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Viaggio Senza RitornoTruth Or Consequences - 1h 41' Potremmo definirla moda, forse presunzione, a volte consapevolezza delle proprie capacità o
dei limiti di consumati mestieranti, fatto sta che mai come in questi ultimi anni avevamo assistito ad una così pressante
necessità da parte di giovani attori di passare dall'altra parte della macchina da presa. Abbiamo infatti appena assaporato il felicissimo
esordio di Vincent Gallo con il suo Buffalo '66, ed
ecco Kiefer Sutherland, figlio d'arte ed ormai consumato attore, pronto a vestire anche lui i panni del regista. Una prima
esperienza, a dire il vero, già l'aveva fatta con Last Night, film per la televisione a cui la critica americana aveva
riservato grandi onori, ma il passaggio al lungometraggio, si sa, è tutt'altra cosa e questo Viaggio Senza Ritorno, grazie
anche ad un soggetto fra i più prevedibili, si presenta come un vero e proprio concentrato di banalità: c'è l'amore, la voglia
di riscatto di due giovani, di lasciarsi alle spalle il passato e farsi una nuova vita, ci sono le loro scelte sbagliate ma
inevitabili e pistole, fucili, mitragliatori, pallottole, pallottole, pallottole.
Raymond Lembecke (Vincent Gallo) è un delinquentello da quattro soldi che si è fatto due anni di carcere per proteggere lo spacciatore per cui lavorava, senza averne, una volta uscito, nulla in cambio. Raymond ama Addy (Kim Dickens, una sorta di Beatrice Dalle americana che, sempre al fianco di Gallo, aveva esordito in Palookaville), vuole scappare con lei in Messico e si lascia coinvolgere nel più facile dei colpi. Ma sappiamo bene come vanno queste cose e Curtis, ex compagno di prigione di Ray dal grilletto facile, chiaramente drogato e dalla salute mentale non poco preoccupante (lo stesso Sutherland), trasforma la rapina in una strage con tanto di poliziotto morto. Comincia così la solita fuga con ostaggi (il road movie di questi tempi sembra essere sempre in agguato) accompagnata dalle solite canzoncine a metà strada fra il rock ed il country, mentre i nostri tentano di vendere una partita di droga ad un temibile boss di Las Vegas (Rod Steiger) e, fra una sparatoria e l'altra, si ritrovano inseguiti da poliziotti di ogni tipo, malavitosi e, come se non bastasse, dall'implacabile Sir, il buon vecchio Martin Sheen in versione vendicatore. Il biglietto da visita di Kiefer Sutherland, insomma, non è di certo dei migliori e la sua regia, dopo un inizio pieno di buone intenzioni ma dai risultati opinabili (le atmosfere romantiche non fanno decisamente per lui), si lascia trasportare dall'inconsistenza della storia verso il nulla assoluto, in un vero e proprio "viaggio senza ritorno", laddove dietro ogni esplosione ed ogni più piccolo sparo c'è comunque qualcosa che fa acqua da ogni parte, e quando non è la storia d'amore triste e senza speranza fra Ray ed Addy è l'ancora più infelice analisi psicologica dei personaggi che raggiunge il suo culmine nel raffronto, dapprima a distanza poi sempre più da vicino, fra la coppia sbandata Ray-Addy e la coppia conservatrice e moralista Gordon-Donna, i due ostaggi, lasciando scivolare l'intero film sempre più velocemente verso il ridicolo. © 1998 reVision, Carlo Cimmino |
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