Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



Titus

2h 35'

Regia: Julie Taymor



Di servizi non proprio impeccabili al Bardo di Stratford il cinema ne ha resi diversi, sino a trascinarlo innamorato e psicanalizzato sul banco degli Oscar. Dire che questo di Julie Taymor li supera tutti č sicuramente eccessivo. Ma l'adattamento del gią all'epoca discusso Titus Andronicus, da sempre fonte di sanguinosi duelli dialettici tra gli esegeti shakespeariani, rischia di approdare su uno dei versanti gią immaginati dagli esegeti medesimi, quello della parodia. Di Marlowe, in un caso. Di qualsiasi messinscena cinematografica di Shakespeare, nell'altro. Un testo gią carico di passaggi oscuri, e simbolismi, viene aperto e nuovamente smembrato, dedicato ad una serie gią molto vista di straniamenti e modernizzazioni. Il tentativo di essere visionario al di lą della scrittura originale, che gią era parzialmente fallito nel Riccardo III di Loncraine e accusava penosi cedimenti nel fluente Amleto di Branagh, porta Titus a barocchismi verticistici, virati sul lisergico e sul kenrusseliano, persino su certo cinema di genere sexy-romano, ma inevitabilmente stonati.

Se poi si cerca di recuperare la dimensione recitativa ricca di vigoria di Anthony Hopkins, perlomeno dignitoso seppur coperto da un rimarchevola strato di fango, il gigantismo dei costumi e delle scenografie cozza contro il deja vł delle citazioni totalitarie, soprattutto fasciste e mussoliniane. E finisce per appoggiarsi su inesistenti fondamenta di messa in scena. Facile perdersi, nell'orgia di rapimenti, violenze, incesti e uccisioni scatenata dal generale Tito e dai barbari Goti. Meno semplice ritrovarsi, contando solo su un'estetica che funzionerą per i clip musicali, ma si rivela inconsistente per Shakespeare. Perduti nel nulla gli altri interpreti, dall'iperpitturata Jessica Lange a Jonathan Rhys-Meyers, inutilmente punkeggiante. Un buon motivo per rimanere a casa di sera.

© 2000 reVision, Riccardo Ventrella