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Sette Anni In Tibet

Seven Years In Tibet - 2h 15'



Arriva sugli schermi italiani il kolossal Sette Anni In Tibet del regista Jean-Jaques Annaud (Il Nome Della Rosa, L'Orso, L'Amante), liberamente tratto dall'omonimo libro in cui l'alpinista Heinrich Harrer racconta la sua incredibile avventura in Tibet. E' il 1939 quando il presuntuoso e arrogante alpinista austriaco Heinrich Harrer (Brad Pitt) parte per conquistare una delle più difficili vette himalayane, affidando la moglie incinta e in lacrime alle cure di un amico di famiglia, Horst. Quando la spedizione si trova in India scoppia però la guerra... Harrer e i suoi compagni di scalata vengono fatti prigionieri dagli inglesi e rimangono a lungo in un campo di prigionia. Qui Harrer riceve una lettera dalla moglie che lo prega di concederle il divorzio e di non cercare più né lei né suo figlio, perché ha intenzione di rifarsi una vita. Per la prima volta Harrer si rende conto dei suoi errori, di cosa ha perso a causa del suo egoismo, ora non gli rimane altro che se stesso. Ma non sa più chi è, né cosa vuole e tanto meno dove andare. Decide allora di unirsi al gruppetto che si prepara a fuggire dal campo. Una volta fuori, sceglie però di procedere da solo... Ma il destino vuole che incontri lungo il cammino il compagno di spedizione Aufschnaiter (David Thewlis) e che prosegua con questi.Dopo un lungo peregrinare, i due esploratori giungono alle porte della città santa, Lhasa. L'ingresso alla città è vietato agli stranieri, ma i due con uno stratagemma riescono ad eludere la sorveglianza e, una volta dentro, ad ottenere il permesso di restare. Durante il soggiorno a Lhasa, Harrer viene ricevuto dal giovane Lama, un incontro questo che cambierà per sempre la sua vita...

Diretto con cura da Annaud, interpretato con passione da Brad Pitt, suggestivo nei paesaggi, preciso nella ricostruzione storica, pregevole nei costumi, Sette Anni In Tibet è un film senza dubbio ambizioso, ma che non si può definire perfettamente riuscito: sebbene sia splendida tutta la parte ambientata a Lhasa e profondamente commovente il rapporto che unisce il giovane Lama allo straniero, il resto del film presenta numerosi punti deboli che potremmo sintetizzare come "lungaggini". Tutta la prima parte della pellicola, ad esempio, a causa della ripetitività delle situazioni, manca della giusta tensione emotiva risultando terribilmente noiosa. Per quel che concerne invece Pitt, possiamo dire che è convincente nell'esprimere lo sviluppo emotivo del personaggio, ma risulta al limite del ridicolo nella parte alpinistica anche a causa di quella barbetta posticcia che lo rende più simile ad uno dei Re Magi anziché al temerario alpinista. Un film, dunque Sette Anni In Tibet, altalenante, ma comunque lodevole, perché contribuisce a tener viva l'attenzione sulla questione tibetana.




Incontro con Brad Pitt e Jean Jacques Annaud



Brad Pitt non solo bello, ma anche simpatico e intelligente. Gli occhi cerulei, il pizzetto appena accennato, i capelli dorati fintamente arruffati davanti agli occhi e una camicia verdolina lasciata aperta sotto la giacca marrone dal taglio sportivo, così il divo delle ragazzine per eccellenza, il biondo Brad Pitt si è presentato alla conferenza di presentazione del suo ultimo film, Sette Anni In Tibet del regista Jean Jacques Annaud. Quanti in quell'occasione (e noi ci mettiamo tra costoro) si aspettavano di trovarsi di fronte a una star patinata e un po' snob, sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla semplicità di Pitt, dai suoi modi cortesi e dalla sua ironia. E' con grande umiltà che l'attore ci ha parlato del suo lavoro e delle sue scelte professionali ed umane. E' con grande ironia e spirito critico che ha parlato di sé e dello star-system. Eccovi una parte di questa "chiacchierata"...

- Qual è il suo ruolo in Sette Anni In Tibet?
"Nel film interpreto l'alpinista austriaco Heinrich Harrer, un uomo arrogante, presuntuoso ed egoista, che parte per una spedizione sull'Himalaya in cerca solo della gloria personale, ma durante il viaggio fa esperienze ed incontri che lo modificano nel profondo trasformandolo in un uomo nuovo".

- Per sostenere questo ruolo ha dovuto fare pratica alpinistica...
"Dovendo interpretare un alpinista era necessario, per dare maggior credibilità al personaggio, che avessi un minimo di pratica di scalata. Così sono andato un paio di settimane sui monti austriaci ed italiani ad allenarmi nelle arrampicate con delle guide. Un'esperienza questa che non dimenticherò mai".

- Come si è trovato a lavorare con Jean Jaques Annaud?
"Benissimo. Jean Jaques è un regista straordinario, mi ha subito conquistato per la sua attenzione ai dettagli e la sua passione per l'avventura. Credo proprio sia l'ultimo grande esploratore dell'epoca moderna".

- Pensa che il film possa essere d'aiuto alla causa tibetana?
"Non lo so... Non credo... anche perché dubito che i cinesi lo vedranno! Tuttavia parlare del problema tibetano attraverso il cinema è comunque utile a mio avviso per invitare la gente a non dimenticare".

- La natura ha un ruolo importantissimo nel film...
"La natura è parte integrante della storia, perché è nello scontrarsi con la natura e nel venirne sconfitto che l'egocentrico e arrogante alpinista comprende l'importanza di essere umili e ritrova se stesso".

- Perché, secondo lei, il Buddismo ha negli ultimi anni riscosso tanti estimatori in America e più in particolare ad Hollywood?
"Il successo del Buddismo in America nasce dal crollo del "sogno americano". Mi spiego meglio: fin dall'infanzia ci è stato inculcato che per raggiungere la felicità bisognava inseguire il successo e il denaro, ma quanti li hanno conquistati, e tra questi figurano molte star di Hollywood, si sono resi conto dell'infondatezza di questa promessa e così hanno rivolto il loro sguardo altrove, alla ricerca di un qualcosa che colmasse il loro vuoto interiore, e hanno trovato il Buddismo".

- Lei è Buddista?
"No, non lo sono, ma ne condivido molti principi".

- Come vive gli handicap di essere famoso?
"Credo che nel momento in cui si sceglie di fare il mestiere dell'attore, si debbano accettarne anche le conseguenze. Per quel che mi riguarda, io cerco di concentrarmi a svolgere al meglio il mio lavoro, piuttosto che preoccuparmi di quel che dicono i giornali o correre dietro ad ogni tizio che mi fotografa con una ragazza".

- Saprà, comunque, di esser stato proclamato dalla stampa uno degli uomini più sexy del mondo...
"Preferisco non badare a certe sciocchezze..."




La parola al regista Jean-Jaques Annaud...

La Storia.
"E' la storia di un uomo che lascia il suo paese ricco, famoso, ma infelice e vi fa ritorno, dopo sette lunghi anni, senza possedere più nulla, ma finalmente felice, perché ha ritrovato se stesso".

Brad Pitt.
"Non ho avuto esitazioni nello scegliere Brad per il ruolo di Harrer, era fisicamente perfetto e aveva la giusta sensibilità per incarnare la trasformazione del duro avventuriero".

Il Tibet.
"E' un luogo di straordinaria suggestione, un luogo che ti entra nel cuore".

Il Nazismo.
"Nel libro Harrer non dice nulla a proposito del suo passato, di suo figlio e tantomeno della Germania dell'epoca e questo mi ha fatto capire che forse nascondeva qualcosa. Così quando le cronache hanno reso noti i legami di Harrer con il Nazismo, non sono poi rimasto tanto sorpreso, perché avevo già intuito i lati oscuri del personaggio. D'altronde nello spiccato individualismo di Harrer c'erano tutti gli elementi necessari a definirne la personalità".

La Natura.
"La natura è parte integrante della storia, in quanto è dal contatto con essa che inizia la trasformazione di Harrer".

I Costumi.
"Trovo che Enrico Sabbatini sia assolutamente geniale e poi... è italiano e l'Italia oggi è al primo posto nel campo della moda".

La Cina.
"Il governo cinese ha ostacolato in ogni modo la realizzazione di questo film: prima negandoci di girare in Tibet, poi esercitando forti pressioni sul governo indiano, affinché non ci concedesse il permesso di effettuare le riprese in India. Così, dopo sei mesi di lavoro in India, siamo stati costretti a trasferirci sulle Ande. Anche qui il governo cinese ha tentato di boicottarci, ma per fortuna senza riuscirvi, perché gli Argentini alle pressioni della Cina hanno fatto orecchie da mercante".

© 1997 reVision, Maria Stella Taccone



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