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Training Day2h 03'
Regia: Antoine Fuqua Tosto, emozionante, intenso. E ovviamente accolto con sufficienza dalla critica italiana. Ma questo già si prevedeva: dalle nostre
parti non si ammette che un prodotto commerciale possa essere ben fatto, se non dispone di una firma d'autore. E così, Training Day sconta un'accusa di "schematismo
da telefilm" che non presenta alcuna prova valida. La trama è ovviamente quella di centinaia di altri titoli: il primo giorno dell'apprendista Jake Hoyt (Ethan Hawke) nella squadra narcotici di Los Angeles, coordinata con allegra ferocia e discutibili pragmatismi dal detective Alonzo Harris (un superlativo Denzel Washington). Risaputi i conflitti che ne scaturiscono: bianco vs nero, giovane idealista vs veterano incarognito, procedure corrette ma fragili vs autoritarismo sbrigativo ma efficace... Tuttavia, le "ellissi" spaziali e tematiche che lo sceneggiatore David Ayer instaura in quest'obsoleta struttura sono quasi inedite. Training Day, infatti, attua una perturbante operazione di disconoscimento della "Polizia" come istituzione, come soggetto immediatamente riconoscibile, scartando nel fuoricampo tutti quei topos, situazioni e feticci che hanno sempre rappresentato l'ossatura centrale di questo glorioso filone. Già nella prima scena, Alonzo telefona a Jake e gli dà appuntamento al bar, perché "In centrale ci vanno solo i pivelli". Questa centrale non apparirà mai in tutto il film, e gli unici poliziotti in divisa saranno soltanto delle fuggevoli comparse. Il distintivo di Alonzo è appeso ad un catenone attorno al collo: più che l'emblema di un agente, quasi un segno di appartenenza etnica o religiosa. Alonzo gira su un auto che (come nota subito Jake) "non fa parte del parco macchine della polizia". Sempre Alonzo vieta al collega di usare la radio e la pistola d'ordinanza. Infine, Training Day è uno dei pochissimi polizieschi (l'unico?) dove la tiritera "Hai il diritto di non rispondere, di fare una telefonata…" non viene mai pronunciata; tranne una volta, ma con intento derisorio, dai tre ceffi che catturano Jake e lo pestano a sangue. Lo scambio è perfetto: Alonzo è un poliziotto che agisce come un criminale, alla caccia di criminali che si divertono a parlare come poliziotti. Grazie a una narrazione in tempo reale, attraversata da dialoghi sparati a raffica e architettati con sapienza, Training Day assomiglia ad un dramma teatrale. La storia si consuma on the road, ma i veri pezzi forti si svolgono tutti all'interno: nell'auto di Alonzo (che lui non per niente chiama "ufficio"), nei locali, nelle case, quando i personaggi si riuniscono attorno ad un tavolo a contrattare di soldi, vendette e morte. Creando intrecci psicologici nient'affatto comuni: bello e magnetico il primo incontro al bar tra i due protagonisti; disperato quello di Alonzo con i poco raccomandabili boss della polizia; esasperante la partita a poker di Jake con i tre killer ai quali Alonzo lo ha appena venduto, con la verità che si palesa con la lentezza impotente degl'incubi... Ma il momento più impressionante è certo l'uccisione premeditata del ricchissimo trafficante di droga Roger (Scott Glenn), dove si instaura una terribile complicità tra i due vecchi marpioni, il giusto ma spietato Alonzo e il delinquente ma umanissimo Roger, uniti nel burlarsi del pivellino Jake, teneramente incapace di sparare a sangue freddo. In Training Day la tensione ci insegue scena dopo scena. E per un film di cassetta questa è veramente la più spericolata (e la meno compresa) delle missioni. © 2001 reVision, Dante Albanesi |
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