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Tano Da Morire

1h 20'



Proiettato alla Settimana della Critica della 54^ Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Tano Da Morire è, così viene presentato, il primo musical sulla mafia . Ma, viene subito spontaneo domandarsi, si può ridere della mafia? E' possibile e soprattutto lecito affrontare con il sorriso sulle labbra la catena inarrestabile di spargimenti di sangue e regolamenti di conti che continuano a funestare la terra di Sicilia? Ebbene, la risposta è si, non solo concepibile ma addirittura necessario quando il tentativo di sdrammatizzazione proviene dall'anima stessa di un popolo costretto a vivere la quotidianità di quegli eventi.
E Roberta Torre, milanese di nascita ma palermitana di adozione, riesce perfettamente nel suo intento grazie anche ad un formidabile cast composto da panettieri, salumieri, casalinghe ed infermiere, tutti improvvisatisi attori per l'occasione.

Roberta Torre, apprezzatissima videomaker, qui al suo primo lungometraggio, già si era affacciata a Venezia con la sua storia di Tano nell'edizione del 1995, presentando in quell'occasione nella sezione Finestra Sulle Immagini un cortometraggio di 25 minuti, Appunti Per Un Film Su Tano, un documentario in video e super 8 in cui la regista iniziava a farci fare la conoscenza dei personaggi del futuro film e dei rioni popolari della città, ma, innanzi tutto, ad avvicinarsi alla gente, quella più vera, a conoscerla, a farla parlare, seguendo un cammino per certi versi simile, pur procedendo da direzioni opposte, a quello percorso da Daniele Ciprì (qui direttore della fotografia) e Franco Maresco e dalla loro Cinico TV, partendo cioè dalla realtà per raggiungere la fantasia piuttosto che dal grottesco per illustrare il reale.
Molte cose sono cambiate in questi due anni, alcuni personaggi sono spariti, altri hanno cambiato fisionomia, e la commedia ha preso il sopravvento in modo deciso sulla realtà dei fatti, ma lo spirito di fondo è rimasto sempre lo stesso: raccontare una storia attraverso gli occhi e per bocca della gente comune, lasciando libero spazio alle credenze popolari. E la forma scelta è quella della rappresentazione cantata della storia di Tano, laddove la canzone napoletana e la sceneggiata in particolare si rivelano proprie, con nostro stupore, anche della tradizione siciliana.

E' un narratore, Enzo, amico e cognato di Tano, a guidarci attraverso le intricate vicende di casa Guarrasi; è lui a presentarci Tano e le sue quattro sorelle, ormai non più giovani e costrette a rimanere zitelle a causa della tremenda gelosia di Tano, un macellaio divenuto un temuto boss rispettato da tutti. Ora Tano è morto, assassinato nella sua macelleria, e sua sorella Franca ha deciso, senza perdere tempo, di sposarsi: riuscirà a superare indenne il fatidico giorno, o avranno la meglio le ire del defunto fratello? Il pericolo è nell'aria, ci troviamo infatti nel negozio di una parrucchiera dove, fra bigodini e peperoni ripieni, le donne del posto si preparano per il grande giorno; sono mogli e madri di uomini d'onore o di pentiti da maledire il giorno stesso in cui sono nati, sono loro, moderno coro da tragedia greca in stile John Waters, a scandire il ritmo della vicenda: un ritmo irresistibile ed esilarante accompagnato dalle musiche scritte da un esplosivo Nino D'Angelo. Dal rock al rap, dalla disco anni '70 al valzer, dalla samba alla tamurriata napoletana, per regalarci un vero e proprio musical dei poveri, il prodotto più originale ed interessante degli ultimi tempi in un panorama, quello italiano, che continua tristemente ad imitare sè stesso.

© 1997 reVision, Carlo Cimmino



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