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Thomas In LoveThomas Est Amoureux - 1h 35'
Regia: Pierre-Paul Renders Finalmente un film che ci mette in gioco coi nuovi media
indicandone chiaramente, attraverso l'inedito modo di rappresentazione,
caratteristiche e possibilità. Thomas Thomas è il personaggio che amplifica (il
nome doppio è già una forma ridondante) il senso dell'apparato tecnologico,
perché costretto all'immobilità dalla propria malattia, per le sue ossessioni
dirompenti causate dall'agorafobia, la paura degli spazi aperti. Ma al di là
della ragione narrativa, il protagonista funziona come il più credibile
messaggero di prospettive insolite per "l'uomo del futuro", già in
parte esperibili con gli apparati contemporanei della comunicazione. Thomas
In Love è senz'altro la più importante riflessione sui dispositivi
comunicativi come sono indicati anche dal filosofo Pierre Levy. È proprio a
partire dalle considerazioni di Levy che vorrei argomentare alcune questioni
del film.
Dice Levy (in "Cybercultura. Gli usi sociali delle nuove tecnologie", edizione Feltrinelli, collana Interzone): "Ancora una volta, il dispositivo comunicativo è indipendente dai sensi implicati dalla ricezione, o dal modo di rappresentazione dell'informazione. Insisto su questo punto perché sono i nuovi dispositivi informativi (mondi virtuali, informazione in flusso) e comunicativi (comunicazione tutti-tutti) a essere portatori dei principali mutamenti culturali e non il fatto che essi mescolino testo, immagine e suono, come sembra sottinteso dalla vaga nozione di multimedia". È chiarissimo il senso desunto dall'evoluzione di quei processi che Levy definisce più correttamente orizzonte unimedia multimodale, "vale a dire il progressivo costituirsi di un'infrastruttura comunicativa integrata, digitale e interattiva". È quello che vediamo già delineato con precisione di dettagli nel film. Thomas è legato al mondo esterno da collegamenti perpetui che si aprono e chiudono in continuazione, ma il punto è che anche gli altri personaggi appaiono immersi in questa accumulazione caotica di immagini. Spesso ricevono avvisi da altri personaggi, durante la conversazione con Thomas, oppure controllano video o altri messaggi in arrivo. La condizione di Thomas in fondo non si presenta molto diversa da quelli che stanno fuori ed, in effetti, il film si svolge quasi completamente in interni angusti, suggerendo che i personaggi valicano la porta di casa o del luogo di lavoro solo raramente, l'esterno è uno spazio intravisto e sempre attraverso una telecamera. La condizione di isolamento di Thomas è ambigua nel senso che descrive in modo ambivalente uno stato di ipotetica normalità affiancandolo nondimeno alla malattia invalidante. La riflessione del film tenta anche di stabilire il confine
preciso tra esperienza esclusivamente virtuale e quella con persone
"reali". All'inizio Thomas ha un rapporto sessuale con una bellissima
immagine di sintesi digitale, una donna dalle forme perfette e prorompenti che
prepara per lui alcune situazioni, delle vere e proprie storie che si
concludono con l'approccio erotico. Thomas, come in un videogioco, deve
scegliere il percorso che più lo intriga: la partita a poker, il sesso sospeso,
ed altre possibilità allettanti. Conosce attraverso l'agenzia d'incontri una
ragazza. Dopo aver convinto la fanciulla ad indossare una tuta per praticare cybersex,
la giovane gli preferisce un uomo in carne ed ossa. Renders mostra chiaramente,
si tratta di una opinione personale, il fallimento di una possibilità del tutto
virtuale a favore di un rapporto tradizionale.
Nel film c'è una diretta accusa sociale alle istituzioni che controllano l'individuo come la potente società assicurativa Global. Sono preoccupati della salute di Thomas, ma nei fatti sembrano interessati ai suoi soldi. In un mondo in cui tutti sono connessi le trasmissioni di dati sono registrate senza tante preoccupazioni di ledere diritti o del semplice rispetto della privacy. La dimensione culturale è pervasa dall'influsso di dottrine orientaleggianti o new age, e tutti i personaggi hanno dei tatuaggi espressivi sul volto. Girato completamente in soggettiva non vedremo mai il volto di Thomas. Curioso che la dimensione veritativa del film, partendo dalla riflessione sullo statuto delle immagini, si affidi molto alla capacità della parola che diventa allora imprescindibile perché è l'unico tramite che ci permette di individuare le sfumature sentimentali, affettive, nei vari timbri della voce (pur doppiata) di Thomas. © 2001 reVision, Andrea Caramanna |
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