolgimento finale.
Quanto alle prime, sono sufficienti le due scene che aprono il film a segnare punti a favore di Shyamalan; conosciamo qui i due caratteri opposti che nella vicenda sono
apparentemente destinati a cercarsi e riconoscersi: Elijah Price (Samuel L. Jackson), nero e sofferente di una rara malattia delle ossa che lo rende eccezionalmente fragile;
David Dunn (Willis), bianco e invulnerabile. Di Elijah vediamo il momento della nascita, con un pianto dirotto che annuncia tutta la disperazione a venire; il piano-sequenza,
che piacerebbe a Robert Altman, si organizza intorno ad un grande specchio che consente alla regia di raggiungere i personaggi mediante carrellate ottiche imprevedibili,
che svolgono la funzione di collocare in un quadro "normale" (una nascita) l'elemento inaspettato: in questo modo il pianto "normale" del nascituro, sintomo di benessere, può
trasformarsi nel suo contrario spiazzando chi guarda. E' con un gesto ugualmente intrigante, la filata fra i poggiatesta di uno scompartimento ferroviario, che Shyamalan
introduce il protagonista David impegnato in un tentativo di seduzione "da treno": anche questo piccolo blocco autosufficiente possiede una soluzione che disorienta sottilmente
lo spettatore, e soprattutto lo spinge a sorridere delle innocue bugie necessarie al flirt (più avanti, nel film, la verità e la menzogna avranno un altro peso).
Sembra evidente che la regia imponga a Willis una recitazione sottotono, come già avveniva ne Il Sesto Senso; anche qui il personaggio è un uomo solitario che intrattiene un rapporto privilegiato con un bambino-medium, una strana figura che cambia il verso (di nuovo un'inversione semplice) alla comunicazione fra umano e soprannaturale, per cui il figlio di David è il tramite (come si evince dalla scena del sollevamento pesi) di un flusso che muove dal mondo reale in cui agiscono tutti i personaggi del film al mondo trascendentale in cui si annidano le forze che rendono ognuno ciò che è, in una varietà di situazioni che hanno agli estremi Elijah-uomo-di-vetro e David l'indistruttibile (traduzione letterale del titolo originale Unbreakable, al quale i distributori italiani hanno pensato di aggiungere l'attributo di "predestinato"). Il linguaggio del fumetto americano, che nutre la fervida immaginazione di Elijah, richiama alla mente il concetto freudiano di "onnipotenza del pensiero" che, proveniente
dalle credenze popolari e dalle superstizioni, si manifesta in un'attività fantasmagorica capace di attribuire a sé e ad altri addirittura un destino prestabilito; inoltre
il profilo morale dei due personaggi principali di Unbreakable - Il Predestinato deriva dai supereroi Marvel i quali, come ha visto lo spettatore di X-Men,
per quanto dediti alla causa del Bene possiedono un lato oscuro, e così accade simmetricamente agli antagonisti, la cui frequentazione del Male non è esente da dubbi laceranti. Il racconto si allontana un poco (ed è un pregio) dai toni millenaristici e New-Age del film precedente (pur mantenendo le assonanze cristologiche), mentre indulge forse troppo nel darsi una patina dark di maniera; interessante, invece, è il montaggio di Dylan Tichenor (che ha lavorato in Magnolia e Boogie Nights), specie quando isola intere sequenze in lunghi blocchi autonomi, fermando il tempo quel tanto che basta a trasmettere il senso voluto, in una tendenza critico-espressiva che possiamo credere autentica. Per il resto, la sospensione e l'ambiguità che sono evidentemente care al regista pagano più di un tributo alla macchina commerciale, come si avverte in un finale che vorrebbe gettare sui personaggi una luce chiarificatrice (come è sempre la Luce Morale) e come soprattutto si evince dalle brutte didascalie "normalizzanti" che scorrono sui titoli di coda, a vegliare sulle nostre anime candide e sulle nostre menti. © 2000 reVision, Luca Bandirali |
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