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Grazie, Signora ThatcherBrassed Off - 1h 45' Preceduto da un dibattito sulla sua valenza politico-artistica messo in moto dal quotidiano
di Rifondazione Comunista che ne esaltava la grandezza e l'importanza dei temi trattati, arrivando a metterli in relazione con
la situazione economico finanziaria del nostro paese, esce anche in Italia, con oltre un anno di ritardo, Brassed Off
di Mark Herman, qui diventato, con una scelta a nostro giudizio del tutto fuori luogo, un ben più ironico Grazie, Signora
Thatcher, stemperando il significato del titolo originale e perdendo inevitabilmente il gioco di parole in esso contenuto.
Brassed Off significa infatti, letteralmente, "cacciati via", "licenziati", ma il termine brass sta anche ad indicare
gli ottoni, lo strumento principe della banda della miniera di Grimley, un nome immaginario, una cittadina inesistente che
rappresenta però i tanti paesi dell'Inghilterra settentrionale che, dopo decenni di prosperità legata al fiorire di un'industria
basata sul carbone, si sono visti da un giorno all'altro privare del lavoro e del più basilare diritto di sussistenza, con intere
famiglie gettate sul lastrico dalla nuova politica economica governativa (da qui Grazie, Signora Thatcher).
Siamo nel 1989 e per molti lo sciopero dei minatori del 1984 è solo un brutto ricordo, ma non nello Yorkshire dove si continua a vivere aggrappati ad un residuo di passato, a quelle miniere di carbone che, per quanto ancora produttive, sono destinate a scomparire. Così a Grimley dove, accanto allo sconforto degli uomini ed alle battaglie delle donne affinchè la miniera non venga chiusa, la tradizione continua a far sopravvivere la vecchia banda dei minatori, uomini che dopo aver lavorato duramente nel sottosuolo si incontrano alla luce del sole uniti dall'amore per la musica. C'è Danny, il capobanda (Pete Postlethwaite, straordinario attore che ricorderete in Nel Nome Del Padre), dai polmoni devastati dalla polvere di carbone: una vita dedicata alla miniera ed alla musica. La banda per lui è tutto, gioia, conforto, spinta ad andare sempre avanti. C'è Phil, suo figlio, moglie e figli da mantenere, una vita rovinata dagli strozzini. C'è Andy (Ewan McGregor, reduce dal successo di Trainspotting, in un'interpretazione piuttosto sommessa), giovane sopraffatto dallo sconforto e dalla rabbia, incapace di dimenticare la ragazza della quale era innamorato a quattordici anni. Ci sono Harry, Jim, Ernie, uomini che hanno sempre diviso gioie e dolori, ma che ora, di fronte all'imminente collasso dell'industria mineraria, decidono di arrendersi, di sciogliere la banda, abbandonando così ogni sogno e velleità. Sarà la bella Gloria (Tara Fitzgerald), nipote del vecchio leader della banda, da cui ha ereditato il flicorno e la passione per la musica, giunta da poco in paese, a restituire ai minatori la voglia di vivere e di combattere. Commedia amara dai profondi risolti sociali, costantemente tesa com'è all'analisi dell'Inghilterra
proletaria, Grazie, Signora Thatcher deve indubbiamente molto al cinema di Ken Loach: le analogie con film quali Riff
Raff o Piovono Pietre sono infatti evidenti, anche se il risultato finale è di gran lunga inferiore. Il proscenio viene qui
dato alla storia d'amore fra Andy e Gloria, ai difficili rapporti fra mariti e mogli, fra padri e figli, senza però quasi mai
riuscire a suscitare vere emozioni e procedendo anzi stancamente fra luoghi comuni verso un finale volutamente demagogico che, per
quanto toccante, male si accorda con lo sviluppo della storia e le caratteristiche dei suoi personaggi, risolvendo al tempo
stesso con semplicismo ogni problema di relazione interpersonale e mirando unicamente ad infiammare gli animi e suscitare lo
sdegno dello spettatore, senza la benchè minima preoccupazione di compiere un esame costruttivo e spassionato del quadro politico
ed economico di quegli anni.
© 1998 reVision, Carlo Cimmino |
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