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Codice SwordfishSwordfish - 1h 38'
Regia: Dominic Sena Fin dove è possibile spingere i confini dell’action - movie senza rischiare di annullare - nella
esasperazione della velocità - la definizione dei ruoli e delle identità, la stabilità degli interessi inseguiti dai personaggi, la
chiusura possibile di una ricerca che - per avere una posta in palio - deve poter tentare di ingabbiare il mondo in una costruzione
concettuale credibile e coerente?E’ possibile cioè che l’action - movie riesca ad esasperare gli ingredienti sensoriali, emotivi, sentimentali fino a determinare stati di coscienza alterati, dove poter agire sulla nostra vera identità, sui risultati della riflessione cosciente, della volontà? Gabriel Shear (John Travolta), terrorista suadente, carismatico, irriducibile agli scambi comunicativi ed emozionali che intrattiene con gli altri personaggi sembra realizzare questo paradosso, quello di chi oppone agli affetti, agli avvenimenti, ai programmi, alle sorprese la trasformazione essenziale indotta da spinte più occulte, nascoste nelle nostre viscere. Detta in altre parole l’interrogazione potrebbe suonare così: le trasformazioni essenziali che ci riguardano sono il risultato di un contrasto tra identità irriducibili o è possibile ingabbiare i conflitti che ci muovono all’interno di un quadro un po’ meno rassicurante, dove quello che siamo, quello che vogliamo può diventare la traduzione di forze implicite nella vita stessa, irriducibili alla nostra coscienza? Codice Swordfish sembra inizialmente sfuggire ad una interpretazione vitalistica dei contrasti rappresentati, tanto che il segreto e la spiegazione delle posizioni assunte dai personaggi non sembrano poter contestare un quadro teorico coerente, dove la posizione dell’hacker Stanley (Hugh Jackman) sembra essere quella di chi guarda con un certo fastidio alle spinte autodistruttive di chi ribalta ogni certezza ed evidenza, convinto di rispondere ad una sorta di "vocazione" graduale e progressiva, lontana da qualunque procedura d’indagine filosofica. Ma se siamo convinti che gli ostacoli che si parano davanti ai personaggi richiedono inizialmente interpretazioni che riguardano le
loro obiezioni e le loro resistenze coscienti, come non rimanere affascinati ed insieme spaventati dall’ascolto e dalla disponibilità
certo parziali, ma non per questo meno evidenti che impercettibilmente e quasi inesorabilmente riescono a trovare i sogni e i desideri
incarnati da Gabriel Shear, testimonianza di un mondo che confonde amore e odio, dove la coerenza dei desideri espressi è limitata
da una violenza interiore che non è possibile spiegare sulla base di una struttura fisica o mentale?A questo punto l’indagine deve spostarsi ed aprirsi ad una interrogazione dove la totalità dei rapporti e delle interrogazioni si possa ricondurre ad una visione del mondo malata, dove conscio ed inconscio si danno una mano per alterare i dati della coscienza, fino a sostituire alla comprensione dei sentimenti e delle emozioni la ricerca, ossessiva e rigorosa, di una allucinazione prolungata, testimoniata dall’effettistica e per altri versi un po’ stucchevole sequenza dell’inseguimento, con l’autobus sospeso sui grattacieli, mentre ruoli e identità finiscono per incrociarsi ed annullarsi in un gioco di inganni e tradimenti simile ad un labirinto senza centro, dove le assurdità della mente si inseguono nel tentativo di evitare ad ogni costo soluzioni definitive, riconducibili ad una logica coerente. © 2001 reVision, Marco Marinelli |
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