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Il Genio Della Truffa

Matchstick Men - 1h 56'

Regia: Ridley Scott



Diabolico truffatore, Roy è affetto da una miriade di nevrosi e manie: apre ogni porta tre volte, mangia solo tonno, pulisce i vetri a specchio, cammina scalzo per la casa... Poi, un bel giorno, Roy si scopre padre di una ragazzina di quattordici anni. Vita e "lavoro" piombano nel caos, ma i disturbi sembrano scomparsi...
Riassunto della puntata precedente (Confidence): se ogni film è sempre un gioco, i film sulle truffe sono un gioco d'azzardo, dove ogni sequenza può raddoppiare la posta o scoprire il bluff. Preso in questa fiduciosa sfiducia, la tattica dello spettatore sarà di credere sapendo di non doverlo fare, di guardare ogni scena come si stira una nuova mano di poker: ennesimo imprevedibile risultato di un numero finito di combinazioni. Cosa dire in più? Che Il Genio Della Truffa mette in campo uno spreco di stile, un dispendio di invenzione visiva assolutamente esagerato rispetto all'effettivo valore del film. In ogni immagine scopri un montaggio aguzzo, una luce sofisticata, un marchio d'autore... Ridley Scott potrà girare un'inquadratura (o un film) inutile, ma è incapace di girarne una brutta. In fondo, Ridley è come Roy: in qualunque film si trovi, l'importante è che tutto sia pulito e ogni cosa sia al suo posto. Uno stile che si fa anche acuta citazione di stili altrui: le riprese accelerate in funzione soggettiva, per esprimere le fulminee esplosioni del protagonista, sono infatti un implicito omaggio a Scorsese, che in Al Di Là Della Vita dipingeva gli isterismi di Nicolas Cage con la medesima tecnica.

E per una trama che ripete moduli già visti (gli imbrogli in famiglia di Paper Moon), anche l'amabile Cage replica il suo consueto pazzoide oltre l'orlo di una crisi di nervi, certo che sul più bello potrà finalmente agitare forsennato le braccia e strillare al cielo con gli occhi spiritati: numero che accomuna indistintamente Stregata Dalla Luna, Arizona Junior, Cuore Selvaggio, Omicidio In Diretta, Face Off... Il suo Roy cade in pieno nella trappola perché i veri grandi bugiardi credono sempre alle bugie degli altri, e la cartina tornasole di tale atteggiamento sono proprio i tic. Escono allo scoperto, sul suo volto e in ogni angolo del suo corpo, quando si tratta di ingannare il prossimo; svaniscono per magia quando l'ingannato è lui: quando decide, per la prima e ultima volta nella sua vita, di non recitare una parte, o meglio di recitarne una (il padre premuroso e burbero) consentita dalla legge.
Il Genio Della Truffa è cinema frizzante, ben oliato, che però non raggiunge mai quella struggente alternanza di dramma e burlesco che Spielberg seppe creare con Prova A Prendermi, la più ammirevole giostra d'inganni delle ultime stagioni. Il giorno che il suo pregevole talento tecnico riuscirà a farsi creatività autoriale, Scott diverrà finalmente il maestro di cinema che molti vedono in lui da tempo. Per adesso, invece, resta solo un sopraffino formalista.

© 2003 reVision, Dante Albanesi