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Ubriaco D'AmorePunch-Drunk Love - 1h 35'
Regia: Paul Thomas Anderson C'è un'urgenza impressionante, dolorosa, nei confronti della percezione perduta. O
quella di un ubriaco (fortunatamente chiave di lettura fornita anche dal titolo italiano), la cui percezione è appunto
"imbevuta" di altra verità, poi quella di "in vino veritas" e così via. In latino "matto"
(il dare di matto di Barry), anzi "mattus" è una forma abbreviata di "madidus", vale a dire "imbevuto".
Dal francese "mat", di colore non lucente. La lotta di colori, rumori e suoni, segni immagini, espressioni nel film di Paul
Thomas Anderson è una vera e propria tavolozza di significazione, dove si mescolano come in un laboratorio di pittura-scultura
elementi vari di una piattaforma di lancio per le creature cose e persone che passano. Così la materializzazione di un oggetto
è un processo psicologico di emersione. La comparsa improvvisa, accidentale, dell'harmonium corrisponde a una possibilità
di armonizzare i suoni/colori dell'esistenza. Ma non basta imparare ordinatamente lo spartito della sinfonia individuale. Sono in gioco
le disarmonie, i contrasti, gli scontri infiammati tra persone, le costruzioni sempre più metafisiche/artificiali di un sistema
economico che lacera, divide la comunicazione, la controlla con strumenti agghiaccianti. Se per Anderson c'è un evento fondamentale
nell'intrecciarsi delle storie, come in Magnolia era la pioggia di rane e qui la caduta dell'harmonium, l'altra
parte del racconto è attraversata da un sentimento prevalente di dolore associato alla pazzia dei meccanismi perversi di una
"società umana" non più riconoscibile nella sua intima stoltezza.
"Pazzo" è la forma abbreviata del latino "patiens", cioè sofferente. Si tratta di una condizione ineliminabile, che ciascun vivente riconosce in sé, come condizione perpetua. Ma il film tende a dimostrare la situazione ambigua di chi infligge ulteriore sofferenza a questo male, ovvero automaticamente lo replica, senza neppure rendersi conto di azionare un ingranaggio penoso e insopportabile per chi ancora tenta di resistere e di vedere le cose nel modo in cui si mostrano veramente. La nevrosi di Barry consiste proprio in questo tentativo: continuare a vedere la follia dei gesti quotidiani dell'uomo, degli stereotipi allucinanti che la società dei consumi elabora ad ogni livello, perfino quello della vendita di particolari strumenti di pulizia dei water, i quali devono soddisfare la necessità di performance che è chiesta a tutti: essere belli, originali, infrangibili, perfetti, ma si tratta solo di strumenti per la pulizia dei bagni! Allora è chiaro come l'isterismo si eleva dal piccolo al grande fino a contaminare tutto il sistema. Le campagne di pubblicità
con le loro innumerevoli offerte sono così pervasive e confuse da imbambolare chiunque. Non Barry che resiste e continua a vedere
le cose come stanno, continua, e scopre quegli errori stupidissimi per cui le campagne di marketing regalerebbero milioni di miglia aeree
con i buoni acquisti Health's Choice di poche migliaia di dollari. La vista/udito in Barry è ancora vigile, come quella di Tati
in Playtime, accoglie il mondo nella sua stratificata dimensione di follia di colori/suoni. Ma alla fine l'unico a rischiare la
vera follia, vale a dire la solitudine e la depressione, è proprio chi legge i segni dell'isteria, chi continua a non ignorarli
a non adattarsi come tutti gli altri. Un suono, una parola, un colore, una immagine sono elementi che possono far scattare la reazione
furiosa in Barry (come la distruzione impulsiva di un gabinetto, guarda caso). Il "finocchietto" che evoca tutto il mondo di
rapporti tra sé e le sette sorelle, dilaniante precipizio che lo condanna ad una incomunicabilità totale, con quelle arpie
che sembrano catturare ogni piccolo gesto di tutto. Anche quando rivela la sua condizione di sofferenza al marito dentista, quest'ultimo
si lascerà scappare il segreto con la moglie. Ha fatto proprio bene Barry a distruggere con violenza la vetrata in casa della sorella.
Naturalmente l'ebbrezza d'amore (non successiva dunque) non riguarda solo l'incontro di Barry con Lena, il bisogno d'amore/d'amare è asfissiante e logorante allo stesso tempo perché sempre qui ed ora, come il tentativo fallito di una comunicazione attraverso la hot line. L'universo polimorfo di Anderson è solcato da innumerevoli segnali che sono sempre più voci raminghe su un abisso, dei personaggi in fuga testimonianza di un'apocalisse già avvenuta nella mutata percezione umana, nel rapporto che ci lega agli altri e alle cose, alla verità che appare invalidata da una condizione sempre più fluttuante, in cui mancano i punti di riferimento. Nel mondo di Anderson si ha la sensazione angosciante di un presente disordinato nella sua condizione di simultaneità. Anderson, come nei suoi precedenti film, mantiene ugualmente vivida la possibilità di avvicinarsi al Mistero della Bellezza smascherando dolorosamente la realtà (con il cinema "romantico" e la solidarietà) attraverso i numeri (o la numerologia segreta di "quattro", "sette"), le apparizioni enigmatiche, i suoni sconnessi, vagando coraggiosamente negli spazi vacui e nei luoghi più estranei ed alieni della nostra civiltà, come gli uffici ingessati nell'abito blu, le abitazioni omologate, i supermercati vitrei. © 2003 reVision, Andrea Caramanna |
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