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Superman Returns2h 34'
Regia: Bryan Singer Superman è tornato. Di nuovo. Questa volta, però, dopo quasi 20 anni di assenza dal grande schermo, l’accoglienza mondiale è stata
poco più che tiepida mentre, solo negli USA, la nuova avventura dell’uomo d’acciaio nato sulle strisce della DC Comics è stata salutata con l’esaltazione tipica di un
Paese che ha bisogno di celebrare i suoi eroi, reali e di celluloide.Scritto da Michael Dougherty e da Dan Harris, Superman Returns, affidato dalla Warner al colto e visionario Bryan Singer dopo una gestazione complicata nelle mani del primo regista scelto per il progetto (quel Brett Ratner che ha poi raccolto l’eredità proprio di Singer dirigendo X-Men Conflitto Finale), si propone come ideale prosecuzione dei primi due capitoli della saga (diretti da Richard Donner e Richard Lester) e tiene a battesimo un nuovo protagonista nella parte di Clark Kent/Superman, scelto dopo mesi di ricerca, a pochi giorni dalla morte di Reeve. Si narra, infatti, che Brandon Routh, ex-fotomodello, attore di telefilm e videoclip (come Una Mamma per Amica e Will & Grace, un video di Christina Aguilera e un ruolo nella soap One Life to Live) sia stato una vera folgorazione per Singer: la sbalorditiva somiglianza con l’eroe dei fumetti e col suo interprete più famoso gli è valsa una scrittura immediata, dopo la defezione di nomi celebri tra cui Brendan Fraser, Jimmy Caviezel e Jude Law, dovuta alla preoccupazione di rimanere ostaggio di un ruolo così ingombrante nell’immaginario degli spettatori. Intorno a lui, un cast d'eccezione, con Kate Bosworth (Blue Crush, Le Regole dell’Attrazione e Wonderland), Kevin Spacey (premio Oscar come miglior attore non protagonista ne I soliti Sospetti di Singer), cattivissimo nel ruolo di Lex Luthor che fu del grande Gene Hackman, Frank Langella (Perry White) e Sam Huntington (Jimmy Olsen), fino all'80enne premio Oscar Eva Marie Saint (Martha Kent). La pellicola prende le mosse da un viaggio disperato dell’eroe alla ricerca di altri sopravvissuti tra le macerie di Krypton. Tornato
sulla Terra dopo sette anni, ritrova il nemico di sempre che, impadronitosi dei segreti della fortezza della solitudine, trama per creare un nuovo continente, vendere al
miglior offerente la tecnologia aliena e rendere una volta per tutte inoffensivo il suo incubo peggiore. Inoltre Superman apprende che la donna che ama, Lois Lane, è andata
avanti con la sua vita, ha vinto il premio Pulitzer con un editoriale al vetriolo contro il suo mito, ha un figlio, un nuovo compagno e non vuole saperne di lui. La sfida
più grande mai sostenuta da Superman diventa, dunque, quella di colmare la distanza tra lui e la sua donna, cercando, al contempo, di riconquistarsi un posto in una società
che ha imparato, suo malgrado, a sopravvivere senza il suo aiuto.Nel tentativo di proteggere quel mondo, che da decenni è la sua casa, dalla minaccia di una distruzione incombente, Superman accetta di percorrere un viaggio di redenzione che lo porta dalle profondità dell'oceano allo spazio profondo, come un Messia (questa la precisa chiave di lettura impressa dal regista e da molti criticata) che si debba immolare per il bene di coloro che, dalla sua scomparsa, sono precipitati nel caos. Al di là della trama, comunque ricca e complicata, ed allo spessore dei personaggi, tutti molto sfaccettati e profondi, una delle novità più accattivanti del film sono gli effetti visivi della Rhythm & Hues. Le tecnologie avveniristiche impiegate, infatti, hanno reso possibile che Marlon Brando, scomparso l’anno scorso, recitasse in alcune scene della pellicola. Prodigioso il meccanismo per cui dalle sequenze inedite di Brando che interpreta Jor-El nell’episodio del 1978 si sia ottenuta una base per creare una versione digitale dell’attore che ha, poi, recitato nel film come un interprete in carne ed ossa. Bryan Singer era partito dall’idea di dare un nuovo volto a Jor-El ma nessuno, nemmeno Sir Anthony Hopkins, sembrava incarnare quella potenza espressiva che il regista forsennatamente ricercava e per questo Singer ha deciso di ricorrere ai maghi degli effetti speciali per un recupero tecnologico dello stesso Brando. Ma in questo caso, diversamente che nel passato, l’operazione non si è limitata ad una mera "ricostruzione" in computergrafica ed il risultato, del tutto straordinario, ipoteca un Oscar per i migliori effetti visivi. Divertimento, dunque, soprattutto gioia per gli occhi, ma anche, a livello più profondo, un soffuso senso di tristezza per le cose perdute, una punta di disagio e inadeguatezza che rendono la vita dell’eroe tanto vicina alla quotidianità dello spettatore da annichilire il transfert e svilire la parte fantastica del racconto. Il film vale certo molto di più di quanto non si sia generalmente detto, anche se il passaggio quasi indifferente per le platee di mezzo mondo ha, certamente, un peso che va considerato e, forse, proprio il suo essere in qualche modo crepuscolare e a tutti i costi metaforico se non addirittura iniziatico è la sua stessa debolezza, la contraddizione di un blockbuster annunciato che vira pericolosamente per l’intimismo ma che non rinuncia ad un sequel, la cui release è prevista per il 2009. © 2006 reVision, Elisa Schianchi |
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