Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



Al Vertice Della Tensione

The Sum Of All Fears - 2h 12'

Regia: Phil Alden Robinson



La somma di tutte le paure alla quale fa riferimento il titolo originale ha a che vedere naturalmente con lo scatenarsi improvviso del potenziale distruttivo delle due superpotenze, coinvolte nel nichilistico desiderio di distruzione che muove una misteriosa organizzazione neonazista. Ma a guardare più da vicino questo strano fantathriller firmato imprevedibilmente dal regista de L'Uomo Dei Sogni, Phil Alden Robinson, si ha l'impressione che le trame più visibili nascondano un inconscio che parla di preoccupazioni diffuse, dove la ricerca di un io meno distratto dal rumore del mondo non riesce a bucare la falsa trasparenza delle immagini mediatiche, che sono tutto quello che siamo e tutto quello che possiamo.
In questo senso, il richiamo al lavoro di intelligence che dovrebbe evitare quegli scarti dalla norma collettiva, nei quali sta nascosta la possibilità di un sapere escludente, incapace di stabilire un dialogo corretto e produttivo con la realtà proposta dalla "civiltà dello spettacolo", si risolve alla fine in un affermare che rischia di non trovare nessuno disposto all'ascolto, perché troppo forte è il richiamo costituito dalla volontà di cercare comunque quel sapere che porta a nominare un nemico, anzi il nemico, colui al quale è possibile far risalire le difficoltà che coprono i nostri tentativi di arrivare a vedere l'indifferenziato, il caos dal quale il mondo prende forma e ordine.

E allora è evidente che in questo modo non è possibile tentare di stabilire coordinate certe di riferimento, che possano creare un argine alla sofferenza che è quella tipica del nomade, di chi ha smesso di vestire i panni ormai un po' stinti che caratterizzano chi non ha più una patria da difendere o alla quale fare finalmente ritorno alla fine di un lungo viaggio.

Al Vertice Della Tensione, insomma, ci ricorda che viviamo anni di grande indecisione, di grande stupore per le meraviglie del possibile offerte dalla Tecnica e insieme di grande perdita di ciò che appartiene più intimamente alla specie umana, che ha bisogno di pensarsi come risorsa inesauribile, lontana dai codici immobili ai quali rischiamo sempre più evidentemente di affidare la nostra salvezza.
Tanto è vero che la deriva "catastrofica" che arriva a circa metà della proiezione rischia non solo di non stupire, ma di non spaventare nessuno, perché è troppo forte la tentazione di interpretare quello che si intravede al di là della retorica "democratica" che giustifica gli sforzi dell'agente della Cia Jack Ryan (Ben Affleck) intesi a smascherare la "coazione a ripetere" che muove gli egoismi nazionali come un richiamo forte, ineludibile all'ascolto di ciò che sta ai confini del mondo, là dove la nostra volontà è mossa da fili invisibili e ben più inquietanti, che alludono ad una realtà altra. Una realtà altra grazie alla quale anche l'assurdo, rappresentato dallo scoppio di un ordigno nucleare nella città di Baltimora e dai primi segnali di un terzo conflitto mondiale, rischia di poter vivere di vita propria, quasi di disegnare un cammino che sta alla volontà dell'uomo, alla sua capacità di formulare giudizi morali non effimeri, non legati esclusivamente ad un calcolo miope e egoistico degli interessi in gioco, riuscire a rifiutare.

© 2002 reVision, Marco Marinelli



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci