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Sweeney Todd: il Diabolico Barbiere di Fleet Street

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street - 1h 56'

Regia: Tim Burton



Non è uno dei migliori film di Tim Burton. Ed il fatto che sia un musical poteva tentare la fantasia, perché del tutto imprevedibili, in aspettativa, dovevano essere le prove canore e (poco) ballerine degli attori. Però c'è qualcuno che se la sente di affermare che come musical Sweeney Todd ha qualcosa di originale? Non crediamo. Fatto sta che proprio la componente musicale risulta composta, ordinata, nella serie di numeri che non stupiscono più di tanto. Bravi, certamente, gli interpreti che si limitano ad un compito alla loro portata. Poco canto e poca danza sono alla portata sia di Johnny Depp che di Helena Bonham Carter. Non sapremo mai se realmente capaci di misurarsi con un musical tout court. I commentatori del film hanno perciò puntato il dito verso l'ambientazione dickensiana creata con il solito perfezionismo da Dante Ferretti, che è molto esagerata, laddove si coglie il sudiciume e la povertà della Londra di fine ottocento, tra vicoli invasi da sorci e scarafaggi che camminano beati e tranquilli sulla mensa della famigerata locanda in cui si svolge gran parte del film. Un'opera più che mai di interni, di location costruite a tavolino con il supporto totale delle tecniche digitali. Le scene esterne sono equivalenti e prevalgono le atmosfere oniriche e surreali. Probabilmente non c'è molta differenza con la pièce teatrale di Stephen Sondheim dalla quale è derivato il soggetto cinematografico. Tim Burton si esalta soprattutto nella parte splatter, che è abbastanza inedita nella sua filmografia, poiché mai prima d'ora è stata così ostentatamente violenta e sanguinaria.

Tutte le decapitazioni di Sweeney con le terribili lame d'argento sono spettacolari e le frattaglie schizzate che si accumulano nel sotterraneo al di sotto della truculenta sedia di barbiere, fanno davvero venire i brividi. Il film trasmette questa sulfurea percezione di un organismo buono soltanto per riempire le focacce che avranno sapori ed aromi differenti a seconda che si tratti di banchieri o avvocati, dello spappolamento ad oltranza della materia corporea, in pezzi minimi e parti che si confondono nel groviglio ingoiato dalla macchina tritacarne. Per cui quando il bambino impaurito si intrufola nell'inferno e scorge alcune dita con tanto di anelli tra i cadaveri irriconoscibili, siamo proprio in presenza di una figura retorica, come la sineddoche, una parte per il tutto, che è il segno tangibile di un orrore sconfinato. Basta procedere su questa difficile via per avanzare l'ipotesi che Sweeney Todd sia l'opera più pessimista di Burton. Perché l'orrore è superiore alla malinconia (tratto sublime del cinema burtoniano) e anche l'amore infine cela un tragico inganno, non si salva nessuno, sebbene la coppia del futuro, due giovani sfortunati e idealisti, siano una piccola briciola di speranza in mezzo a un mondo popolato soltanto da bruti spietati.
Ancora una volta Burton, oltre alla dimensione di lutto e perdita dell'affetto, individua una parte di responsabilità nella cattiveria pura dell'uomo. Il giudice è emblematico. Perché dispone a piacimento di persone. E in epoca vittoriana, giustiziare un bambino era prassi normale. Come ai tempi di Mars Attacks!. La diversità è relativa, ed il potere coincide solo con la forza di eliminare chiunque si voglia eliminare. Senza morale.

© 2008 reVision, Andrea Caramanna