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The Hole

1h 42'

Regia: Nick Hamm



Il cinema ci ha abituati al tormento dell'incomunicabilità, all'analisi delle non scelte riscattate dalla volontà di sognare porzioni di realtà relativamente stabili, in grado di imporre scenari ideali condivisi, valori segnati da un investimento emotivo comune. Ma allora chi è in realtà l'Altro? Sembrerebbe che fantasie compensatorie del tipo descritto siano in grado di restituire un immagine del reale in grado di comprendere che l'Altro è molto di più della persona che abbiamo di fronte, molto di più dell'individuo storico e reale che vedo e ascolto. The Hole è un'aperta smentita di questo tipo di esperienza del reale.
L'insicurezza che conduce quattro adolescenti molto più lontano di quanto le loro proiezioni inconsce potevano indurci a sospettare, non è il risultato di un'evidente sovrapposizione di esperienze, dove l'esperienza oggettiva della chiusura in una buca sotterranea e ermeticamente chiusa si confonde con l'esperienza dettata dalle proiezioni tipiche di chi tenta di ribaltare la propria potenziale perdizione nel tentativo di ricreare l'altro, visto come potenziale ostacolo al desiderio di una fusione, di un ritorno allo stato ideale.

Lo scenario che disegna The Hole è molto più complesso e ha a che fare molto più con l'inevitabilità della distruzione potenziale del soggetto umano, che con la domanda relativa all'aggressività che accompagna l'incontro con l'Altro e alle sue motivazioni.
Non significa spingersi troppo lontano affermare che la goliardata adolescenziale e bizzarra che si ribalta in tragedia non deve indurci a pensare l'inevitabilità della lotta per la sopravvivenza in un ambiente chiuso, in grado di esaltare quello sguardo che ci inchioda al nostro esistere, al Male che esiste dentro di noi.

E' sufficiente pensare all'inevitabilità della scelta del flashback, segnata da un tempo non lineare, logico consequenziale, per comprendere che The Hole mette in scena l'onnipotenza della fantasia, in grado di disegnare scenari imprevedibili, capaci di ribaltare le paure, le debolezze, i nodi complessuali irrisolti che attraversano i nostri meandri psichici, piuttosto che il tentativo di sconfiggere i nostri demoni, i più spietati sensi di colpa.
E allora sarebbe limitativo tentare di rintracciare per The Hole una definizione conclusiva, che sappia far rientrare l'esperienza del limite e del suo oltrepassamento vissuta dai quattro adolescenti all'interno di un genere chiuso, ormai ipercodificato e spesso inconsapevole delle metafore psichiche in gioco come l'horror.
Le radici profonde di The Hole affondano altrove, nel timore dell'altro da sé trasformato in esperienza della circolarità del nostro pensiero, pensiero che nutre e divora i nostri tentativi di integrare psichicamente l'oggetto persecutorio interiore, di tenere sotto controllo gli oggetti ideali ed evita in questo modo che la coazione a ripetere con la quale siamo in congiunzione simbiotica possa trovare - come in questo caso - un limite, un Altro con il quale scontrarsi, una qualunque catarsi psichica.

© 2001 reVision, Marco Marinelli



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