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Donne In Topless Che Parlano Della Loro Vita

Topless Women Talk About Their Lives - 1h 30'



"Una bella schifezza", dice Mike uscendo dal cinema; "una vera stronzata", sottolinea Anthony rincarando la dose. Stanno parlando di Donne In Topless Che Parlano Della Loro Vita, non il film che stiamo vedendo, ma il film nel film, il lungometraggio che un giovane autore tedesco ha tratto dalla sceneggiatura dello stesso Anthony dopo che un suo amico, alla ricerca della spiaggia dove era stato girato Lezioni Di Piano, ne ha raccolto le pagine, saggiamente, ma molto poco ecologicamente, abbandonate alle acque dell'oceano. Condividere un simile giudizio ed anzi estenderlo al film di Harry Sinclair, qui al suo debutto, può sembrare semplicistico e forse esagerato: Donne In Topless Che Parlano Della Loro Vita è stato presentato al Festival di Locarno del 1997, ha raccolto svariati premi nei luoghi più disparati, è stato accolto ovunque da favorevoli giudizi di critica che, secondo un costume ormai quasi modaiolo, ne ha esaltato la spontaneità, la freschezza e l'inevitabile minimalismo. E minimale di sicuro lo è, se non per scelta certamente per necessità, girato, come è stato, da un piccolo gruppo di amici, con un ridottissimo budget, macchina da presa a mano (che fa tanto tendenza), scarsissima esperienza ed un ruolino di marcia che prevedeva riprese nell'arco di sei mesi, ma nei soli week-end. Si trattava insomma, almeno all'inizio, di cortometraggi fatti insieme, così per divertirsi, che poi, man mano, hanno assunto le sembianze di un lungometraggio. Ma hanno quindi ragione Mike ed Anthony con il loro giudizio indiretto o i nostri amici critici?

Già il titolo, con quel "donne in topless" messo bene in evidenza, meriterebbe un discorso approfondito. Chi si aspettasse un filmettino solleticante, donne dalle forme prosperose in puro stile Russ Meyer, o magari l'ennesima indagine, a distanza di qualche decennio, sul mondo dei locali notturni, questa volta neozelandesi, non potrà che restare deluso: Harry Sinclair ha trovato un titolo intrigante, si è inventato la soluzione del film nel film per poterlo giustificare, e lo ha furbescamente sfruttato fino in fondo. Ma se Donne In Topless Che Parlano Della Loro Vita non parla di donne in topless e non ce le fa nemmeno vedere, eccezion fatta per qualche virago di cui avremmo volentieri fatto a meno, di che cosa parla? Ovviamente di giovani, ancora una volta confusi, insicuri, problematici, privi di certezze, e delle loro storie che, bene o male, vengono ad intrecciarsi.

Liz (Danielle Cormack) è incinta, dimentica di abortire... e comincia ad affrontare il pensiero di una gravidanza indesiderata. Anthony (Ian Hughes) è uno sceneggiatore fallito al limite della paranoia, ossessionato dal seno femminile, convinto del proprio valore ed accecato dal proprio insuccesso. Attorno a loro, a tenere insieme vicende del tutto scollate, gli immancabili amici: Prue, che si è trasferito nel letto di Liz nell'attesa del ritorno della sua ragazza e che, nel frattempo ha imparato a lavorare a maglia, Geoff, innamorato di Liz - è lui il padre del bambino - disposto a qualsiasi cosa pur di tornare insieme a lei, Neil, amica di Anthony e Liz, e Mike, suo marito, di origine Maori. Piccole storie, ritratti di vita di tutti i giorni, tragiche nella loro semplicità e quotidianità, che trovano il loro maggiore limite in una visione ironica che sfocia in una "comicità" superficiale e priva di felici trovate, nonchè in una incoerenza di scrittura in parte giustificata dal solo percorso produttivo del film. Anthony impegnato a buttarsi giù da un ponte che risponde a Liz, bisognosa di aiuto, "ho da fare", il veterinario che, di fronte ad un parto una volta tanto umano, butta lì un "chiudo questo e sono da voi", Neil dalla pancia trafitta e grondante sangue, miracolosamente guarita con l'aiuto di un cerottino, questo, e molto altro ancora, può farci sorridere, almeno di perplessità, ma non può permetterci di apprezzare Donne In Topless Che Parlano Della Loro Vita se non per la fortuna del suo autore. Danielle Cormack ha avuto il suo bambino, attraverso Liz abbiamo vissuto con lei i mesi della gravidanza e le facciamo i migliori auguri, ma usciti dal cinema è Mike che vediamo al nostro fianco, cerchiamo di tappargli la bocca, ma è troppo tardi, ha già detto proprio quello che non avremmo mai voluto sentirgli dire: "una bella schifezza, eh?!?"

© 1998 reVision, Carlo Cimmino



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