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Tarzan1h 30'
Regia: Kevin Lima & Chris Buck Ben più di cinquanta volte. In più di cinquanta lungometraggi il personaggio inventato dallo scrittore Edgar Rice Burroughs ha recitato
la parte del protagonista. Come è facile intuire dalle cifre Tarzan rappresenta uno dei miti cinematografici più longevi. Verrebbe quasi da dire: ad ogni epoca il suo
Tarzan. Ebbene ai giovani e meno giovani di fine millennio è toccata la versione disneyana del mito. In una giungla ravvivata dalle nuove tecnologie legate all'animazione computerizzata, Tarzan cresce, gioca, combatte e salta di ramo in ramo come un vero action man. Salvato e cresciuto da un gruppo di gorilla, il giovane Tarzan fraternizza con gli animali della foresta. Ma la sua diversità si manifesta quasi subito. Il capo gorilla Kerchack lo considera più una minaccia all'unità del gruppo che un figlio. A mala pena lo sopporta. Neppure nel momento eroico in cui Tarzan lo salva dal cattivo e crudele leopardo Sabor, il saggio Kerchak gli mostra riconoscenza. Solo in punto di morte il fiero gorilla si deciderà a dar credito al giovane e vigoroso essere umano. Finalmente Tarzan è accettato per quello che è, compreso ed esaltato nella sua diversità. La storia d'amore con la bella Jane, i siparietti musical degli amichetti di Tarzan, persino il cattivo cacciatore Clayton, servono solo da contorno a questa parabola sulla diversità. Tarzan è l'esatto esempio dell'eroe (post)moderno. E' un ibrido biologico e culturale, nato uomo e cresciuto tra le scimmie, in grado di parlare il linguaggio degli animali e di imparare il linguaggio umano. Tarzan è la personificazione della diversità, dell'eterogeneità. Eterogeneo come la società in cui viviamo, eterogeneo come le famiglie che compongono questa società. Genitori divorziati, famiglie miste, nuovi culti religiosi, città che sembrano giungle e giungle che assomigliano sempre più, grazie alla paziente opera dell'uomo, a città. Il concetto stesso di "famiglia" viene messo in discussione da una figura ambigua come quella dell'uomo della giungla. Da cosa deriva il senso di appartenenza ad un nucleo famigliare? Dalle affinità di sangue, dalla somiglianza fisica o dalla reciprocità degli affetti? La famiglia si è rotta e il Tarzan animato ne è il figlio primogenito. Solo una totale accettazione della diversità come valore permette all'uomo moderno di districarsi nella giungla quotidiana. Bene che i bambini comincino a capirlo sin da piccoli. Ma della legge della giungla/città è parte integrante anche la morte. Prima distrattamente accennata (la morte iniziale del primo baby gorilla), poi suggerita (le figure
inanimate dei genitori di Tarzan) e intravista (la morte nell'ombra del cattivo Clayton), infine apertamente mostrata (l'agonia di Kerchak), la morte entra prepotentemente
nell'universo disneyano. Solo dopo la morte del "padre" adottivo Kerchak, Tarzan sentirà proprio lo spirito di piena appartenenza al gruppo. L'assunzione di responsabilità,
suggellata dalle parole di stima dell'agonizzante capo branco, avviene proprio nel momento di transito dalla vita alla morte di quest'ultimo. Morte che diviene nel medesimo
istante punto di arrivo e di partenza. Punto di arrivo, termine, dell'età infantile di Tarzan e punto di partenza per la futura vita adulta dell'uomo delle scimmie. Una
maturità che a mala pena cela il conflitto interiore del protagonista, conflitto accentuato dall'arrivo dei suoi simili nel "mondo a parte" della foresta africana. Proprio
l'intrusione degli umani nel mondo animale esteriorizza il suo conflitto interiore. Forte della piena maturità ormai raggiunta e della responsabilità "da capo" che pesa
sulle sue spalle, Tarzan compie l'unica scelta possibile per risolvere una volta per tutte il suo dilemma. La sua vita è ormai inestricabilmente legata alla giungla. Nel
momento estremo della scelta Tarzan preferisce ai suoi simili chi da sempre gli ha mostrato affetto. All'uomo preferisce il gorilla, alla città la giungla. Rendendo in
questo modo definitiva e consapevole l'accettazione del valore della differenza.
© 1999 reVision, Fabrizio Pirovano |
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