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Transamerica1h 43'
Regia: Duncan Tucker Un viaggio nel corpo, attraverso il corpo, che non risponde a tutti gli impulsi, alle pulsioni sessuali. Il corpo di Bree è già abituato all'esercizio di
pratiche "trans", che superano le procedure ordinarie del genere maschile e femminile. Un transessuale è abituato a tutte le performance minime del corpo: da un sopracciglio troppo
basso, allo smalto delle unghie, allo stato dei capelli, figuriamoci alla diffusione di peli su bacino e cosce!La stratificazione di maschio e femmina, l'apparenza femminile fatta di stratagemmi sono elementi che danno molta energia al film. Senza peli sulla lingua: una pisciata alla femminina in cui si scorge il pene dallo specchietto retrovisore, il volto di Bree che cedendo agli ormoni naturali nel corpo, ritorna quello che non può essere secondo la mente, il corpo dell'attrice Felicity Huffman che è impegnato in una metamorfosi continua (peccato il doppiaggio della voce). Cos'altro ci importa della ricognizione intorno all'ennesima famiglia disastrata, annullata dall'impossibilità di accettare diversità nel proprio egoistico seno? E a chi importa se il figlio di Bree, Toby, diventa di nuovo figlio e nipote e tutto sembra poter riordinare l'organigramma familiare tanto esaltato, sì da far riaffiorare il lato più consumistico, commerciale di centinaia di commedie già viste? Ma l'occhio dell'esordiente Tucker scopre la differenza dentro l'ordine. Le repulsioni verso l'oggetto scandalo, come il cane che si lecca i genitali. Il mito del fallo insieme alla sua copertura, i ruoli maschili e femminili invertiti così come quelli tra marito e moglie nevrotici e rassegnati alla "perdizione" del loro figliolo Stanley, reo di non essere maschio, ma lasciando una forte traccia genetica del suo passato, Toby, tanto da rimescolare un poco le carte della commedia: un padre che sta per diventare una "madre"? Il lato negativo è che Transamerica è sempre schierato dalla parte di chi si determina in un certo modo. Come è guardato dalla macchina da presa il gruppo di transessuali riuniti in salotto? Un po' come ghetto accettabile, oppure come diversità ineccepibile ma che non possiede elementi di scambio da giocare con l'altro mondo della "normalità". In fondo il personaggio di Bree rappresenta il buon esempio da imitare, la pecorella che civilmente si affida a consulenti pubblici per riordinare le carte, il modello per tutti, perché è sempre gentile e mansueta. Tanto che affiora anche una componente religiosa. Bree può "farsi perdonare"..., ma non ha niente da farsi perdonare. Il suo percorso è il più lecito, morale, etico, possibile. Che una commedia di un esordiente sia riuscita nell'impresa di mostrare ciò che occhi ed orecchie nella vita quotidiana non vogliono vedere e sentire? © 2006 reVision, Andrea Caramanna |
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