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The Truman Show1h 43' Film atipico di questa fine secolo sempre più ambigua, nel suo rapporto con i media, o meglio
con la multimedialità che avvolge completamente la società in cui viviamo.Prime riflessioni. Ricordate appena un anno fa la morte di Lady Diana, la copertura strabiliante dei media, l'idolatria per un'icona che spariva dal mondo eppure vi si manifestava prepotentemente, rivelava nuovi orizzonti nel coinvolgimento della popolazione mondiale. Pensiamo poi alle ultime vicende del presidente Clinton, svergognato su Internet, mentre degli anonimi si mettono in mostra ventiquattro ore su ventiquattro davanti a una telecamera, la famosa Jenni cam è già il prototipo del nostro Truman (che è il nome, sarà un caso, di un presidente). Scenari davvero impensabili solo qualche anno fa. La storia di Truman svela l'ossessione di fine millennio: la perversione per scoprire il vero, ma non si tratta semplicemente dei già noti snuff movies. È già qualcosa di più, un sentimento che si espande a macchia d'olio. C'è da un lato anche la reazione, la paura dell'essere continuamente spiato e osservato. I satelliti possono controllarci in ogni momento e le nostre carte di credito, i nostri numeri di telefono, i nostri indirizzi sono tutti sotto il controllo di quakcuno (perché ci arriva a casa posta da mittenti sconosciuti?) The Truman Show elabora in immagini filmiche sia le paure orwelliane, che le ambizioni di onnipotenza di chi è a capo del controllo, cioè dei media. L'avevamo già visto con Sesso e Potere di Levinson dove i media osavano l'incredibile per coprire le malefatte presidenziali e qualche giorno dopo la realtà aveva già superato il film. The Truman Show è scritto da Andrew Niccol, che ha un peso importante nella buona riuscita del film. Lo scrittore e regista
di Gattaca, qui continua con lucide ipotesi futuribili.
In Gattaca era il codice genetico a condizionare la vita
di un individuo e di determinare a volte anche la sopravvivenza, in The Truman Show, c'è ancora l'ossessione per il controllo.
Il regista Kristof che dirige uno studio grande quanto una città e che è visibile dallo spazio come la Grande muraglia cinese,
può davvero tutto. Decide le sorti della vita di Truman Burbank. Il suo lavoro, la moglie, la perdita traumatica del padre
annegato, sono il frutto delle suggestioni sulla mente semplice di Truman. Quando si ha a disposizione un sole, una luna,
il mare, si può decidere quando è giorno, quando è notte e quando gli elementi della natura possono scatenarsi, allora il sogno
di onnipotenza è davvero realizzato per Kristof, che si rammarica per il ravvedimento di Truman e tenterà la sua carta finale
dicendo che il mondo creato da lui per Truman non è meno reale di quello vero.
La soap opera può continuare solo con la complicità di un pubblico ormai corrotto, che non sente la responsabilità della propria
perversione.
Ma Niccol e Weir sono in fondo ottimisti. E se da un lato credono nelle capacità di Truman, in grado di svelare la falsità del
mondo in cui vive, d'altra parte anche una parte del pubblico è consapevole dell'abiezione del programma.
Jim Carrey è perfetto nel suo primo ruolo serio, è grandissimo nelle espressioni in cui la miscela di comicità e tragedia è
davvero irresistibile.
Peter Weir conferma le sue doti di gran narratore, poiché la forza di The Truman Show è anche nel ritmo, e nella gestione
eccellente di tutti gli interpreti.
© 1998 reVision, Andrea Caramanna |
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