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I Significati Incerti



Barry Egan (Adam Sandler) è una "brava persona", ma il destino sembra accanirsi contro di lui, soprattutto a partire dal momento in cui telefona ad un telefono sexy, mettendo a rischio lavoro e "grande amore". Ma al di là del ricatto organizzato dai gestori di una linea sexy, c’è un complotto più sottile e meno decifrabile, che a che fare con parole che non dovrebbero essere pronunciate, con (false) dimostrazioni d’affetto, con un mondo che non va nella direzione giusta.
Ubriaco D’Amore è una commedia che ci dice quanto è semplice smarrire improvvisamente il nostro posto nel mondo: si crede di essere qualcuno, si difende il proprio posto con accanimento e infine si scopre di non essere mai stato nessuno, di non aver mai rappresentato nulla. L’inquietudine allora viene proprio da qui: non tanto dalle minacce esplicite, quanto da un venir meno delle certezze più incrollabili, dall’affiorare di un mondo ostile soprattutto perché non ha presagi da offrire, non ha messaggi da offrire. Barry Egan, in fondo, non ha nemici, c’è soltanto da capire perché tutto improvvisamente va storto. Ma la vera minaccia viene proprio da qui: dal mondo che improvvisamente va storto, dagli oggetti che improvvisamente assumono un’aspetto surreale, dai soliti gesti che improvvisamente restituiscono un significato altro da quello previsto. Perfino Lena (Emily Watson), il "grande amore", può pronunciare battute inquietanti, può essere parte del grande complotto.

Ubriaco D’Amore è un grande film surreale, dove non c’è nulla che stia veramente al suo posto e tutto ci parla di un mondo che può fare a meno dell’uomo, dove tutto ci parla di un uomo che non conosciamo, ridotto a cosa, a strumento di un disegno più grande di lui. Al punto che ciò che è umano diventa una possibilità tra le tante, probabilmente destinata ad essere sconfitta da un disegno che non la prevede, che la considera un’eccentricità.
Certo, alla fine il "grande amore" sembra trionfare e il viaggio risolutivo alle Haway sembra sciogliere l’intreccio in una direzione in qualche modo prevedibile. Si tratta, però, soltanto del trionfo di una volontà incrollabile, non di un disegno positivo che fa affidamento su un pensiero in qualche modo coerente, su una visione del mondo "affidabile" e coerente con se stessa. Per cui è possibile dire che, nonostante il lieto fine, Barry Egan esce sconfitto dalla prova, dalla lotta con un mondo che non è contrario ai nostri disegni e più semplicemente ha smesso di fare affidamento sulla nostra intelligenza, sui nostri falsi o veri valori.

© 2003 reVision, Marco Marinelli