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Super Size Me

1h 36'

Regia: Morgan Spurlock



Nel 2002 due ragazze citano in giudizio McDonald's ritenendo l'azienda responsabile della loro obesità e delle conseguenti condizioni di salute, perdendo poi la causa poiché gli avvocati della catena di fast food riescono a convincere la giuria della inconsistenza dell'accusa. Appresa la notizia dalla televisione, Spurlock si mette in contatto con "Scott (Ambrozy, direttore della fotografia) e gli raccontai la mia idea". Inizia in tal modo l'avventura di Morgan Spurlock, una dieta alla Mc durata 30 giorni per 250 ore di girato costellata da nausee, vomiti, controlli medici praticati da un cardiologo, un gastroenterologo e epatologo, un nutrizionista, un fisiologo, un medico di medicina interna. Lo stato di salute del regista/autore/cavia si fa via via sempre più preoccupante ma l'ordine medico di smetterla di cibarsi di schifezze non può essere accolto, la missione va portata a termine.
Macchina incollata su Spurlock, sulle sue reazioni al cibo (e il Super Size, concentrato di orgie da grande abbuffata suicida priva di sapore naturale, è il pericolo numero uno che questo documento video è riuscito a togliere dal menu Mc dopo la sua vittoria al Sundance Festival 2004) e alle bibite, al volto preoccupato di quanti lo circondano e al suo gradualmente sempre più sofferente ma deciso a consumare i tre pasti giornalieri da McDonald's.

Super Size Me va analizzato secondo parametri altri rispetto al "dilagare" di documentari la cui permanenza di medio e lungo termine nelle sale è tutta di origine rigorosamente made in America. Visto che i confronti con Moore sono una costante ogni qual volta nelle sale giunga un documentario o chi per esso, accetto per l'ultima volta di parlarne se non altro per mettere i classici puntini sulle i. Moore progenitore, Moore apripista, comunque si voglia chiamarlo Moore l'onnipresente Moore è tutt'altra faccenda. Innanzi tutto è un regista di grande talento artistico oltre che investigativo, un panzer dal cuore creativo, aspetto che emerge con maggior forza tanto più l'urgenza Bush non divenga un imperativo categorico. Quindi il confronto.
La presenza costante di Spurlock è per causa specifica e irripetibile, non parte integrante di uno stile che necessita la presenza del regista quale personaggio filmico alla stessa stregua di qualsiasi film di finzione; la denuncia mira all'informazione, alla conoscenza di un determinato fatto, ma in tal caso l'apprendimento si muove su un binario opposto all'emozione - semmai al disgusto, niente apprensione per un stato di salute che tanto rientrerà subito nei soliti parametri appena concluso il mese di passione -, alla compartecipazione suscitate da un documentario realizzato su una struttura simile ai film di finzione pur non ricostruendo fatti verosimili ma registrando quello che si suole definire "realtà". Questi almeno due degli aspetti fondamentali che mettono in contrasto Super Size Me con l'opera di Moore.

Cos'è dunque Super Size Me? Documento più che documentario, visione costante del corpo in trasformazione come mezzo di denuncia, sofferenza fisica mostrata quale monito per lo spettatore e insieme performance sull'incapacità umana di contrastare il potere di coercizione altrui, qui mascherato da innocui e festaioli luoghi di depravazione alimentare. Cosa definisce un documentario è cosa improba, difficile da definire secondo parametri condivisi a meno di non considerare quanto il lavoro d'indagine debba essere strettamente connesso ad una visione artistica precisa se il film abita le sale cinematografiche evitando di rimanere un prodotto televisivo seppure di qualità. Super Size Me può essere definito un reportage il cui autore sceglie di vivere determinate condizioni non potendo fare altrimenti, non potendo delegare l'esperienza a qualcun'altro senza lasciare incompiuto un passaggio fondamentale, la credibilità che può offrire il coinvolgimento in prima persona, i tempi immediati di accadimenti personali.
La questione dell'alimentazione negli States è particolarmente a rischio, coloro che non praticano i fast food con costanza non trovano in genere un alternativa migliore nel cibo congelato, nello snack o in qualsiasi altra forma di alimentazione veloce e disimpegnata esistente a causa di un tempo libero ridotto all'osso, eppure anche noi italiani, europei, abbiamo le nostre magagne che si rivelano allarmanti soprattutto tra i ragazzini (che McDonald's attira con ogni trucco promozionale possibile spesso in collaborazione con altri marchi, vedi i gadget dei cartoon che popolano i cinema). Oltreoceano la faccenda si fa più spinosa se consideriamo quanti obesi appartengano a quella classe sociale povera che per pochi spiccioli può permettersi di sfamarsi solo entrando nel tempio, e suoi derivati, del cibo senza giusta causa. La condizione di una società si misura anche su questo. Forse se Spurlock oltre a misurare il collasso organico del suo corpo avesse indagato su questo aspetto ora non ci si limiterebbe a parlare di quanto egli abbia dimostrato su se stesso quanto faccia male mangiare da Mc, quanto gli individui siano manipolabili persino nelle abitudini alimentari, cose non da poco ovviamente, parleremmo invece di un'indagine a tutto campo dove almeno l'aspetto sociale - per non parlare poi di quello politico naturalmente conseguente del primo - avrebbe avuto lo spazio che meritava, anzi che avrebbe dovuto avere.

© 2005 reVision, Emanuela Liverani