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Le Tre Sepolture

The Three Burials of Melquiades Estrada - 2h 01'

Regia: Tommy Lee Jones



Le Tre Sepolture di Melquiades Estrada. Si chiama così il messicano, assassinato dalle ottuse fucilate d’un americano bianco. Ha un nome il messicano, ha un volto, perfino ridondante nel film, sovraesposto alla commozione, alla partecipazione di un rito funebre di espiazione: per questo il tre, come tre rosari ed ave maria di penitenza. Eppure sparisce, almeno il nome, nel titolo italiano. Gioco al massacro, infinito, di rimozioni consce ed inconsce. Di sensi di colpa sotterrati da tonnellate d’ignoranza, insensibilità o irrefrenabile paura dello straniero. Nel primo film di Tommy Lee Jones da regista, il lembo di territorio statunitense è la stessa frontiera straziata di Traffic di Soderbergh (dove passavano solo le droghe e non gli uomini) o la più sordida e beffarda di Sam Peckinpah. Dove il destino è profondamente diverso per chi nasce da una parte o dall’altra. Al di qua della frontiera, nell’ennesima provincia anonima americana, sembra davvero non cambiare mai nulla. Territori neutri, desolati, attraversati da centinaia di auto, centri commerciali, caffè, dove s’incrociano le storie quotidiane. In Le Tre Sepolture c’è un "quadro" deprimente sullo stato di salute degli affetti umani: inesplorati, consumati, connessi a un’ora di svago dalla noia pervasiva, adulteri stanchi, o amplessi animaleschi tra marito e moglie; Mike che penetra da tergo Lou Ann mentre guarda la soap opera televisiva, un raptus lontano anni luce dalla più piccola emozione relazionale (vissuta in comune). Così il nostro buon soldato Mike è intento alla lettura di una rivista porno, ma proprio quando sta per masturbarsi degli spari lo fanno sobbalzare. Con i pantaloni bassi non farebbe una gran figura: dovrebbe sorvegliare gli emigranti con i quali già è stato duro, dando qualche legnata di troppo. Appena il tempo di ricomporsi e Mike spara un colpo di "difesa" contro Melquiades che cercava solo di beccare un coyote, Melquiades cade a terra raggiunto da un proiettile che neanche sa da dove e perché partito... Il resto è la storia triste di tutti gli omicidi di poveri sconosciuti. Tanto che la prima sepoltura di Melquiades avviene senza alcuna pubblicità. Può bastare sulla tomba fittizia: "Melquiades, Messico".

Nel film Tommy Lee Jones dimostra l’assunto contrario. Attraverso un road movie ossessivo con testa di Garcia al seguito, il cadavere di Melquiades in continua decomposizione, ci obbliga a rivedere quella morte, ad averla davanti agli occhi giorno e notte, a subirne il fetore, l’orrore della devastazione delle carni, tanto che i capelli quasi si scioglieranno nelle mani di Pete, nell’ultima pietosa ricomposizione del cadavere. Parabola sullo sguardo militare americano che vede solo obiettivi strategici e mai le vittime delle stragi di guerra d’ogni giorno. Non sarà agli Oscar Le Tre Sepolture, per la semplice ragione che è un film scomodissimo. Dice esattamente - grazie alla sceneggiatura al vetriolo, già premiata a Cannes, di Guillermo Arriaga, quello di 21 Grammi e Amores Perros - che il popolo americano è una civiltà rozza, corrotta e razzista, confina e uccide gli immigrati, compie di tutto per mantenere intatti i propri interessi, vedi la complicità dei poliziotti che fanno sparire il cadavere e inquinano le prove dell’omicidio.
Le Tre Sepolture è un viaggio infernale nella lucidità di uno sguardo che ha il coraggio di guardare dritto i colpevoli della Storia, sottraendosi alla indifferenza comune. Da solidarietà e pietà possono e devono nascere (oggi) travolgenti sentimenti di rivolta. La bellezza ostinata di inseguire la civiltà. Pete lo fa in modo brusco con Mike. Conducendolo verso una possibile "redenzione" o almeno la consapevolezza della vita vera. Lontano dal Texas le penombre del western di Peckinpah sono ancora più lunghe e drammatiche. La presenza di un cieco che aspetta la morte è tra le visioni più desolanti viste negli ultimi anni, e rammarica soprattutto l’incapacità in un essere umano di redimersi con propri mezzi, ma soltanto con la valorosa avventura di nuovi cowboys come Pete/Tommy Lee Jones.

© 2006 reVision, Andrea Caramanna