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Tutto Su Mia MadreTodo Sobre Mi Madre - 1h 41'
Regia: Pedro Almodovar La classicità degli ultimi film di Pedro Almodovar è strabiliante se si rammentano le prime opere del regista spagnolo, splendidamente
immature e ricchissime di invenzioni stilistiche (qui abbiamo solo la soggettiva del diario su cui cala la penna). Diventato famoso soprattutto per la carica eversiva
dei suoi personaggi anticonformisti e per affrontare le tematiche sessuali da punti di vista inediti e dissacranti, nondimeno per il ruvido sarcasmo sociale, con
Tutto Su Mia Madre Almodovar conferma di essere ormai autore maturo, mettendo in scena con la semplicità del cinema classico (uno dei pochi registi in grado di
farlo è Clint Eastwood) una potente rielaborazione del melodramma, citandolo direttamente, omaggiando attrici, ma più in generale tutte le donne, intessendo un'intensa
storia di sentimenti. Ma Tutto Su Mia Madre non è solo questo, è anche una profonda riflessione sul corpo, sulla procreazione umana, dalla morte, l'elettroencefalogramma
piatto, all'espianto di organi, un cadavere che dona la vita a un altro organismo; il veloce disfacimento del corpo, per il virus dell'Aids o la malattia del morbo di
Alzhemeier.
I protagonisti di questa avventura, l'avventura della vita, sono quasi esclusivamente donne, creature appassionate, in continua lotta per la sopravvivenza, appassionate e generose fino all'autodistruzione. La passione amorosa è costata cara sia a Manuela (Cecilia Roth) sia a Rosa (Penelope Cruz). Entrambe hanno avuto un figlio da Lola, un uomo che ha deciso di diventare donna, e che vediamo solo nell'epilogo, ma non c'è alcuna condanna nei suoi confronti, le donne perdonano l'arroganza, l'egoismo maschile, accettano il terribile presente con i suoi dolori e i lutti, per guardare ad un futuro migliore, all'inizio di una nuova vita, al neonato. La saggezza delle donne di Almodovar si configura addirittura come un'inevitabile metamorfosi del genere umano. Una necessaria femminilizzazione: il genere maschile è ormai in declino, quasi incapace di slanci vitali, il transessuale diventa la sintesi possibile, la vera autenticità da conquistare grazie alle operazioni di chirurgia estetica. Una fisicità che si può acquistare con silicone e plastica che diventano pezzi di carne, come rivela nel divertente monologo Agrado, perché in fondo si può essere autentici solo quando si assomiglia a quello che si è sognato di essere nella vita. Nel titolo del film s'incrociano i percorsi letterari e le citazioni di altri film. Innanzitutto l'All About Eve di Joseph L. Mankiewicz (titolo italiano Eva Contro
Eva), lo vediamo sullo schermo televisivo, la scena in cui Anne Baxter entra nel camerino di Bette Davis. Come tutto su Manuela, madre di Esteban che morirà per un incidente,
casuale, ma non tanto, perché legato a un altro personaggio femminile, la grande attrice Huma Rojos (Marisa Paredes) della piece "Un Tram Chiamato Desiderio" del drammaturgo
Tennessee Williams, vero esperto in psicologie femminili e condizioni umilianti di donne, dominate da ostili presenze maschili. Nel dramma teatrale Huma è l'alter ego di
Bette Davis, come lei fumatrice incallita, che ha ottenuto il successo e la fama, ma consapevole che quando ci si abitua al successo, neanche te ne accorgi. La sequenza
dell'incidente di Esteban cita La Sera Della Prima di John Cassavetes, nel quale una fan è investita da un'automobile, mentre gli attori sono appena usciti dal teatro,
il pensiero va a Gena Rowlands (anche lei attrice con problemi d'età). Gli omaggi continuano nei confronti di Fedora di Billy Wilder, l'ossessione per un corpo di
attrice che si corruga per la vecchiaia, senza dimenticare l'amore del giovane Esteban per Truman Capote, la "Musica per camaleonti", che ispirerà l'affettuoso diario
sulla madre.
© 1999 reVision, Andrea Caramanna |
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