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Marianna Ucria



Tratto dal romanzo di Dacia Maraini "La lunga vita di Marianna Ucrìa", il film di Faenza racconta la storia di una giovane donna di cui seguiamo la vicenda da quando, bambina di 12 anni, diviene precoce sposa e madre. Chiusa nel suo mondo di silenzio, Marianna conduce la sua lotta personale e individuale, come donna e come sordomuta (e quindi "creatura inferiore" secondo la cultura corrente) contro la società stagnante e repressiva di una Sicilia agli inizi del '700.

Assunto come emblema di un problema atavico proprio della Sicilia, il silenzio rappresenta soprattutto la mancanza di comunicazione che, sebbene tipica di quel tipo di società convenzionale e omertosa raffigurata nel film, è anche questione molto attuale nel nostro momento storico. L'incomunicabilità resta quindi il tema centrale del film, così come lo era nel romanzo, e profonda resta la consapevolezza da parte del regista, trasmessa agli spettatori, che l'interiorità di Marianna è ricca di profonde emozioni, difficili da esprimere nel film, dove manca il mezzo del monologo interiore usato in letteratura, che in questo caso non poteva essere tradotto in voce fuori campo, ma trasmesse dal mezzo peculiare del cinema, l'immagine. Molte sono infatti le scene, rese con accurata delicatezza, il cui intento è quello di rendere tangibile il mondo di Marianna, che è appunto un mondo pieno di immaginazione, di sensibilità e intelligenza, e il suo silenzio risuona dolce e malinconico e trasmette umanità e comprensione; è quindi molto più comunicativo il suo silenzio di quanto non lo siano le poche parole istituzionalizzate e scontate di quasi tutti gli altri personaggi, e soprattutto quelli della sua famiglia, chiusi nel loro solipsismo fatto di colpe e paure, depositari di un segreto orrendo che la riguarda.

Molto curato nella messa in scena e nei costumi il film riesce abbastanza a trasmettere l'emozione e la tensione di questa storia particolare. Delusi rimarranno coloro che, dalla locandina o da qualche frase promozionale del film, si aspetteranno una storia d'amore, un colpo di scena che porterà alla scoperta del vero amore...Sarà questo un lusso che Marianna si concederà appena e in maniera tutta sua, ma non da questo dipenderà la sua felicità che sarà soddisfatta soltanto quando riuscirà ad incamminarsi verso la propria libertà, affrancata da convenzioni e ipocrisie.

L'interesse del film risiede anche in una certa ricerca storica. Faenza ripropone infatti ancora una volta, come nei suoi ultimi due film, Jona che visse nella balena e Sostiene Pereira, una storia del passato, che egli ritiene intimamente collegata al nostro presente, o profondamente attuale. Affascinato dal tema della memoria egli è infatti del parere che sia compito della televisione raccontare l'attualità con la cronaca, che paradossalmente viene subito superata e dimenticata, e compito del cinema rielaborare criticamente il passato.

Cast di attori d'eccezione, dagli attori protagonisti alle figure minori. Breve interpretazione dell'intramontabile Philippe Noiret, nonno benevolo e intelligente, eccezionale maschera tragica Roberto Herlitza, attore prevalentemente teatrale, nel ruolo dello zio-marito; una Laura Betti nel suo splendore è la nonna, una Laura Morante volutamente sfiorita la madre; il gentiluomo colto e sensibile che stringe un profondo legame di amicizia con Marianna è un accattivante attore francese, Bernard Giraudeau, per finire con l'intensa interpretazione della protagonista, Emmanuelle Laborit, innamoratasi del personaggio di Marianna fin dalla lettura del libro della Maraini e intenzionata a tutti i costi a interpretarla nel film; notevole la naturalezza della dodicenne Eva Grieco, ballerina, nella parte di Marianna bambina. Più bello che bravo Lorenzo Crespi nella parte di Saro.

© 1997 reVision, Raffaella Mastroiacovo



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