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Un Topolino Sotto Sfratto

Mouse Hunt - 1h 37'



La comicità è un'arma delicata, spesso si esagera, a volte non si centra il bersaglio. La mimica, il linguaggio dei corpi o dei volti, la gag, hanno in linea di massima ceduto il passo, irrimediabilmente sopraffatti dalla ricerca di una risata facile fatta di volgarità e pesante grossolanità. Succede però che di tanto in tanto, un po' per caso, un po' quasi per "magia", si abbia la strana impressione di vedere riapparire qualche fantasma di un illustre passato ormai remoto, ed allora, forse inspiegabilmente, ci si ritrova a ridere come bambini, sorpresi e divertiti, per poi, magari, chiederci che cosa sarebbe mai potuto accadere se Stanlio e Ollio si fossero trovati a dover fronteggiare un temibile topolino nell'era degli effetti speciali. Si perchè la caccia al topo messa in scena dal giovane regista pubblicitario Gore Verbinski non fa in realtà niente altro che collegare passato e presente, proiettando quella comicità classica fatta di trovate semplici quali l'immancabile torta in faccia o la distruzione programmata dell'ambiente circostante in una realtà lontana anni luce dove, moderne creature frankensteiniane, muovono i propri passi esseri immateriali resi reali dalle più sofisticate tecnologie per vivere nel regno della fantasia.

Ed anche la trama di Un Topolino Sotto Sfratto è fra le più semplici e lineari, essendo totalmente incentrata sulla guerra senza esclusione di colpi fra due uomini grandi e grossi (e, nell'ottica del loro avversario, non potrebbe essere diversamente) ed un piccolo roditore che cerca soltanto di difendere il proprio territorio. I fratelli Smuntz, alla morte del padre, hanno infatti ereditato una fabbrica di spago dagli scarsi profitti, glorioso residuato dei tempi della rivoluzione industriale, ed una casa fatiscente di cui tutti ignoravano l'esistenza. Una casa che, essendosi rivelata quale il capolavoro incompiuto dell'architetto Charles Lyle La Rue, ha improvvisamente acquistato valutazioni stratosferiche, divenendo oggetto di un'asta miliardaria. Ma c'è un problema, quel minuscolo topolino che sembrerebbe voler ostacolare le smanie di veloce arricchimento di Ernie e Lars...

Facendo largo uso di effetti speciali, senza peraltro mai abusarne, procedendo lungo l'intera vicenda con una felice caratterizzazione dei suoi personaggi, anche quelli secondari, ed un abile dosaggio dei tempi d'azione, e sfruttando nel migliore dei modi le caratteristiche degli attori a sua disposizione, Gore Verbinski è riuscito a confezionare una gradevole commedia di quel genere comunemente definito "per famiglie" senza scivolare negli eccessi di una manifesta stupidità, quasi facendo sue, con le dovute differenze, le atmosfere di un piccolo capolavoro della nuova commedia europea quale Delicatessen. Peccato solo che, nella seconda parte, la situazione sembri un po' sfuggirgli di mano e che la cocciutaggine, a quel punto senza spiegazione alcuna, dei due fratelli Smuntz prenda il sopravvento, arrivando quasi a generare nello spettatore una sensazione di vera e propria irritazione.
Ad interpretare lo scaltro Ernie e l'ingenuo Lars, una coppia che potrebbe ricordare quella storica formata da Stan Laurel e Oliver Hardy: Nathan Lane e Lee Evans, corpulento e gioviale il primo (ed anche il suo giocherellare con la cravatta non può che rimandare all'antico modello), asciutto e nervoso il secondo. Al loro fianco uno spassosissimo Christopher Walken, probabile reduce dal Vietnam con tanto di turbe psichiche trasformatosi in irreprensibile derattizzatore d'assalto. Ma la vera star del film non può che essere il piccolo topolino che, frutto di un abile cocktail di topolini addestrati, pupazzi elettronici ed immagini computerizzate, si produce in esilaranti acrobazie mettendo costantemente nel sacco, anche se con un po' di batticuore, i suoi cacciatori.

© 1998 reVision, Carlo Cimmino



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