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L'Uomo Che Sussurrava Ai CavalliThe Horse Whisperer - 2h 40' Nella nostra epoca, nella cultura odierna, si sono persi un po' il concetto e la figura
dell'eroe. Forse pensiamo che sia eroe uno che risolve ogni situazione, per critica che sia, con il suo machismo esasperato,
mentre stiamo scordando una componente fondamentale: il sacrificio. L'eroe vive e soffre come chiunque altro, ed ha un dono
che usa per il bene della gente, anche se ciò lo porta a fare delle scelte pesanti. Fortunatamente questo film è qui per
raccontarci una storia diversa.
La storia prende il via con un incidente, in cui sono coinvolte la ragazzina Grace ed una sua amica, che stavano passeggiando a cavallo. A causa di ciò l'amica muore, e Grace ed il suo cavallo, Pilgrim, rimangono gravemente feriti. Si crea allora un parallelismo tra i due, entrambi lacerati nel corpo, ma soprattutto nello spirito: così come il cavallo diventa intrattabile, Grace si rinchiude in sé stessa facendosi più scontrosa e allontanandosi dalla madre Annie e dal padre Robert. Annie, comprendendo il legame che unisce Pilgrim a sua figlia (e anche un po' a lei, dopotutto), rifiuta di lasciarlo abbattere, e si impegna con tutte le sue forze per superare la difficile situazione. Ma mentre con Grace può parlare, per curare il cavallo ha bisogno di un intermediario, ed ecco dalle sue ricerche spuntare il nome di Tom Booker, uno dei leggendari sussurratori. Decide allora di portare figlia e cavallo dal guaritore, nella speranza di riconquistarli entrambi, e si scontra con la personalità di Booker. Lui è in pieno possesso di sé, non è ossessionato dal futuro e non ha rimpianti verso il passato, un uomo di poche parole che fa ogni cosa con calma e sicurezza. Annie è pragmatica, frenetica, energica e coraggiosa, ma scoprirà che tutte le sue qualità non servono a niente qui, dove la vita segue ritmi diversi. A malincuore si lascia trasportare dagli eventi, e si scopre vulnerabile perché sente che le manca qualcosa. E mentre il cavallo inizia ad acquistare fiducia nei confronti di Tom, e Grace si schiude, anche nel cuore di Annie qualcosa prende vita e forma: l'amore per il rancher. Annie si troverà allora a fare la più difficile delle scelte. Il Robert Redford regista dimostra di amare veramente questo film. Ci fa sentire oppressi nella "stretta" e frenetica New York,
e liberi ed in pace col mondo grazie agli immensi e bellissimi paesaggi del Montana. Ci avvicina totalmente ai protagonisti
con intensi primi piani, e nelle sue mani anche i cavalli riescono ad avere un loro spessore. In più, ha una felice ed interessante
intuizione tecnica: nella prima parte della pellicola, quella ambientata nella Grande Mela, lo schermo è più "stretto" della
parte ambientata nel ranch. Non è un cambio di formato, è un restringimento del campo visivo della cinepresa, e riesce a dare
la diversità di respiro che necessitava tra le due parti.Il ruolo di Tom Booker sembra fatto apposta per il Robert Redford attore, perché di lui ha capito molte cose, non ultimo il fatto che Tom non è solo un eroe, ma soprattutto un essere umano triste e smarrito che solo con l'amore può riuscire a riemergere dall’abisso. Anche Kristin Scott Thomas, dopo l'ottima performance de Il Paziente Inglese, ci regala una grande prestazione. Grazie alla sua incredibile e spontanea gamma di espressioni riusciamo a stare dietro ai pensieri ed alle emozioni di Annie, e ad assistere alla lenta ma costante presa di coscienza del nuovo mondo in cui è inserita e dei suoi sentimenti. Molto bella è, in questo senso, la scena del ballo tra Tom ed Annie, in cui i due liberano intensamente ciò che provano, con il marito a pochi passi (un Sam Neill in gran forma ma relegato dalla storia). Insieme, i protagonisti riescono a tenere lontana la pellicola dalla facile classificazione di dramma sentimentale, trasformandolo in qualcosa di più, in una storia che racconta il percorso di alcune persone che non riescono più a capirsi e a ritrovare sé stessi. Probabilmente questo film sarà più amato dalle donne che dagli uomini, e scoraggerà quelli che non hanno voglia di stare 2 ore e 40 minuti seduti a vedere uno schermo, ma ciò non toglie che sia un bel film nel suo genere, e che racconta una storia d'amore in maniera un po’diversa ed interessante. © 1998 reVision, Fabio Mazzucco |
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