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Beautiful Thing

1h 30'



Il film racconta la storia di due adolescenti, Jamie e Ste, alle prese con la loro crescita e la loro nascente sessualità, una sessualità definita dalla società come deviata, strana, malata. Il loro difficile rapporto con questa società e con la stessa famiglia viene messo in luce fin dalle prime scene, in cui Jamie viene deriso dai compagni perché non ama giocare a pallone, e la stessa madre gliene fa una colpa. Ste, invece, è più socievole e inserito, ma nasconde un malessere molto più grave, essendo vittima di un padre e di un fratello che lo aggrediscono, non solo verbalmente, a causa del suo carattere dimesso.

Il film, tratto dallo spettacolo teatrale di Jonathan Harvey, autore della sceneggiatura, e diretto dalla stessa regista, Hettie McDonald, ricorda per l'ambientazione e la connotazione sociale della storia i primi film di Ken Loach, ma risulta meno graffiante; anzi il tono, malgrado la drammaticità dell'argomento, come di certe scene, è più da commedia. Girato, come vuole la convenzione teatrale, quasi tutto in un unico luogo, un condominio di piccola borghesia in un modernissimo quartiere di cemento, e in uno spazio di tempo che mantiene invariate le sue caratteristiche, un'estate molto calda, il film risente di questa derivazione teatrale anche nel testo, ovvero nella sceneggiatura, che presenta dei dialoghi molto espliciti, soprattutto all'inizio, dove poco viene demandato all'immagine e alle espressioni facciali, disseminati di battute da humour inglese, non sempre irresistibili per un pubblico mediterraneo.

Il tema dell'omosessualità è comunque trattato in maniera piuttosto sapiente, rivela cioè una certa padronanza dell'argomento e una sincera sensibilità nell'affrontarlo. Non molto facile da trattare, anche se ormai sempre più frequente sugli schermi, questo tema è qui affrontato nel suo momento più complicato e più difficile, l'affacciarsi della consapevolezza di questo tipo di sessualità diversa da quella convenzionale accettata dalla società, nel momento dell'adolescenza: un passaggio personale sempre faticoso, un cambiamento doloroso di pelle, l'inserimento in un mondo in cui viene richiesto un ruolo sociale ben definito, di rottura con la propria interiorità infantile, di scontro con la famiglia. E infatti i drammi familiari dei due ragazzi vengono ampliamente raffigurati, anche con scene drammatiche, qua e là fatte solo di accenni, come in una tragedia greca dove il momento violento è demandato al racconto successivo, cosa che si addice molto al tono delicato del film. Ed è proprio questa la cosa più apprezzabile del film, la delicatezza, la semplicità, la naturalezza con cui vengono dirette e interpretate certe scene del film, mi riferisco soprattutto a quelle più difficili, dei primi approcci tra i due ragazzi, i loro primi baci (ed ultimi per noi spettatori), dove l'immagine e il linguaggio silenzioso del primo piano cinematografico assumono un'importanza maggiore.

Ottima la scelta dei due attori adolescenti protagonisti, che è stata, a detta della stessa regista, piuttosto ardua, perché era importante scegliere degli attori che fossero già professionisti, che avessero un fascino naturale e un po' di dimestichezza con l'argomento. E il risultato è proprio una grande naturalezza, così come spontanea, diretta, ostinata appare la regia che, ricordiamo, è di una donna. Ostinata nel voler presentare i fatti alla luce della normalità, come è giusto che sia, anche se qua e là la storia è un po' forzata da alcune esigenze di esplicitazione, soprattutto nel finale, che ne fanno un po' un film-manifesto, risolvendo l'ultimo nodo drammatico con un'improbabile leggerezza. Assolutamente non improbabile invece la figura della madre di Jamie, la quale, seppur sconvolta inizialmente dalla rivelazione del figlio, si rivela capace di dolcezza e comprensione dietro la rabbia, di accettazione cosciente e attiva, non fatta di pavidi compromessi. Questa figura di donna dalla fisicità mascolina, che si rivela non solo apparentemente, ma profondamente forte, e capace di affrontare con caparbietà le avversità della vita, è la figura che spicca nel mondo degli adulti. Il resto sono genitori svogliati e insegnanti incapaci, vicini pettegoli e ignoranti, per non parlare del padre di Ste, povero ubriacone, che può mostrare la sua forza solo picchiando il figlio indifeso, coadiuvato dall'altro figlio, una specie di piccolo nazista, entrambi caricatura un po' forzata della mascolinità dominante, quella fatta di soprusi e violenza, insensibilità e inconsapevolezza; mentre l'uomo della madre di Jamie appare una femminuccia innamorata e fragile di fronte alla forza di lei.

La galleria dei personaggi è inoltre arrichhita dalla figura di un'adolescente di origine africana, "fuori di testa", come si direbbe in gergo giovanile, che nasconde dietro il suo vuoto esistenziale e affettivo, una sensibilità e un bisogno di "qualcosa di bello a cui aggrapparsi", come dice l'autore del testo riferendosi ai suoi personaggi. E questo qualcosa sembra comunque esistere, basta volerlo a tutti i costi, è questo il messaggio del film, fondamentalmente ottimista, a cui fa da accompagnamento una divertente colonna musicale.

© 1997 reVision, Raffaella Mastroiacovo



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