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L'Ultimo SognoLife As A House - 2h 04'
Regia: Irwin Winkler In uno dei più romanzi più noti sul mondo del cinema, "Gli ultimi fuochi" di Fitzgerald (anche un film di Elia Kazan con De Niro),
si legge che "non esistono secondi atti nella vita degli americani" - considerazione affatto amara probabilmente suggerita da una certa confidenza col fallimento -
assunto che la storia del melodramma cinematografico invera perfettamente e che il post-melodramma hollywoodiano rovescia nel simmetrico assunto "esistono solo secondi
atti", o atti unici, primi e ultimi. Questo vale anche per L'Ultimo Sogno, melò con Kevin Kline, che il pubblico conosce come attore brillante (Un Pesce Di Nome Wanda); rispetto al titolo originale (Life As A House, "La vita come una casa"), quello italiano sacrifica l'artificio retorico accordandosi sui toni del film: non la vita, ma l'ultimo sogno prima della morte. E' curioso come Irwin Winkler, produttore-regista non certo prolifico, si trovi con frequenza a filmare personaggi messi ai margini (dal maccartismo, da un handicap, dalla malattia), uomini intorno ai quali si produce un vuoto; i suoi film finiscono sempre col raccontare come si colma questa distanza. Narrazioni fortemente prevedibili, in cui l'imprevisto non si annida nell'immagine, luogo rassicurante delle certezze, ma nella parola: non vediamo il protagonista morire, ma ce ne viene data la notizia. L'Ultimo Sogno vorrebbe armonizzare la parabola ascendente di Sam, figlio adolescente di George (racconto di formazione), con la curva discendente del padre, ma sotto la spinta di queste forze la struttura vacilla, e i personaggi di contorno non legano. La casa da costruire davanti all'oceano, introdotto come scheggia di lotta di classe, diventa poi un simbolo della riconciliazione universale, con l'accento chiaramente spostato non sull'oggetto in sé, ma sulla sua edificazione. Se ci si separa per tutto il corso della visione dal destino dei personaggi e dall'ideologia che li muove, ci si confronta con un cinema di connotazione, a tratti brutale, in cui emerge il corpo non-morto di Kline, unico a prendersi sul serio fra tutti i professionisti del cast. Troppo poco? © 2002 reVision, Luca Bandirali |
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