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La recensione dalla 61. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica
di Elisa Schianchi clicca qui!


Vento di Terra

1h 35'

Regia: Vincenzo Marra



Nel 2001 Marra esordì con un film sugli uomini di mare, sulla difficoltà del vivere, sullo scambio d’identità; ai margini c’era la malavita organizzata che gestiva e decideva delle sorti del porto di pescatori. In Tornando a Casa un regista di talento, capace di raccontare storie raramente narrate dal cinema italiano contemporaneo, decise di non affrontare con chiarezza e determinazione un argomento così importante nella vita dei suoi personaggi. Eppure un’opera prima interessante e ben realizzata poteva permettersi qualche difetto; Marra avrebbe fatto di meglio in futuro. Vento di Terra precisa meglio quella che è, invece, una scelta.
Metà anni Novanta, ma potrebbe essere l’oggi. Nel quartiere napoletano di Secondigliano vive la famiglia Pacilli. La madre è sarta, la figlia è disoccupata, il padre sta perdendo il suo lavoro in una fabbrica di ceramiche, Vincenzo lavora presso un fabbro. Una famiglia come tante quella dei Pacilli, occupata tra la sopravvivenza economica e quella dei propri valori morali, una famiglia unita che da questa unità cerca la forza di esistere. Con la morte improvvisa del padre, l’unità della famiglia subisce il primo definitivo attacco e comincia a sfaldarsi: la figlia si trasferisce a Cassino per lavorare alla FIAT; Vincenzo, dovendo sostenere da solo la responsabilità della madre, partecipa ad una rapina. Tutto sembra perduto, ma ecco che l’aiuto e il consiglio di un amico del padre cambia di nuovo e momentaneamente la sorte dei Pacilli. La fatica di conservare l’unità del nucleo famigliare e la dignità diverrà centrale per Vincenzo, finché la vita lo porterà a scontrarsi ancora con le avversità.
Questa storia, eco di altre mille, è fatica, dolore, tentativo di emergere dal buco nero della tragedia, e ancora discesa agli inferi. E’ una storia dove entra di prepotenza una terra lontana, il Kosovo, in cui Vincenzo entrerà in contatto con l’uranio impoverito.

Dedicato interamente all’esistenza di un ragazzo e della sua famiglia colti in un periodo cruciale, quello che cambia per sempre una vita, Vento di Terra, come era accaduto per il film precedente, sembra affrontare troppo superficialmente il dramma delle malattie devastanti e mortali contratte dai nostri militari durante la lunga guerra nell’ex confederazione jugoslava. Ed invece, un argomento così importante e troppo poco reso visibile dai media, è tutt’altro che la cornice della storia, ma il punto di arrivo di un percorso che svela le identità delle persone che ne saranno coinvolte. Vincenzo e la sua dolorosa vicenda, la sua appartenenza ad una fascia sociale debole che con ogni sforzo tenta di conservare la propria dignità lottando onestamente per la propria sopravvivenza, è l’emblema di tanti giovani che oggi muoiono senza che nessuno se ne assuma le responsabilità.
Lente panoramiche a scoprire gli ambienti dove di volta in volta si svolge la storia dei personaggi, movimenti che mutano direzione - da destra a sinistra e poi il suo contrario - al momento in cui la vicenda incontra il cambiamento di rotta che condurrà Vincenzo verso la sua malattia, scoperta proprio quando tutto sembra risolto per sempre. Ambienti circoscritti ai luoghi dove si consumano gli eventi, soprattutto interni di case modestissime, caserme, uffici. L’esterno sembra segnare i momenti più dolorosi per Vincenzo: il cancello che si apre in due situazioni centrali per la famiglia - le auto che allontanano per sempre dalla casa dapprima il padre, poi la madre -, la decisione di sospendere la propria vita sentimentale per dedicarsi totalmente alla famiglia, la rabbia del ragazzo nei confronti dello zio reo di aver provato a sedurre la sorella a Cassino, il Kosovo.
Napoli è una città lontana per un quartiere come Secondigliano, deturpato dai suoi palazzoni che nulla sanno della bellezza partenopea. Si può giungere persino a prendersi una pausa dubitativa se qualcuno ti chiede se Napoli è poi così bella, se quella Napoli in fondo non la conosci, come accade a Vincenzo quando il commilitone siciliano Luca glielo chiede.

© 2004 reVision, Emanuela Liverani